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La corsa contro i papà | La corsa contro i papà |
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Parla il presidente del Comitato della competizione Nel giorno che precede la festività di San Giuseppe, i “veri” papà, separati e non, si ritroveranno nella Capitale per il primo Daddy’s Pride, organizzato dal Movimento pacifista Armata dei Padri. Un raduno mondiale e una marcia per le vie di Roma autorizzata dalla questura già un anno fa. Ma, ironia della sorte, in quello stesso giorno si terrà la Maratona di Roma, presentata in una conferenza stampa ieri, che percorrerà le stesse strade. Sarà una bella Torre di Babele, giacché la Capitale ospiterà ben due manifestazioni di carattere addirittura mondiale, ma non è difficile pensare che ad avere la peggio saranno i poveri papà, senza sponsor e senza agone. Seppur non ci sia alcuna competizione, i padri sono i più determinati, loro che da anni lottano per il diritto di amare i propri figli, che non hanno solo una mamma come ha detto il giudice. E anche questa volta cercheranno di far valere il loro “diritto di prelazione” e lotteranno per impedire che qualcuno possa “cancellare” la Festa del Papà. «È una cosa di una gravità inaudita – afferma Giorgio Ceccarelli, presidente dell’associazione Figli Negati -. Loro con la prepotenza e con i soldi eliminano un diritto sacrosanto: chi arriva prima fa la manifestazione. Quel giorno per noi è sacro, e non possiamo spostare la marcia al 25, perché la Festa è il 19. Noi non la facciamo mai in un giorno feriale per non dare fastidio alla popolazione, perché se la facessimo lunedì bloccheremmo Roma. Quindi, rinunciamo pure al giorno stesso e la facciamo il giorno prima, per evitare fastidi alla popolazione. E qual è il premio? Che loro, arrivati secondi, arrivano primi. Ma come funziona la legge in Italia? Noi vogliamo che loro scendano a patti con noi, perché non vogliamo andare contro un’iniziativa così bella, perché a noi piace la Maratona di Roma, ma non è pensabile che debba rimetterci la Festa del Papà. Qui non si tratta della marcia di Giorgio Ceccarelli, ma della Festa del Papà. Se fosse stato l’8 marzo, Festa della donna, il primo maggio, Festa dei lavoratori, il Gay Pride, si sarebbe mai permesso il Comitato della Maratona di Roma di fare in quelle date una contro-manifestazione che andava ad azzerare le altre? Non lo avrebbero mai fatto. Questo vuol dire che dei papà se ne fregano». Ovviamente sono già pronte le contromisure, nel caso in cui non si giunga ad un accordo. «Abbiamo deciso di fare un boicottaggio: ci piazzeremo - spiega Ceccarelli - con un presidio fisso, giorno e notte, davanti al villaggio dove faranno le iscrizioni con la maglietta “Un vero papà il 18 marzo non corre ma marcia”, e invitiamo tutti i papà a non iscriversi alla maratona. Dobbiamo cancellare la Festa del Papà perché questi signori hanno deciso che noi non esistiamo? Io sono molto preoccupato perché ricevo segnali molto gravi di papà che potrebbero fare delle azioni di disturbo alla Maratona di cui non mi prendo alcuna responsabilità. Cosa faccio, il poliziotto di migliaia di papà arrabbiati e controllo dove sono a quell’ora uno ad uno? Poi dicono che il papà che si butta addosso la benzina è matto! Noi siamo un movimento pacifista, ma non per questo vogliamo essere presi in giro dai prepotenti. E già c’è un precedente. L’anno scorso, infatti, il Comune di Roma aveva messo il 19 marzo il blocco del traffico ma c’è stata una sollevazione popolare ed il sindaco è stato costretto a fare marcia indietro. Ma s’immagina la Festa della donna con il blocco delle auto e le donne tutte a casa? Io non capisco questa disparità di trattamento. Il Daddy’s Pride non è la festa dei separati ma l’orgoglio del Papà e nessuno ce la può cancellare, neanche la Maratona di Roma con tutti i soldi che si porta dietro. Vogliono prevaricare un diritto acquisito, ma siamo arrivati prima noi. È come se alla Maratona arriva prima un keniano e prendono il secondo arrivato! Chi arriva prima ha vinto, che razza di principio sportivo è questo? Io faccio un appello a tutti gli intellettuali, di destra, di sinistra, ai politici, agli artisti (dove stanno tutti i cantanti famosi, Ramazzotti, Albano?): questa è la festa del papà e dev’esserci una sollevazione popolare di queste persone importanti in difesa dell’unico giorno che noi abbiamo durante l’anno per dire “io sono orgoglioso di essere padre”. L’appello è rivolto anche a Maurizio Costanzo, a Bruno Vespa, al Presidente del Consiglio Prodi, a Berlusconi, affinché difendano questa festa dai soprusi e dalle prepotenze».
