| Quando i genitori si separano |
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A partire dagli anni settanta si è registrato un aumento esponenziale dei casi di divorzio e ad una crescita delle controversie sulla custodia dei figli. In relazione al proliferare delle cause per affidamento, è drammaticamente comparso sulla scena un disturbo raramente accertato in precedenza: la cosiddetta PAS. L'acronimo PAS si riferisce alla Sindrome di Alienazione Parentale (o Genitoriale) e può insorgere nei casi di separazione con forte ostilità e disputa fra i genitori.
Cos’è la PAS? In questo disturbo si riscontra una sorta di indottrinamento del bambino da parte di un genitore, ai danni dell’altro (“Il babbo non ci vuole bene perché è egoista! stai con me….”). Tale “campagna di denigrazione”, che viene condotta quotidianamente in modo più o meno inconscio, mira alla ricerca della alleanza del bambino e contro l’ex coniuge. Le motivazioni possono includere la vendetta, l’assegnazione di colpa, il timore di perdere il bambino o il proprio ruolo di genitore affidatario (non è un caso che l’indottrinamento del bambino da parte del genitore denigrante si intensifichi in funzione di quanto il genitore rifiutato ha successo -economico, relazionale, ecc.- nella sua vita dopo la separazione). In realtà è più che plausibile che lo stesso genitore denigrante presenti sofferenze psichiche indotte da vissuti infantili di separazione, abbandono o abuso.
Cosa comporta? Sul piano concreto, accade che un genitore che aveva dapprima una buona relazione con il bambino, ne diviene oggetto di odio e disprezzo, in seguito al progressivo “lavaggio del cervello” da parte dell’altro genitore. In tal modo, i bambini coinvolti nei casi di Sindrome di Alienazione Parentale giungono a reputare un genitore, totalmente buono e l'altro, totalmente cattivo. Il genitore cattivo è odiato, denigrato e screditato, mentre il genitore buono è incondizionatamente amato e stimato. Non di rado capita che essi confermino le false accuse di violenza e abuso mosse dal genitore “buono” ai danni di quello “cattivo”. Superfluo sostenere che, sebbene contribuisca personalmente al processo di denigrazione di uno dei genitori, è il bambino la vittima più vulnerabile ed esposta ai danni dalla PAS: numerosi studi confermano infatti come, quando la relazione col genitore rifiutato viene bruscamente interrotta, lo sviluppo emotivo del bambino si arresti e ciò implichi gravi ripercussioni sul suo futuro affettivo e relazionale.
Una possibile soluzione: la mediazione familiare Nei casi di sospetta PAS è necessaria la conferma clinica di un esperto. Talvolta l’accertamento diagnostico può essere problematico: in presenza di autentici abusi o di abbandono del bambino da parte del genitore denigrato, infatti, l’animosità di quest’ultimo sarebbe plausibile e in questo caso non si potrebbe parlare di PAS. Se, al contrario, la diagnosi di PAS è confermata è necessario, tra le altre misure da prendere, indirizzare la coppia degli ex coniugi ad un percorso di mediazione familiare che consenta loro di risolvere le controversie nel modo meno traumatico possibile, sollevando il bambino dal suo doloroso ruolo di ago della bilancia.
Film consigliato: Kramer contro Kramer, di Robert Benton
Tommaso Eredi è psicologo con orientamento sistemico relazionale e consulente tecnico presso il tribunale di Firenze.
Oltre alla pratica clinica con singole persone e famiglie, collabora con il Centro Affidi del Comune di Firenze, che opera nell’ambito dell’affidamento eterofamiliare. Si occupa, inoltre, delle problematiche psicologiche connesse all’infertilità. Ha tenuto seminari di psicologia della comunicazione presso alcune aziende e collaborato con varie agenzie formative come docente di psicologia all’interno di corsi di formazione professionale. Ha partecipato a congressi con interventi di natura scientifica .
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