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L’impegno della Regione: i cittadini possono presentare le domande ai Comuni. I soldi liquidati in 30-60 giorni.
TRIESTE. Sono inclusi nel reddito di cittadinanza. E rispondono alle sue regole, ai sui tempi, ai suoi importi: gli assegni di mantenimento ai genitori separati o divorziati il cui coniuge non li versa regolarmente, da adesso, vengono anticipati dalla Regione. Lo prevede il regolamento del reddito di cittadinanza che diventa finalmente realtà. La partenza ufficiale era il 2 novembre ma quella effettiva, visto il ponte festivo, scatta oggi. I cittadini possono presentare le domande ai servizi sociali dei Comuni di residenza secondo le metodologie previste. Metodologie che la Regione illustrerà per filo e per segno attivando un numero verde e ricorrendo ampiamente a Internet. L’erogazione avverrà entro 30-60 giorni in relazione al numero di domande ricevute.
GLI ALIMENTI Tra le novità del reddito di cittadinanza c’è dunque anche l’intervento a sostegno del genitore separato o divorziato che sia affidatario o collocatario del figlio minore, nei casi di mancata corresponsione, da parte dell'altro genitore, dell'assegno di mantenimento stabilito dall'autorità giudiziaria. L'assegno, o una sua quota, verrà anticipato dalla Regione per la somma necessaria a garantire la soglia minima del reddito minimo equivalente, pari a 5 mila euro annui. La somma stabilita dal Tribunale per il mantenimento dei figli minori non verrà comunque computata ai fini del calcolo della capacità economica equivalente del nucleo familiare.
LA POLEMICA Secondo Forza Italia, però, questo modo di procedere ha svuotato di significato la legge che, nelle sue previsioni iniziali, «era nata grazie ad un’adesione bipartisan delle forze politiche e puntava alla tutela dei figli di genitori separati in quanto - afferma Massimo Blasoni - voleva evitare che i figli stessi subissero i disagi derivanti dagli inadempimenti di uno dei due coniugi». Proprio perché si caratterizzava per un intervento rivolto alla generalità dei minori, ricorda Blasoni, l’articolo era stato inserito all’interno della Legge Famiglia. La giunta ha però deciso di attuare la misura all’interno del regolamento che istituisce il reddito di cittadinanza, «un regolamento che non nomina mai la legge sulla famiglia e che quindi non era adatto a dare attuazione a quell’articolo». Così facendo, conclude Forza Italia, «le madri o i padri che volessero beneficiare di questo strumento di sostegno dovranno dimostrare di avere un reddito inferiore ai 5mila euro annui, rendendo la misura del tutto inefficace e stravolgendone il senso. Per questo chiederemo alla giunta di emanare un regolamento ad hoc con una soglia di reddito più alta e un iter facilitato».
LE REGOLE A poche ore dalla partenza effettiva del reddito di cittadinanza, intanto, la Regione ricorda che sarà destinato ai nuclei familiari al di sotto dei 5mila euro annui di reddito per un periodo di 12 mesi rinnovabili solo per una volta. Il reddito di cittadinanza coprirà la differenza tra il reddito percepito e la soglia minima dei 5mila euro. Il regolamento prevede uno stanziamento globale di 22 milioni di euro (per il momento), una durata «sperimentale» di cinque anni e la corresponsione di un assegno medio mensile che si prevede sia di 300 euro (ma che ovviamente varierà da famiglia in famiglia in relazione alla situazione economica). Per spiegare nel dettaglio come fare domanda, dove rivolgersi e in quali casi è possibile usufruire del provvedimento, la Regione attiverà quanto prima un numero verde e un sito internet apposito, dove i cittadini potranno ottenere tutte le indicazioni necessarie.
di Elena Orsi
(05 novembre 200)
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