 | Nozze in chiesa, boom di annullamenti. di Alessia Gallione Sono 200 in più in dieci anni le cause al tribunale ecclesiastico Tra i motivi più frequenti non volere figli e non credere all´indissolubilità Sempre meno coppie si sposano in Chiesa. Ma tra chi decide di dire "sì" di fronte a un altare cresce il numero di quanti vogliono cancellare per sempre quell´unione. Vederla annullata. |
Di fronte alla Sacra Rota. «Una tendenza crescente», ammette lo stesso tribunale ecclesiastico regionale lombardo. Che mai come adesso si trova a dover decidere il futuro di un vincolo considerato "indissolubile": le cause presentate lo scorso anno sono state quasi 600. Più delle 576 - il «massimo storico» - del 2005. Ma soprattutto 200 in più rispetto a dieci anni fa. Per la Chiesa non esiste la possibilità di dirsi addio divorziando. A meno che il matrimonio non venga annullato dal tribunale ecclesiastico, appunto. Che può ripercorrere a ritroso la storia di una coppia, verificando che fin dall´inizio esistevano motivi perché un uomo e una donna non potessero diventare marito e moglie. La maggior parte degli annullamenti viene accolta perché uno dei coniugi esclude la possibilità di avere figli (74 in prima istanza; 132 in seconda). Un motivo ritenuto valido è anche l´esclusione dell´indissolubilità (172 in totale). E poi incapacità psichica, esclusione della fedeltà, costrizione e timore e, in un caso, impotenza. E tre domande su quattro, alla fine, vengono accettate. Un aumento, quello delle cause, che si verifica «nonostante un minore accesso delle persone al matrimonio canonico», annotano dal tribunale. Che si interroga sulle ragioni di questa crescita. «Il maggior numero di unioni che si concludono con una separazione o un divorzio; la maggiore informazione sulla possibilità di usufruire di questo strumento; le facilitazioni economiche sui costi della causa e del patrocinio che sono state introdotte a favore dei fedeli; la possibilità di proporre la domanda anche dopo lungo tempo dalla celebrazione del matrimonio». Anche per l´avvocato divorzista Anna Bernardini de Pace, questo è un «un fenomeno sociale. Aumentano le separazioni e le cause di divorzio e crescono anche quelle di annullamento. Anche per chi è cattolico praticante il matrimonio è diventato una variabile del sentimento. Oggi si deve essere felici. La coppia cerca la cosa più difficile da trovare per la mancanza di valori, punti di riferimento, incapacità di sacrificio e comprensione dell´altro: l´amore». E quando proprio non c´è, invece del divorzio si può provare a cancellarla, quell´unione. Perché anche lo Stato ne prenda atto, però, bisogna rivolgersi anche alla Corte d´appello. Solo a quel punto il matrimonio sarà davvero finito. Anzi, non sarà mai iniziato. (09 luglio 2007)
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