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La famiglia č diventata un "tutor" PDF Stampa E-mail
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Il Censis, che ha studiato l’evoluzione dell’istituzione familiare nel nostro paese dal punto di vista economico, ha esaminato i risvolti della permanenza molto più lunga di un tempo dei figli all’interno del nucleo: così il mestiere di padre e madre è diventato più difficile.

BARBARA ARDU' ara ardu’
Roma - Che qualcosa sia cambiato è lo stesso vocabolario a certificarlo. Perché alla parola famiglia c’è un po’ di tutto. "Il nucleo di persone formato da marito, moglie e figli che convivono insieme", ma anche "con anche generi, nuore, nipoti o altri parenti". E ancora "la cerchia delle persone intime di casa". Che più generico non si può. Perché la famiglia ha subito profonde trasformazioni negli ultimi decenni. Da patriarcale, qual era, s’è ristretta, tanto che sono sempre più le famiglie monoparentali o i nuclei composti da una sola persona, spesso una vedova o un single. Ma ci sono anche le famiglie "allargate", dove convivono figli di differenti matrimoni, quelle composte da coppie gay, o da coppie di fatto.
L’urbanizzazione, il lavoro delle donne fuori casa, l’invecchiamento della popolazione, l’introduzione del divorzio, e la nascita di una coppia nuova (nata sull’amore), sono tutti fattori che hanno trasformato la famiglia. Ne hanno fatte sorgere di nuove, cambiato il rapporto genitorifigli, ma anche quello di coppia. E se il diritto ha tentato e sta tentando di andare dietro a queste trasformazioni (i ruoli all’interno della famiglia, diventano "paritari" con la legge del diritto di famiglia del 1975), più lento è stato il ruolo dello Stato. In Italia la famiglia, a differenza di altri Paesi europei, come la Francia, è meno tutelata.
La vera rivoluzione inizia negli anni ’70 con l’autonomia economica della donna, il minor impatto delle regole religiose sulla società, l’entrata in vigore della legge sul divorzio. Il legame familiare ne esce indebolito e le separazioni hanno un incremento notevole. Le famiglie con più di cinque componenti si dimezzano (erano oltre tre milioni nel ’71 sono poco più di un milione e mezzo nel 2001). «Trasformazioni che spesso sono a tutto danno delle donne spiega Lorella Salvati, psicoterapeuta che sempre più divise tra lavoro, figli, marito e cura degli anziani, sono sottoposte a un notevole stress. Non è un caso che l’Organizzazione mondiale della Sanità preveda che nei Paesi occidentali nel giro di dieci anni, la depressione costituirà la prima causa di disabilità della popolazione femminile». Ma c’è dell’altro. «La crisi dei modelli basati sull’autorità aggiunge la Salvati rende difficile anche l’autorevolezza. E a risentirne sono i figli che spesso vengono su con personalità poco strutturate, poco abituati alle frustrazioni, il che li porta a rimanere in famiglia a lungo, protetti».
Non a caso il Censis (che ha analizzato l’evoluzione della famiglia anche da un punto di vista economico), ci racconta che quella italiana è ormai una "famiglia tutor", «perché segue i figli con una logica di accompagnamento». Ma è solo l’ultima trasformazione segnalata dal centro di ricerca fondato da Giuseppe De Rita. Tramontata definitivamente la famiglia patriarcale, gli anni Settanta sono quelli della "famiglia combinatoria", impegnata soprattutto nella moltiplicazione delle attività lavorative e, di riflesso, nell’aggregazione di una pluralità di redditi di lavoro. Tutti cercano di contribuire all’obiettivo di accrescere la capacità complessiva di spesa e di risparmio. Si ricorre al doppio lavoro, all’impiego sempre più massiccio e frequente delle donne, ai lavoretti stagionali, a quelli informali e tipici dell’economia del sommerso. In questi anni il 41 per cento delle famiglie ha 2 percettori di reddito, il 18 per cento 3 e più. Il 6 per cento dei capofamiglia ha un doppio lavoro, mentre la propensione media al risparmio passa dal 9,8 per cento del 1976 al 14,4 del 1980.
Ed è proprio negli Ottanta che spunta la "famiglia s.p.a". La crescita della ricchezza ha consentito di garantire un futuro ai figli puntando sul "mattone", sui titoli di Stato, sugli strumenti azionari e su quelli nuovi, che il sistema finanziario inizia a mettere a disposizione. Un decennio durante il quale la ricchezza della famiglia cresce del 37,3 per cento.
Gli anni Novanta sono invece quelli della "famiglia competitiva". Tutti, scrive il Censis, sembrano più disposti ad assumersi maggiori rischi alla ricerca di strumenti che consentano più alti rendimenti, valorizzando nella massima misura possibile il contributo del patrimonio alla formazione del reddito presente e futuro. Anche perché il welfare inizia a traballare.
Poi però arrivano le batoste. Dopo l’ubriacatura della new economy, si fa strada un approccio più cauto agli investimenti finanziari. Le azioni non fanno più gola; i casi Parmalat, Argentina, Cirio, spaventano. E ancora più fa paura la globalizzazione. Finisce così con qualche delusione e scottatura, l’apprendistato di massa sugli eccessi delle aspettative di arricchimento rapido e diventa cruciale la capacità delle famiglie di convivere con l'incertezza.
Che a questo punto però può essere totale. Sul reddito, sul lavoro, sulla vita di coppia, sul ruolo genitoriale. Aumentano separazioni e divorzi, crescono le convivenze, le famiglie allargate si moltiplicano, i figli rimangono sempre di più a casa, o vanno via e poi tornano. Sempre più donne lavorano e affidano i figli a alle baby sitter o, dove ci sono, agli asili nido.

E il mestiere di genitore si fa difficile. Sette genitori su dieci, secondo uno studio del Censis, lamentano che oggi il "mestiere" di padre e madre è molto più difficile di ieri, anche perché la famiglia non riesce più a trasmettere valori positivi in quattro nuclei su dieci. La colpa? La concorrenza diseducativa dei media e dei nuovi giochi. E’ la fine dell’istituzione famiglia, si chiede il Censis? «Tutt’altro, visto che la metà del campione non rinuncia a dichiararsi comunque ottimista». Quattro gli assi nella manica: maggiore capacità di risparmio, aiuto concreto nel mettere su una attività economica, acquisto di una casa e stipula di polizze assicurative – grazie ai quali i genitori italiani pensano di fare la loro parte, nel garantire un domani il più possibile sereno ai propri figli.
Dal sito di reppubblica.it

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