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Coppie in crisi? Caccia al dna test di paternitą, č boom PDF Stampa E-mail
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dna.jpg "Il crescente ricorso al test del Dna ...è la spia di un disagio familiare o personale".

5 Sett. 2008 - IlTirreno - Sono sempre di più i padri toscani che effettuano il test del dna ai propri figli. Secondo Paolo Simi, direttore del laboratorio di citogenetica e genetica molecolare del Santa Chiara di Pisa, la richiesta è aumentata del 10-15%. La causa? Nè gli adulteri numerosi, nè il crollo dei prezzi del test, ma le sempre più frequenti crisi esistenziali dei papà
di Carlo Bartoli

Mater semper certa, pater numquam, dicevano i latini, ma il celebre detto rischia di finire presto in pensione a causa dello sviluppo delle tecniche genetiche e, soprattutto, dall'abbattimento dei costi necessari per effettuare i test di paternità. Anche in Toscana il ricorso ai test è in costante aumento.

Lo conferma Paolo Simi, direttore del laboratorio di citogenetica e genetica molecolare del Santa Chiara di Pisa. «L'aumento delle richieste - spiega - è nell'ordine del 10/15%, anche se è impossibile dire quanti toscani si sottopongano a questi test, visto che ci si può rivolgere non solo alle strutture pubbliche, ma anche ai laboratori privati, per non parlare degli esami che si possono effettuare via internet». Quando il dubbio diventa sempre più martellante, si fa strada nel marito l'idea di affrontare un esame che metta fine ai suoi tormenti. «Ormai, i mass media sempre più spesso parlano di questi test, per non dire dell'influenza che possono avere certi telefilm nei quali l'esame del dna viene fatto in continuazione. In realtà - chiarisce il dottor Simi - queste prove nascono soprattutto come esami predittivi, per individuare la presenza di eventuali malattie genetiche».

Il responso dei test, comunque, può tranquillizzare almeno in parte i mariti toscani, soprattutto se hanno generato soltanto un figlio. «Quando effettuiamo delle perizie per conto dei tribunali - racconta il direttore del laboratorio dell'azienda ospedaliera pisana - il risultato è quasi sempre negativo, ma nei casi di persone che si presentano da noi per togliersi un dubbio che li angoscia, i risultati negativi oscillano tra il 15 e il 20 per cento e riguardano, nella grande maggioranza dei casi, i secondogeniti».

Il crescente ricorso al test del Dna non si spiega certo con un aumento del fenomeno dell'adulterio e neppure con la semplice riduzione del prezzo dell'esame, ma è soprattutto la spia di un disagio familiare o personale. Al laboratorio pisano, così come in tutte le strutture pubbliche che effettuano queste prove, vengono svolti gli esami solo se si presentano sia il marito che la moglie, oltre al figlio o alla figlia. «Prima di sottoporre i pazienti al prelievo - chiarisce il dottor Simi - parliamo con la coppia e cerchiamo di convincerli a soprassedere, anche perché spesso un piccolo dubbio si ingigantisce se all'interno della coppia si verificano dissidi, oppure se ci sono difficoltà economiche, ma anche in caso di forme depressive che affliggono il marito». L'incerta paternità, dunque, diventa il nervo scoperto della coppia e in particolare di un marito in crisi esistenziale, professionale o emotiva. «Qualche volta ci è capitato di assistere a scene imbarazzanti, con lacrime e sceneggiate che in alcuni casi sono degenerate in offese, ma anche episodi belli, di coppie che all'ultimo momento hanno deciso di infischiarsene dell'esame e di riconciliarsi. Con altrettanto piacere ricordo qualche caso risalente alla guerra, di innamorati che si sono ricercati a decenni di distanza, così come casi di fratelli separati in tenera età. Mi è capitato di fare un test perfino a un 85enne».
 


Se proprio insistono, i coniugi devono presentarsi con il figlio ed essere muniti dei documenti di identità che vengono registrati, anche perché altrimenti il risultato è privo di valore legale, e se capita che all'ultimo momento la donna ci ripensa, l'esame salta e non se ne fa di niente. In quel caso resta la via dei laboratori privati e di internet, ma quasi mai i referti hanno valore legale e non possono essere utilizzati in una causa di divorzio o, addirittura, per il disconoscimento di paternità che è regolato dall'articolo 235 del codice civile. Il test, chiarisce il dottor Simi, viene effettuato preferibilmente su campioni di sangue, ma può bastare anche un solo capello. C'è anche chi impiega il tampone per il prelievo delle mucose orali e chi si accontenta di spazzolini da denti, gomme da masticare, mozziconi di sigarette. La certezza, se l'esame è svolto correttamente, è praticamente totale.
(05 settembre 2008)

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