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Porta a Milano i figli: la Germania vuole l'arresto della madre | Porta a Milano i figli: la Germania vuole l'arresto della madre |
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BERLINO 22 Dicembre 2008 - di Danilo Taino - corriere.it - Oggi, la vita di Marinella Colombo potrebbe crollare. Rischia cinque anni di prigione: perché si è trasferita a Milano. Soprattutto, rischia che i suoi due figli, di sei e dieci anni, al momento «latitanti», vengano presi, «portati in un istituto in Germania e poi affidati a una famiglia tedesca — dice —. Con la prospettiva di non vederli più».
Una madre
contro lo Jugendamt, l'Ufficio per i minori tedesco che ha poteri di
influenza sulle vite dei bambini e delle famiglie che non hanno uguali
in nessun altro Paese d'Europa. È la battaglia di una donna per
salvarsi, con i suoi figli, da un potere molto spesso positivo, altre
volte intrusivo fino alla disperazione. Lo Jugendamt ha il compito di
verificare il benessere dei minorenni e in genere svolge un'opera
importante nei casi di violenza, abusi, malnutrizione. Altre volte,
però, la sua attività è più che controversa: la tendenza a impedire che
bambini nati in Germania da un genitore tedesco e uno straniero lascino
il Paese è stata denunciata in centinaia di petizioni al Parlamento
europeo, al Consiglio d'Europa e alle Nazioni Unite. Questo è il primo
caso che coinvolge una cittadina italiana, ma le vicende simili sono
molte: nelle scorse settimane, per dire, una madre polacca, Beata
Pokrzeptovicz, ha scosso la Germania e soprattutto la Polonia quando ha
«rapito », a Düsseldorf, il figlio di nove anni, disperata perché lo
Jugendamt le impediva di vederlo. Marinella Colombo e Jörg Tobias
Ritter si separano alla fine del 2006. I figli, Leonardo e Nicolò, sono
in affido congiunto con residenza principale presso la madre, a
Taufkirchen, nei pressi di Monaco di Baviera. A inizio 2008, alla
signora Colombo viene offerto «un ottimo» lavoro a Milano. Iniziano
così le procedure legali per avere il permesso di trasferirsi con i
bambini in Italia. Nella dichiarazione che scrive al tribunale tedesco,
si impegna a portare i figli una volta al mese a Monaco dal padre e a
permettergli di visitarli a Milano. Nel frattempo, il tribunale aveva
nominato due curatori dei figli, funzionari legati allo Jugendamt, di
fatto terzi genitori con il compito di garantire il bene dei bambini.
«Da quel momento, si ingeriscono nella loro vita — racconta la madre —.
Li interrogano a lungo chiusi in una stanza, da soli, uno per volta.
Quando sono con il padre impediscono loro di telefonarmi. Disperati,
ovviamente, pianti convulsi: dopo due anni così, hanno terrore di tutto
ciò che è tedesco, loro che sono perfettamente bilingui».
Lo
scorso giugno, la richiesta di trasferimento viene respinta. Il 24
agosto, la polizia di Monaco emette un mandato di arresto europeo
per la signora Colombo per sottrazione di minori. I quali, in realtà,
in quel momento sono in vacanza con il padre. Lei, ignara, si presenta
all'udienza di ricorso per il trasferimento, il 2 settembre. Ma non
viene arrestata. Il tribunale si limita a respingere il ricorso. «A un
certo punto ho capito, definitivamente, che stavano costruendo un caso
— dice —. Che avrebbero cercato di non fare uscire i bambini dalla
Germania, in nessun modo, e poi di togliermi l'affido». Il 14
settembre, dunque, prende Leonardo e Nicolò e guida da Monaco a Milano.
Il 24 settembre parte un altro mandato di arresto e il 27 ottobre
Marinella Colombo si costituisce, a Milano, rilasciata poi con
l'obbligo di firma settimanale. Intanto, i figli hanno iniziato la
scuola. Il 2 dicembre, però, il tribunale dei minori di Milano decide
positivamente su una richiesta dello Jugendamt per il rimpatrio dei
bambini (che hanno anche passaporto italiano) e ne ordina l'esecuzione
immediata. «Una delusione enorme », dice la madre, che a quel punto li
nasconde: latitanti. Oggi, la quinta sezione penale del tribunale della
metropoli lombarda dovrà decidere se estradare la signora Colombo, come
chiesto dalle autorità tedesche: la pena, in Germania, può arrivare a
cinque anni di carcere. Nella vicenda, il ruolo dello Jugendamt è
fondamentale. L'Ufficio — istituito con lo stesso nome nel 1939 sotto
la supervisione di Heinrich Himmler e poi riformato negli Anni Settanta
— ha sedi in tutto il Paese, è praticamente un potere autonomo, con
scarsi controlli e forti legami con la politica locale. Soprattutto —
unico in Europa — è allo stesso tempo assistente sociale e magistrato,
nel senso che prende decisioni amministrative su questioni essenziali
per le famiglie. Il prossimo febbraio, il Consiglio per i Diritti umani
delle Nazioni Unite, discuterà di questa istituzione. Molte sono le
denunce presentate al Parlamento europeo. La Dichiarazione di Bemberg
sullo Jugendamt, stilata dalle Organizzazioni non governative presso il
Consiglio d'Europa nell'ottobre 2007, dice tra le altre cose che «è
quasi impossibile chiamare a rispondere i dipendenti di questo ufficio
né per la legge civile né per la legge penale». Nella vicenda
Colombo-Ritter, è come minimo stato decisivo — in quanto terzo genitore
— nelle sentenze dei tribunali tedeschi e ha probabilmente fatto
precipitare nel dramma un conflitto tra genitori. Per questo articolo,
la signora Oddoy del Kreisjugendamt di Monaco ha detto di non potere
commentare il caso Colombo- Ritter, in quanto non pubblico. Lo stesso
ha detto Ingrid Kaps, portavoce del tribunale di Monaco.
Danilo Taino
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