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Ceprano: un caso di malagiustizia | Ceprano: un caso di malagiustizia |
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Ceprano Sabato, 18 Ottobre 2008 - ceprano-bloglandia - Chi mi segue avrà capito che l’aspetto umano di alcune vicende, di cui sono a conoscenza, è quello che più mi coinvolge. Al momento ho più di una storia che mi sta a “cuore”, e vorrei che in qualche modo si risolvessero velocemente onde evitare che diventino tragedie di ben altra entità. Ma bando alle ciance.
Qualche giorno fa mi è stata fatta esplicita richiesta, dalla diretta interessata, di lanciare un appello riguardo ai disservizi della giustizia italiana. Un “caso umano “, come immagino ce ne siano tanti e anche di peggiori, in questa assurdo paese. Non sto qui a sindacare sulle colpe e/o innocenze delle parti, che sono tuttora in attesa della pronuncia del Tribunale dei Minori di Roma, anche perché non ho sentito tutte e due le campane e non conosco le leggi. Mi viene riferito dalla signora che è stato anche richiesto un provvedimento provvisorio che è stato rifiutato. Ho visto però la documentazione. Le date parlano chiaro. Sto qui piuttosto a domandarmi come funzionano certe istituzioni.
In sintesi: una coppia di fatto si separa, la madre porta con sé le due figlie piccolissime, che poi nega al padre e ai nonni. Così va avanti da tre anni, circa. So che l’assistente sociale di Ceprano, signora xxxxxxx sta seguendo il caso, avendo assistito personalmente ad un incontro casuale, per strada, tra lei e la persona suddetta. Ricordo di averla sentita dire che è inconcepibile il ritardo della Legge. Avrei voluto parlarle prima di scriverne, per conoscere altri dettagli, ma ahimè, non ho avuto tempo. E vista l’urgenza colgo l’occasione per invitare la signora Mancini a contribuire in questo spazio, in caso leggesse questo blog. In fondo questo mezzo accorcia tempi e strade, perché non utilizzarlo? Dunque, i bambini intanto crescono, e la piccola che all’epoca aveva all’incirca sei mesi, non sa che faccia abbiano padre, zii, nonni. E’ stata avviata una richiesta di adozione congiunta che, dopo essere rimbalzata dal Tribunale dei Minori di Roma, a quello di Frosinone, per poi tornare a Roma, attende la decisione della Cassazione, causa un difetto di competenze. Non è che c’è un ritardo nel giudicare, qua non hanno ancora deciso CHI deve farlo. Dopo quasi tre anni. Un padre che non può vedere le figlie. Una madre che gli proibisce di vederle. Bambine che, subendo a loro volta una privazione, crescono senza conoscere o dimenticando chi ha dato loro la vita? Nonni e zii che non hanno più un legame affettivo con le nipoti. Anche se il papà fosse un ergastolano, ha comunque diritto di vedere crescere i suoi frutti. Come, dove e quando, lo stabilirà la giustizia. Ma la giustizia deve farlo! I quesiti che sollevo, nella mia ignoranza, dopo aver ascoltato la vicenda umana della signora C.P, originaria di Ceprano ma residente in un paese limitrofe, disperata nonna delle bambine che chiede aiuto a chiunque possa darle una mano, sono dunque questi: Giustizia, quanto deve ancora aspettare questa famiglia? Non esiste un termine entro il quale si deve agire? Ci rendiamo conto degli ulteriori problemi psicologici che queste bambine avranno in futuro, trovandosi un giorno di fronte a degli sconosciuti? E’ mai possibile che questioni urgenti come quelle dei minori, vengano inghiottite dal buco nero di un “sistema “che perde tre anni giocando a ping pong? E soprattutto, chi risponderà dei futuri danni psicologici di questi esseri umani che devono sopportare i “difetti” di una Giustizia che non procede perché “incompetente” ? Ripeto, non conosco l’iter giudiziario, se non dalle lamentele riportate: mi sto solo immedesimando in una nonna che attende una sentenza per poter riabbracciare le nipoti.
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