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Ex mogli senza soldi, caccia ai “furbi” | Ex mogli senza soldi, caccia ai “furbi” |
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Genova - Agosto 2008 - IlSecoloXIX - È il reato con cui si puniscono i mariti che vogliono fare i furbi, quelli che intestano case, macchine, persino la Vespa ad amici o prestanome per risultare nullatenenti e non sborsare l’assegno di mantenimento alla moglie, da cui si sono separati, o ai figli. «Violazione degli obblighi di assistenza familiare», è l’addebito che ogni anno accompagna oltre duecento nuovi fascicoli depositati alla Procura di Genova, dove da tempo si è deciso di smaltirli «con priorità», per esempio rispetto ai furti. Non solo. Il procuratore aggiunto Vincenzo Calìa coordina un pool d’inquirenti - un gruppo misto di carabinieri e poliziotti - che hanno il compito di stanare gli ex coniugi impegnati a “dribblare” l’assegno: «È vero - si limita ad ammettere Calìa - le indagini in materia sono molte e occorre un gruppo di investigatori specializzati, che le trattino con particolare attenzione seguendo una corsia privilegiata». Anche perché le segnalazioni lievitano di anno in anno e il profilo penale della contesa rappresenta, di fatto, un viatico essenziale all’assestamento in sede civile. E in una regione che ha il record di separazioni (7,5%) e divorzi (5,1%), il fatto che i pm vadano a caccia di mariti-truffatori è (parecchio) eloquente.
Senza dimenticare che il boom di denunce è sintomatico di un altro aspetto. E cioè il possibile ricatto di cui sono vittime gli uomini che, in oggettiva difficoltà economica, non riescono a contribuire nelle cifre stabilite dal giudice. Enzo Ognibene, presidente dell’Associazione padri separati, sezione ligure, lo spiega con chiarezza nell’intervista pubblicata sotto. E nel campionario di storie che proponiamo compaiono pure casi, estremi, di ex compagni costretti a reinventarsi in mille mestieri pur di galleggiare. Da sempre, inoltre, i giudici della sezione diritto di famiglia al tribunale civile del capoluogo ligure sono durissimi nei confronti degli uomini che “glissano”: «Piuttosto - è la frase che rimbalza fra gli avvocati del settore - ti tocca rubare, ma non transigono». E però la realtà raccontata dalle carte che giorno dopo giorno si ammucchiano a palazzo di giustizia è quella di donne costrette a fare i salti mortali per drenare l’assenza degli ex. «Due dati sono fondamentali - spiega Giovanna Comandé, uno dei legali con più esperienza in città sulle questioni di famiglia -; da una parte, otto volte su dieci è lei ad avviare la separazione. Inoltre, la quasi totalità delle denunce per inosservanza proviene da donne». Ancora: almeno il 60% dei mariti indagati subisce una condanna (grazie al lavoro del nucleo interforze), segno che il mancato pagamento degli “alimenti” resta un flagello per molte. Prosegue Comandé: «Occorre distinguere fra l’assegno in fase di separazione e quello post-divorzio, tassello infinitamente più prezioso». Perché in pochi, forse, sanno che ottenere un contributo fisso, ancorché ridotto, dopo l’addio comporta un diritto del 40% sulla liquidazione di lui (calcolata sul periodo di lavoro in cui la coppia era regolarmente sposata); l’ex moglie resta inoltre erede, non nella quota «legittima» in qualità di coniuge, ma con un parametro più basso. E ha diritto, nel caso di morte dell’uomo, a una percentuale della pensione di reversibilità da ricalcolare sul periodo di convivenza “pacifica”. I dati degli ultimi due anni su scala nazionale indicano che la nuova procedura riguarda ormai il 50% dei figli di coppie divorziate dopo il 2006. «Tuttavia - insiste Giovanna Comandé - quando ci sono di mezzo i soldi siamo al punto di partenza. E alla fine si decide chi e quanto ci deve mettere in base alle crude retribuzioni personali». Semmai, è uno dei dati più interessanti, anche se aumentano le (ex) coppie che scelgono la strada bipartisan, crescono comunque i contenziosi. «Si fa finta - chiude Comandè - che separazione o divorzio siano indolori; ma se poi continuano a denunciarsi, vuol dire che restano acerrimi nemici».
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