Una stanza in Comune dove incontrare i figli PDF Stampa E-mail
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Brescia 15 Novembre 2008 . di Magda Biglia - ilgiorno.ilsole24ore - MENTRE IL CIELO si riempie delle inquietanti ombre della sera, due macchine arrivano e, mantenendosi a distanza, si sparano i fari contro, meglio se abbaglianti, come in una sfida alla western. Un bambino scende da una e lentamente sale sull’altra, salutando con la mano il guidatore abbandonato.

Potrebbe essere un film strappalacrime, invece è la realtà quotidiana di migliaia di famiglie secondo Gianluigi Lussana, presidente dell’associazione “Mamme papà separati”, da poco nata a Brescia per dare una mano ai due lembi della coppia che scoppia ma in nome dei figli, «quelli che avranno per sempre la malinconia negli occhi».

IL RACCONTO, da molti degli associati vissuto sulla propria pelle, serve a far capire il senso della richiesta che subito è stata posta all’amministrazione comunale: un locale dedicato agli incontri e a quello che altrimenti diventa un brutale scambio. Un luogo dove lasciare il figlio per chi non si vuole vedere, un luogo per chi non abita più qui e torna per “le visite”, un luogo umano dove trascorrere magari giocando le ore assegnate evitando d’inverno i giri al centro commerciale. E prima di questa un’altra proposta è stata depositata sul tavolo dell’assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione: un ufficio in cui l’associazione vuole aprire uno sportello di sos per lui e per lei, con i soci a portare la loro esperienza, con psicologi, avvocati. «Avvocati innanzitutto - spiega Lussana (prima al vertice dell’associazione ‘Papà separati’, ora aperto ad entrambi nel nome dei figli) - perché molto dipende da loro. I nostri avvocati di riferimento non vogliono tirare in lungo per guadagnare di più, al contrario sono da noi esortati a chiudere il più presto possibile per limitare le sofferenze e anche gli esborsi. Molti separati oggi sono i nuovi poveri. Quando poi non c’è consenso, gli anni si sommano agli anni, in particolare quando i genitori non erano sposati e quindi si passa dal Tribunale dei minori».

E FA L’ESEMPIO di un dipendente pubblico costretto a vivere due anni nel garage di un amico per sostentare i tre figli e pagare il mutuo della casa in cui loro abitavano con la madre. Già da oggi l’associazione ha un recapito telefonico attivo per una consulenza gratuita, con persona alla cornetta 24 ore su 24, e per 365 giorni all’anno, il 3281843985. «Oggi siamo di fronte ad un’emergenza sociale. La metà delle famiglie bresciane è separata, l’amministrazione deve affrontare questo gravissimo problema, anche per la salute delle future generazioni».
In Lombardia, su 10 matrimoni, 6 si rompono. In Italia ogni anno sono un milione e 300mila i figli coinvolti, per il 64% minori. Per fortuna, dopo la legge del 2006, oggi a Brescia arriva al 78% l’affidamento condiviso in caso di separazione; però scende al 49% dopo il divorzio. Bassissima è la percentuale di affido esclusivo al padre, 1,6% prima, 3.8% poi.
L’associazione, con Eugenia Maifredi vice presidente, i segretari Renata Cancarini e Michele Saleri, l’incaricato delle relazioni esterne Alberto Comizzoli, per ora si riunisce l’ultimo lunedì del mese alla Canoa.

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