Violenze in Famiglia: quando la vittima č l’uomo-padre PDF Stampa E-mail
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 Spintoni, strattonamenti, schiaffi, pugni, calci, morsi, graffi e lanci di oggetti rappresentano gli episodi di violenza fisica più frequenti che subiscono gli uomini-padri dalle proprie compagne, durante la convivenza, il matrimonio e anche dopo la separazione.

dal sito di lucera

 E’ quanto emergerebbe dall’indagine condotta dall’associazione GESEF (Genitori separati dai figli). Lo studio “Violenze in Famiglia: Quando la vittima è l’uomo-padre” è stato condotto elaborando le dichiarazioni di 26.800 uomini-padri che si sono rivolti allo sportello dell’associazione, nel periodo tra dicembre 1998 e dicembre 2006.  La quota più consistente di uomini-padri oggetto d’indagine risiede o ha risieduto a Roma, dove ha sede l’Associazione GESEF. In misura meno imponente sono giunte le segnalazioni dal sud e dalle isole.

 

“Noi siamo contro la violenza da qualsiasi parte provenga – ha commentato Antonio De Leonardis, presidente della Ge.Se (Genitori Separati) di Foggia- Noi crediamo nel valore della bigenitorialità, quindi né le donne né gli uomini, in qualità di genitori, devono subire alcuna forma di violenza, perché questa va a discapito dei propri figli”.

 

Dall’indagine le abitazioni risulterebbero essere i principali teatri dove avvengono gli episodi di violenza, spesso anche in presenza dei figli. Nel 45% dei casi i figli hanno assistito a molestie finalizzate a provocare reazioni violenti.  Ma anche dopo la separazione della coppia gli atti violenti, seppur meno frequenti, continuano ad esistere. Il 34% degli uomini ha dichiarato di subire ancora strattonamenti e spintoni.

 

Secondo la GESEF solo il 5% degli episodi di maggiore gravità (percepiti dal soggetto come pericolo per la propria vita e quella dei  propri figli), viene denunciato alla autorità pubblica. Tali denunce vengono spesso ritirate per contenere la conflittualità della controparte, oppure finiscono nel calderone del giudizio separativo.

 

Alla violenza fisica l’associazione ha raccolto anche segnalazioni di episodi di violenza psicologica. In particolare, dopo la separazione, la violenza subita è identificata principalmente in uno stato di tensione teso a logorare la relazione del padre con i figli. Nell’89% dei casi scatterebbero, da parte delle partners, azioni o minacce di azioni, finalizzate ad allontanare i figli dai padri. Nell’87% dei casi, invece, scatterebbero critiche e  denigrazioni circa le attitudini genitoriali e l’educazione dei figli.

 

Terza violenza segnalata è quella economica. Nella convivenza, oltre un terzo dei casi registrerebbe una resistenza, da parte della partner lavoratrice, alla condivisione equa delle spese inerenti l’abitazione ed il mantenimento dei figli, che incidono perlopiù sul reddito dell’uomo. Nei casi di separazione, l’assegnazione della casa coniugale alla partner, affidataria/collocataria dei figli minori, viene percepita come una sottrazione da parte del 59% dei soggetti, sia uniproprietari che proprietari in comunione. Le spese legali-giudiziarie nel 91% dei casi sarebbero a carico degli uomini. Oltre a ciò nell’indagine emergerebbe che nel 65% dei casi, il carico delle spese legali - anche conseguenti il mobbing giudiziario - avrebbe totalmente prosciugato le risorse del soggetto vittima, costringendolo ad indebitarsi con parenti o terzi.

 

Quarta tipologia di violenza rilevata è quella sessuale. Si tratterebbero perlopiù di episodi che, pur non riferendosi a specifiche violazioni fisiche, produrrebbero effetti psico-fisici negativi nell’uomo. Tra questi episodi il 68%  dei casi coincide con il rifiuto prolungato al rapporto sessuale da parte della propria compagna.

Una delle denunce percepita dagli uomini-padri come l’atto di violenza più crudele è quella di molestia o abuso sessuale sui figli che riguarderebbe il 33% dei casi. Dalle dichiarazioni dei padri tale denuncia stravolgerebbe in profondità l’equilibrio psico-affettivo del soggetto denunciato, la propria autostima e le relazioni con l’esterno.

 

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