Invalido buttato fuori casa. "Stanotte dormirň in auto" PDF Stampa E-mail
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senza_casa.jpg Francesco Pisciotta, 72 anni, costretto a lasciare la propria abitazione  alla ex moglie.

TORINO 28/11/2008 - Di Andrea Magri -  cronacaqui.it -  Senza nessuna pietà, a 72 anni è stato buttato fuori dalla casa che aveva comprato appena tre anni fa in via Sansovino. E stanotte Francesco Pisciotta, invalido all’80 per cento, cardiopatico e con mezzo polmone asportato da un’operazione per guarire dal cancro, dormirà dentro una macchina. E così farà fino a quando qualcuno non gli troverà un’altra sistemazione.

Il Tribunale dei minori ha infatti stabilito che l’affidamento delle due figliolette nate dal matrimonio spetta alla sua ex moglie Madeleine (il nome è di fantasia), una donna magrebina di 40 anni. E ieri mattina l’ufficiale giudiziario non ha potuto far altro che metterlo alla porta per permettere a Madeleine e alle sue figlie di prendere nuovamente possesso dell’abitazione. Rimasto vedovo a 40 anni, Francesco ha deciso di sposarsi per la seconda volta quando ha conosciuto la donna durante un viaggio in Marocco. Un’avventura dalla quale riteneva di essere tornato con un nuovo amore. La storia andava bene, i due avevano addirittura deciso di comprare insieme una casa. Poi la sua malattia ha mandato tutto all’aria. Al ritorno dall’ospedale la donna ha iniziato ad accampare pretese assurde. «Sei molto malato, tra un po’ te ne andrai. Devi intestarmi subito tutta la casa, altrimenti se la prenderanno i figli che hai avuto dal primo matrimonio».
I due si sono quindi separati e il Tribunale dei minori ha deciso di affidare le due figlie alla madre, che ora ha preso possesso anche dell’appartamento per il quale Francesco continua a pagare il mutuo. E qui arriva la beffa. Per la legge, infatti, Francesco è ancora comproprietario dell’appartamento di via Sansovino e quindi non ha diritto di entrare in graduatoria per ottenere una casa popolare. «La mia domanda non è stata accolta e ora mi trovo in mezzo a una strada - racconta -. Ho scritto anche al sindaco e al presidente della Repubblica, ma nessuno mi ha risposto. Si vede che le istituzioni vogliono farmi morire dentro una macchina».
Lasciata la casa, Francesco ha continuato a combattere. Con un cartello in mano è andato a protestare al Palagiustizia, poi ha annunciato lo “sciopero delle medicine”. «Non mi curerò più fino a quando non mi troveranno una casa - ha detto -. Perché alla mia età è quasi meglio morire che essere trattato come un barbone. Proprio io, che ho lavorato tutta la vita. E intanto stasera dovrò dormire nella mia macchina».

Andrea Magri

 

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