Accoltellato a morte durante una lite: aveva 23 anni PDF Stampa E-mail
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  L’aggressione in Brianza, dove era giunto 15 giorni fa, anche se viveva a San Pietro Viminario

Enzo Bordin
La vittima è Loris Malacrinò. Era andato ad un appuntamento che gli è stato fatale  Aveva le labbra tremanti e gli occhi larghi di chi vede arrivare la morte. 

Urlava dal dolore cercando un aiuto, con una profonda ferita all’inguine e il sangue che gli colava copioso sui pantaloni. Poi si è accasciato al suolo, davanti ai gradini del ristorante «Al Gabbiano», nel Parco Groane di Limbiate, e sotto lo sguardo atterrito di due ragazze uscite dal locale a fumare. Così è stato trovato, poco dopo le 22 di sabato, Loris Malacrinò, muratore di 23 anni residente da 8 mesi con la madre e il fratello minorenne a San Pietro Viminario. Soccorso e condotto all’ospedale di Garbagnate Milanese, è spirato durante il tragitto.
 Una morte per emorragia. Una fine atroce e ancora fitta di misteri, anche se i carabinieri della Compagnia di Desio sembrano privilegiare la pista di un possibile sgarro. Ma non si può in ogni caso morire, nel fiore della vita, per qualche fiocco di «neve» acquistato e non pagato. «Voglio sapere chi ha ucciso el me toso» ha sussurrato la mamma di Loris, Fiorita Levorin, senza più lacrime per piangere.
 Una coltellata assassina inferta al basso ventre per dare a Loris una lezione senza ritorno. Un monito eloquente per chi osa non rispettare le regole dello spaccio. Sono state le due ragazze a capire che quel ragazzo stava morendo. Una di loro è corsa ad avvisare il titolare del ristorante che ha subito chiamato il 118. I contorni dell’omicidio rimangono misteriosi. Intanto ieri i carabinieri hanno interrogato amici del giovane, colleghi di lavoro e genitori.
 Secondo una prima ricostruzione, sembra che tra Loris Malacrinò e i suoi assassini sia scoppiata una lite furibonda dal crescendo sempre più violento. Poi la coltellata fatale. Sul corpo della vittima appaiono visibili numerose contusioni ed escoriazioni.
 Prima di finirlo l’hanno picchiato duro, probabilmente per fargli dire qualcosa. Gravemente ferito, Malacrinò è stato caricato in auto e poi abbandonato a poche centinaia di metri di distanza, davanti al cancello del ristorante.
 Probabilmente la vittima ha cercato di rivelare qualcosa alle due ragazze. Una di loro avrebbe chiesto chi l’aveva ridotto in quel modo e dove. Ma non si sa cosa il ragazzo ormai agonizzante sia riuscito a dire. In un primo momento sembrava che l’accoltellamento fosse avvenuto in un luogo lontano, col ferito caricato in macchina e abbandonato davanti al ristorante. Tale ricostruzione non trova però ancora elementi concreti. Sembra invece probabile che l’aggressione si sia verificata all’interno dello stesso Parco.
 Loris Malacrinò aveva una fedina penale pressoché immacolata, con a carico una sola denuncia per detenzione di un coltello di genere proibito. Era arrivato in Brianza 15 giorni fa. Lo faceva di tanto in tanto, visto che i suoi genitori erano separati. Suo padre Giuseppe, con alle spalle diversi pregiudizi penali a carico, vive e lavora a Cesano dove abita con due dei quattro figli nati dall’unione con Fiorita Levorin, una combattiva cinquantenne che lottava tenacemente per rifarsi una vita dopo anni di sofferenza ed incomprensioni col marito. Dissapori sfociati nella separazione. E Loris rappresentava per lei la speranza in un futuro migliore, soprattutto da quando aveva deciso di abbandonare la Brianza andando a vivere con lei e cercarsi un lavoro da muratore.
 Mentre l’autopsia disposta dal magistrato inquirente cercherà di capire quanti colpi sono stati inferti alla vittima oltre alla coltellata mortale, va ricordato che Loris conosceva bene quei luoghi avendoci vissuto a lungo. E coltivava in Brianza amicizie di vecchia data. Probabilmente qualcuno gli ha dato appuntamento nel Parco Groane per indurlo a pagare qualche conto in sospeso sul fronte-droga. Oppure per chiarire qualche altra questione importante. E’ lui è andato al rendez-vous, convinto di chiarire la situazione. Ciò spiega il crescendo della violenza fino a sfociare in omicidio. Le ferite alle mani riscontrate sul cadavere lasciano intendere che si sia difeso disperatamente cercando di parare i colpi. Però non poteva schivarli tutti. Una lama lunga 15 centimetri, sferrata con forza, gli è entrata nell’inguine sinistro provandogli un’emorragia massiva inarrestabile.
 «Mi hanno accoltellato, aiutatemi» ha urlato in un ultimo disperato sforzo, mentre vedeva la terra tremargli sotto i piedi.
 In tasca non aveva né portafogli né cellulare. Probabilmente sono stati gli stessi assassini a portarglieli via, per ritardarne identificazione e soccorsi. A qualche suo amico Loris dava l’impressione che stesse fuggendo da qualcosa o da qualcuno. Un giallo aperto a soluzioni anche sorprendenti.(23 aprile 2007)Torna indietro

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