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I disegni? Non sono prove certe di un abuso su minore PDF Stampa E-mail
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Ladri d'infanzia di Michela Bevere - foto internet 21/05/2007. Bambini abusati. Bambini portati a festini e lì sottoposti a strani 'giochi' con gli adulti. Bambini, nei casi più drammatici, violentati e poi uccisi. Di questi fatti sono piene le pagine dei giornali. Ma quali sono i metodi usati per capire se un minore sta dicendo la verità o se si tratta di semplici suggestioni? Si parla sempre più spesso, su Raiuno da Bruno Vespa soprattutto, dei disegni.

 Che validità hanno i disegni di un minore nella costruzione dell'impianto probatorio nei confronti di un presunto 'lupo cattivo'? Nel nostro ordinamento giuridico per garantire la genuinità delle dichiarazioni rese dal minore e al fine di tutelare nel miglior modo possibile la vittima, è prevista l'audizione protetta in corso di incidente probatorio. Si ottiene così, in via anticipata rispetto al dibattimento, una testimonianza che abbia valore di prova piena, cercando anche di ridurre le ulteriori, stressanti sollecitazioni date dal ripetersi della testimonianza in diverse fasi del dibattimento (art. 398 c.p.p.). E in merito alle modalità di esame e controesame del testimone minorenne l'art. 498 c.p.p. stabilisce che "l'esame testimoniale del minore viene condotto dal presidente su domanda e contestazioni proposte dalle parti. Nell'esame il presidente può avvalersi dell'ausilio di un familiare del minore o di un esperto in psicologia infantile". Ne parliamo con Stefano Ferracuti, professore associato di Psicologia Clinica de La Sapienza Università di Roma.

R@ Professor Ferracuti partiamo proprio dai disegni. Ci sono stati casi in cui i disegni sono stati determinanti per scoprire gli abusi su un minore?
SF Purtroppo sì. Ma la verità è che i disegni non possono essere considerati una prova certa dell'abuso. Possono esprimere un disagio nel bambino, però in sé non dimostrano che è successo qualcosa. Mi ricordo di un disegno in cui una bambina raffigurava lei a gambe aperte con un uomo, il padre, con una mano lì. Fu considerata prova dell'abuso, ma la difesa disse che si trattava di un momento in cui il padre le stava spalmando una crema per un arrossamento. In questo caso, come in altri, il dubbio negli anni mi è rimasto.

R@ Quale mezzo di prova può essere considerato valido?
SF Solo la testimonianza. Ma anche qui bisogna stare molto attenti, perché i bambini sono facilmente suggestionabili, soprattutto dai due anni e mezzo ai sette anni. Per evitare pericolose manipolazioni, bisogna dare la possibilità al minore di raccontare quello che è successo il più liberamente possibile, senza fare troppe domande, altrimenti si rischia di influenzarlo. Dobbiamo sempre ricordare che l'adulto su un bambino esercita sempre una certa autorità.

R@ Come si fa a capire se un bambino sta raccontando di un abuso realmente accaduto?
SF A questo proposito entra in gioco un altro fattore: un minore che ha subito un abuso non capisce esattamente quello che gli è successo, perchè i bambini non conoscono il sesso. Quindi, il fatto che inserisca nel racconto molti dettagli, può essere interpretato in modo diverso: potrebbe anche aver visto del materiale pornografico. Una bambina diceva di essere andata dal padre (i genitori erano separati) e di aver avuto dei rapporti sessuali con lui e con altri suoi amici. Raccontò il fatto con una precisione sorprendente, per essere una bambina di soli sei anni. Successivi controlli sulla madre, fecero scoprire che era lei che aveva architettato tutto, facendo vedere alla figlia film pornografici.

R@ Quali sono, quindi, i criteri per esplorare la memoria di un minore?
SF I criteri più razionali sono i Criteria Based Content Analysis (C.B.C.A.). Quanto alle caratteristiche generali del racconto, si valuta la coerenza delle dichiarazioni, l'eccessiva strutturazione del periodo, che può essere segno di una narrazione precostituita, e la quantità di particolari. Riguardo ai contenuti specifici del racconto, elementi essenziali di valutazione sono l'incastonamento contestuale (il criterio viene soddisfatto se il presunto abuso viene posto nel tempo e nello spazio relativamente alle esperienze di vita quotidiana del bambino); la descrizione di interazioni (il criterio è soddisfatto se sono presenti riferimenti ad azioni o reazioni posti in atto dall'adulto o dal bambino); riproduzioni di conversazioni; complicazioni inattese durante l'evento. Sono questi i più importanti.

R@ In tutti questi anni, quale è il caso che più l'ha colpita per la brutalità delle violenze subite dai minori?
SF Sicuramente un caso di omicidio con violenza sessuale a Trapani. Si trattava di un minore di quindici anni, abusato abitualmente da un ragazzo di diciannove, che lo portò in una salina e lo uccise. Non mi potrò mai dimenticare in che condizioni fu trovato il cadavere.

R@ Quale fu l'atteggiamento dei genitori?
SF Furono avvolti dal senso di colpa. Ma in questi casi, molto spesso, si tratta di minori abbandonati a loro stessi. Sono più frequenti, infatti, i casi di abusi sessuali avvenuti dentro le mura domestiche in situazioni sociali degradanti o di isolamento. In crescita sono, però, gli atteggiamenti pedofilici: l'interesse sessuale prevalente o esclusivo ad avere rapporti sessuali con bambini con meno di dodici anni.

R@ In tutto questo cosa possono fare le strutture che proteggono i minori?
SF Possono aiutare i bambini a uscire da questa situazione, creando un ambiente protettivo e curando eventuali disturbi psichici. Purtroppo un bambino che ha subito un abuso sessuale ne esce male a livello psichico, normalmente, con un turbamento emozionale. Non è paragonabile a un trauma, ma incide comunque negativamente sulla crescita del minore.

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