Mariangela Mariani - dal sito internet il meridiano.it Roma Sarà la carica dei 50mila, in diretta mondiale. Una Maratona che è entrata ormai nella storia e fa per un giorno di Roma la Capitale mondiale del podismo. Un evento straordinario come ha spiegato Enrico Castrucci, presidente della Maratona di Roma, che però “cozza” con la marcia dei papà. Presidente, pensa sia possibile scendere a patti con l’associazione dei padri?«Come cittadini romani siamo contenti che ci siano iniziative di sensibilizzazione sui problemi e non dobbiamo scendere noi a patti, perché mi risulta che l’amministrazione comunale non abbia mai ricevuto una domanda da parte dell’associazione». L’Armata dei Padri un anno fa ha fatto richiesta alla questura... «Noi ci rapportiamo amministrativamente con chi ci dà “la città in mano” e poi con le forze dell’ordine per la vigilanza. Non è un problema nostro. Certo, chiediamo la sensibilità di spostarla in altro luogo perché il percorso della maratona deve seguire delle caratteristiche internazionali e percorrere alcune piazze storiche delle dirette Rai. Villa Borghese? All’Eur? Magari, noi siamo contentissimi che ci sia un’iniziativa del genere, non siamo noi che dobbiamo scendere a patti. Sono tredici anni che studiamo tutti i giorni il percorso con il Comune di Roma che sa con due anni di anticipo le date della maratona. Noi non c’entriamo e chiediamo che si mettano in contatto con l’Amministrazione comunale per fare questa importante iniziativa». La data è la stessa ogni anno?«La data della Maratona di Roma abitualmente si colloca nell’ultima parte di marzo ed è in sintonia con la Pasqua, la domenica delle Palme ed il Cross mondiale dell’Iaaf che non può essere in contemporanea».In sostanza, saranno i padri a dover cambiare percorso...«Noi siamo vicini a chi sensibilizza i problemi sociali, chiediamo solo la cortesia di fare la marcia in un altro posto e trattare con il Comune di Roma, noi non abbiamo in concessione la città. Io penso loro facciano bene a mettersi in contatto con la segreteria del sindaco. Loro non hanno problemi di tempi, di cronometraggi e possono, secondo me, manifestare tranquillamente in zona prestigiosa ma che non sia collegata al percorso. Per quanto ci riguarda più eventi ci sono quel giorno, meglio è». Mariangela Mariani «Il fallimento della legge dipende dalla situazione della giustizia italiana» L’opinione dell’avvocato matrimonialista sulla norma Roma A un anno dalla legge sull’affido condiviso, troppi papà hanno trascorso il Natale senza i loro bambini. Il giudice ha deciso: i figli resteranno con la mamma. Il principio sancito dalla legge è sopraffatto da una sentenza. Questo accade, secondo l’avvocato matrimonialista Amalia Misurale, perché i giudici hanno un carico di lavoro eccessivo. Avvocato, molti padri lamentano che la legge non viene applicati nei tribunali. Quali sono i punti deboli di questa legge? «La legge contiene l’enunciazione di un principio giusto sul quale non era possibile avanzare critiche e non lo hanno fatto neppure quelli che sulla legge hanno per il resto sparato a zero. Il principio è quello della necessità che entrambi i genitori siano presenti nella vita dei figli anche quando interviene la separazione o il divorzio. Sui modi in cui il legislatore ha inteso fare applicare il principio le critiche non sono infondate.Riguardo all’applicazione della legge devo dire che allo stato lo scenario precedente alla emanazione è rimasto praticamente immutato: i giudici dispongono l’affidamento condiviso dei figli ma, poiché stabiliscono che i minori siano collocati presso la madre, la quale ha quindi diritto all’assegnazione della casa, dispongono il pagamento di un assegno di mantenimento e stabiliscono le modalità con le quali il padre può vederli, può dirsi che ben poco è cambiato. A mio avviso l’insuccesso della legge dipende anche dalla situazione in cui attualmente è l’amministrazione della giustizia. I giudici sono soli; hanno ruoli eccessivi, manca, in particolare a Lecce, una sezione specializzata nel diritto di famiglia; le cause di questa natura sono trattate in udienze ordinarie e coram populo anche quando si controverte di circostanze delicatissime; al contrario la effettiva realizzazione dell’affido condiviso, con l’attribuzione, per esempio, di spese da compiere direttamente per il figlio al genitore non collocatario (per capirci, quello presso il quale i figli non stanno e che corrisponde a quello che prima si chiamava….non affidatario), di soddisfarne direttamente esigenze, richiederebbe Magistrati che avessero il tempo di conoscere la coppia e la famiglia e di dare le disposizioni giuste, e questa è quasi sempre utopia. Va riconosciuto che a Lecce vi è stata ancora prima della legge una progressiva accentuazione della tendenza dei giudici a dare più spazio al genitore con il quale il figlio non convive, vi è solo da sperare per il bene dei figli che questa tendenza si accentui per rispetto al principio stabilito dalla nuova legge e che vi sia senso di responsabilità da parte dei padri perché molte volte sono essi stessi a rendersi latitanti». Mariangela Mariani Fonte Internet
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