Tuttavia la Suprema Corte di Cassazione, specie negli ultimi tre anni, ha sancito l'orientamento giurisprudenziale secondo il quale il tradimento, anche se documentalmente provato, di per sé non costituisce automaticamente motivo di addebito o azioni risarcitorie in danno del coniuge infedele, poiché l'infedeltà coniugale deve essere valutata caso per caso al fine di stabilire se essa è la causa o la conseguenza della crisi coniugale. In sostanza il coniuge violento o a sua volta traditore non può prevedere una vittoria processuale laddove si limiti a provare l'infedeltà dell'altro; questo deve dimostrare di aver subito un 'ingiusto' tradimento. A spiegare la portata della sentenza della Cassazione è il presidente dell'Associazione Matrimonialisti Italiani, Gian Ettore Gassani, che sottolinea come secondo la Suprema corte "al di là di fotografie e filmati i traditi debbono farsi prima un 'esame di coscienza' al fine di stabilire se non sono stati essi stessi la causa del tradimento. Tale nuova mentalità giuridico-giudiziaria ha frantumato uno dei principi particolarmente sentiti nel nostro Paese secondo cui ogni infedeltà coniugale era da ritenersi inescusabile", basti pensare che in Italia fino a pochi anni fa esisteva ancora il diritto d'onore.
CHI TRADISCE - Il 60% delle infedeltà coniugali avviene sul luogo di lavoro. L'età più a rischio, specie per gli uomini, è compresa tra i 40 ed i 50 anni, data la perenne crisi di identità del maschio italiano alla continua ricerca di una seconda giovinezza.
TRADIMENTI OMOSESSUALI E VIRTUALI - In circa il 7% dei processi di separazione e divorzio sono segnalate infedeltà di tipo omosessuale, sia maschile che femminile. Vi è poi la nuova tendenza del cosiddetto adulterio virtuale che si consuma via internet e che in taluni casi ha determinato addebito di separazione se tali tradimenti sono stati considerati dai giudici lesivi del rapporto di fiducia tra i coniugi.
Comunque, conclude Gassani, in Italia l'infedeltà non è più vista in modo tragico tanto che essa è soltanto al secondo posto (con il 40%) tra le ragioni alla base delle fratture coniugali. Al primo posto vi sono le cosiddette incompatibilità caratteriali.












In Italia 60% casi su luogo lavoro, età a rischio 40-50 anni.