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Finalmente potrà riabbracciare le figlie.
Per Paolo Pozza, il vicentino di Torri di Quartesolo che dal 1999 lotta disperatamente per riavere le due figlie portate con sé a Poznan dalla ex moglie polacca, si accende improvvisamente la fiammella della speranza. Nel giro di poche settimane potrebbe finalmente riabbracciare le sue Valentina e Federica che oggi hanno rispettivamente 15 e 11 anni. Si è aperta una pista “buona” che porta direttamente a Karolina Maria Paetz, la madre di 38 anni delle due ragazzine, grazie a un’operazione coordinata dalla procura di Vicenza in collaborazione con l’ambasciata d’Italia a Varsavia. Tutto è iniziato con la missione nella capitale polacca di Fabrizio Cannata, appuntato scelto dei carabinieri in servizio nella squadra della polizia giudiziaria degli uffici di contrà Santa Corona.
È stato il sostituto procuratore Paolo Pecori, titolare di fascicolo processuale che ha ormai una lunga storia, a decidere la trasferta e ad autorizzare il bravo detective vicentino a prendere contatto con la nostra diplomazia per risolvere un caso finora rimasto bloccato nonostante decine di sentenze di tribunali italiani e polacchi abbiano sancito il pieno diritto di Pozza, 47 anni, un’officina gestita con il fratello a Marola, presidente dell’associazione nazionale “Figli sottratti”, un uomo combattivo che non si è mai dato per vinto, a riavere le figlie e a riportarle in Italia. A Varsavia, Cannata ha incontrato il vicecapo della cancelleria consolare Giorgio Isgrò e assieme a lui ha intessuto una serie di ricerche che hanno appunto condotto a Karolina, la donna che in questi anni si è sempre rifiutata di far rivedere al padre Valentina e Federica, e che ora, invece, pare mostrare un atteggiamento più morbido e conciliante.
Insomma, il muro che divide Paolo dalle figlie non sembra più impenetrabile. Il viaggio di Cannata, il fitto collegamento telefonico creatosi fra la procura vicentina e l’ambasciata italiana, il coinvolgimento della Interpol di Roma, hanno dato una svolta a una vicenda che negli anni scorsi ha mosso interrogazioni parlamentari, appelli, la stessa voce di Michela Silvestri, la mamma di Meriem; la bimba trattenuta in Algeria dal padre e poi restituita alla madre. L’ex moglie si è blindata dietro la protezione del clan familiare, dei tre fratelli, l’ex arcivescovo di Poznan, un notaio e un medico, che hanno mosso una fitta trama di protezioni. E inutili, a questo punto, sono stati tutti i blitz di Pozza in Polonia.
Paolo e Karolina si erano conosciuti in Polonia nel 1988. Tre anni dopo si erano sposati e avevano messo su casa a Torri di Quartesolo. Ma, dieci anni dopo, la donna si reca a Poznan per le vacanze estive con le figlie che allora avevano 7 e 2 anni e mezzo, e, con la complicità dei genitori, fa perdere le sue tracce. Subito dopo chiede il divorzio e per Paolo inizia una lunga notte buia fatta di denunce e sentenze. Le figlie riesce a rivederle solo una volta nel 2001 sotto lo sguardo inquisitorio della nonna. Poi solo minacce, anche il carcere polacco, e una lotta all’ultimo respiro con l’aiuto di una coraggiosa avvocatessa di Varsavia. Adesso l’orizzonte comincia a profilarsi sereno. ''Ma ancora più importante di tante storie personali - dice Pozza - è far capire che un dramma del genere può capitare a chiunque. Portare un bambino fuori dell’Italia è la cosa più semplice del mondo. Un bambino può essere venduto come un pezzo di ricambio, e il responsabile se la cava con una multa di 100 euro”. Di questo parleranno oggi a Rai1 alle 9.30 tre rappresentanti dell’onlus “Figli sottratti”, nella trasmissione “Dolceamaro”.
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fonte: Il Giornale di Vicenza
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