Fvg, divorzi a tempo di record. Bastano tre anni per separarsi PDF Stampa E-mail
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Un’inchiesta del “Sole 24 Ore” sulla durata delle cause.
Una ricerca: rompere la coppia fa male anche all’ambiente.

ROMA. Sette anni e mezzo per divorziare. È quanto in media devono attendere le coppie italiane che, non riuscendo a trovare un accordo, davanti al giudice seguono la procedura giudiziale anzichè quella consensuale. Ma in Friuli Venezia Giulia i tempi sono più che dimezzati: secondo i dati, il distretto della Corte d’appello di Trieste è quello che riesce a garantire il divorzio nei tempi previsti dalla legge, vale a dire tre anni.

E secondo gli studiosi divorziare fa male, fa male persino all’ambiente. Ma andiamo con ordine.
È quanto rileva un'inchiesta del Sole 24 Ore in edicola oggi, di cui è stata data un'anticipazione, che, elaborando i dati Istat suddivisi per distretto, mostra come dalla procedura per la separazione, ai tre anni che devono passare prima della domanda di divorzio fino alla conclusione dell’iter di quest'ultimo, la durata del percorso di chi divorzia litigando sia veramente da record.
E c’è anche chi ci impiega molto più tempo dei più dei sette anni e mezzo della media nazionale: a Messina, infatti, la coppia in crisi si può sciogliere dopo quasi dieci anni. E ci vogliono più di nove anni anche a Bari, Perugia e Salerno. Va meglio invece Trento, Trieste o Bolzano, dove il tempo medio si riduce a sei anni.
Per diminuire a tempi meno biblici la durata dell’iter del divorzio, l’unica possibilità è optare per la più ragionevole strada della procedura consensuale. In questi casi, infatti, non solo l’attesa si dimezza (la media scende a tre anni e nove mesi), ma le oscillazioni tra i vari distretti sono anche meno significative (tra il minimo di tre anni e quattro mesi di Campobasso al massimo di quattro anni e sette mesi di Lecce).
Per quanto riguarda le grandi città, la più lenta è Genova con 8 anni e 8 mesi (in caso di iter giudiziale) e la più virtuosa Milano con sei anni e otto mesi (al di sotto della media nazionale). Roma è invece perfettamente in linea con le performance medie nazionali: tre anni e otto mesi per i divorzi consensuali contro i sette anni e cinque mesi per quelli giudiziali.
Si diceva che il divorzio è una brutta cosa anche sotto il profilo ecologico: aumenta i consumi energetici, fa crescere la domanda di case e di infrastrutture e contribuisce al surriscaldamento del pianeta.
Negli Usa per la prima volta hanno quantificato il danno che separazioni e divorzi provocano all’ambiente e le cifre parlano chiaro: il fatto che i coniugi vadano a vivere in abitazioni diverse quando il matrimonio si scioglie aumenta del 53% il consumo elettrico e del 43% quello idrico.
Nella ricerca si precisa che negli Usa si sarebbero risparmiate nel corso del 2005 73 miliardi di chilowatt/ora di elettricità se le famiglie fossero rimaste unite. Non basta: il naufragio dei matrimoni aumenta anche la domanda di infrastrutture (costruzione di case e di strade in primo luogo), anche qui a tutto detrimento dell’ambiente.

dall'espresso

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