Al Tribunale ecclesiastico diminuiscono le cause di annullamento:
"Sono calate anche le sentenze, spiega mons. Tazzioli, ciò significa
che le cause sono diventate più complesse. La litigiosità le rallenta;
durano oltre un anno".
Modena, febbraio 2008 - CHI, meglio del Tribunale
Ecclesiastico, potrebbe dare giudizi sulla crisi del matrimonio nella
società odierna? Le 350 cause di annullamento del matrimonio trattate
nel 2007 in quello regionale di Modena disegnano una realtà che vede
numerose coppie, pur saldate dal vincolo religioso, finire per
sfaldarsi in maniera irrimediabile.
Tanto da presentarsi davanti al giudice canonico per una separazione
spirituale ancor prima che civile. Al Tribunale Ecclesiastico Regionale
di Modena fanno capo anche le diocesi di Carpi, Fidenza, Piacenza,
Parma e Reggio Emilia; quello d’Appello si trova a Bologna, mentre la
Sacra Rota propriamente detta deve pronunciarsi quando le sentenze di
primo e secondo grado sono difformi.
IERI, in Seminario in corso Calalchiaro,
all’apertura dell’anno giudiziario, c’era il presidente del Tribunale
Ecclesiastico monsignor Vittorino Tazzioli, oltre che l’arcivescovo di
Modena Benito Cocchi e al professore di diritto canonico Luigi
Sabbarese. "In assoluto le cause sono calate lievemente rispetto al
2006 — dice Tazzioli — ma quello era stato un anno record. Piuttosto,
sono diminuite anche le sentenze, passate da 229 a 196. Significa che
le cause sono diventate molto più complesse. E’ la litigiosità
esasperata a rallentarle, facendole durare oltre un anno, quando fino a
qualche anno fa venivano chiuse in sei od otto mesi. Le parti convenute
spesso finiscono con non presentarsi, e anche i testimoni faticano a
comparire".
MONSIGNOR Tazzioli ha messo comunque in guardia gli
avvocati ammessi all’albo del Tribunale Ecclesiastico dal presentare
con eccessiva frequenza motivazioni psichiatriche per matrimoni
destinati al naufragio.
"La grave incapacità psicologica di comprendere il vincolo matrimoniale
e quella di assumersene gli oneri — dice — definite dagli articoli
1095/2 e 1095/3 del Codice di Diritto Canonico, sono temi delicatissimi
che andrebbero sempre supportati da perizie mediche di specialisti. E i
problemi psichatrici devono comunque essere distinti da disagi
psicologici". Sono invece, rispettivamente, la terza e quarta
motivazione per cui si chiede di annullare il matrimonio religioso, con
70 e 65 cause risoltesi positivamente. In diciotto e diciannove casi,
invece, l’incapacità di comprendere il significato del matrimonio
cristiano e quella di asssumerne gli oneri non sono state ritenute
sufficienti dal giudice per l’annullamento. In testa alla graduatoria
delle motivazioni per la richiesta di annullamento c’è l’esclusione
della prole: negare la possibilità di avere figli ha portato infatti a
98 annullamenti in primo grado (24 le cause negative). Segue poi
l’esclusione dell’indissolubilità del matrimonio, con 74 annullamenti
sanciti dal giudice e 24 cause negative.
"SONO ANGOSCIATO nel vedere come il matrimonio viene
vissuto oggi — afferma monsignor Tazzioli —. Ho avuto modo di leggere,
in particolare, due libri, Il matrimonio canonico nell’era della
tecnica di Andrea Zanotti e La fine della famiglia di Roberto Volpi.
Sono rimasto impressionato dal ritratto che si fa del matrimonio. Ma
anche un film come Notte prima degli esami, che parla dei giovani e dei
loro problemi, mi ha fatto riflettere. Sembra che oggi ci si voglia
solo divertire. La Chiesa dovrebbe davvero ripensare, alla luce della
realtà storica in cui ci troviamo, anche la Pastorale prematrimoniale
per formare in maniera adeguata gli sposi. La mentalità attuale,
infatti, non ammette impegno, responsabilità, lavoro costante intorno
alla relazione. Ma occorre ripensare anche a come proporre il
matrimonio naturale. Non ci sono infatti idealità e valori comuni anche
ai non credenti".
SECONDO il giudice del Tribunale Ecclesiastico, ci
sono innanzitutto ragioni religiose alla base delle richieste di
annullamento. "In minima parte, mi auguro ci siano invece — dice —
questioni economiche. L’annullamento del vincolo religioso fa venire
meno gli obblighi economici nei confronti del coniuge. E sarebbe una
motivazione di grande amarezza". L’arcivescovo di Modena, monsignor
Benito Cocchi, ha sottolineato come il compito del Tribunale sia
"necessario per far comprendere la vera natura della Chiesa". Cocchi ha
anche invitato i media a "una grande attenzione nel non dare credito ai
pregiudizi, ancora diffusi, sul Tribunale ed il suo lavoro".
Dal sito del restodel carlino.it
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