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In Italia sempre più coppie si separano: il 25%. Unioni meno stabili dove l'occupazione è più alta.ROMA (20 settembre) - In Italia sempre più coppie decidono di separarsi o di divorziare. L'allarme è stato lanciato dall'Accademia Nazionale dei Lincei che ha condotto una ricerca intitolata "Instabilità Familiare: aspetti causali e conseguenze demografiche, economiche e sociali", coordinata Massimo Livi Bacci. Allo studio, finanziato dal ministero dell'Univeristà e della Ricerca hanno collaborato anche gli atenei di Firenze, di Messina, la Bocconi, la Cattolica di Milano, le università di Padova, di Udine, di Urbino e di Verona. Si è visto che le separazioni legali, che riguardano circa il 25 per cento dei matrimoni, sono passate dalle 51 mila del 1994 alle 83 mila del 2004. Anche per i divorzi il trend è in ascesa: dai 27 mila del 1994 a 45 mila del 2004. Le cause. Sembra che sia il lavoro a distrarre i coniugi. Infatti, nelle regioni in cui i tassi di occupazione superano il 50 per cento, come al centro-nord, i matrimoni sono meno stabili, mentre al Sud, dove le donne lavorano molto meno - circa 30 donne su 100 hanno un lavoro retribuito - le unioni coniugali durano più a lungo. La relazione tra le due serie di dati non è indicativa di un fenomeno certo, piuttosto dell'esistenza di una connessione tra la durata delle coppie e la loro situazione lavorativa ed economica. Le donne che hanno un'indipendenza economica, infatti, sono meno propense a sopportare rapporti di coppia che non vanno più bene. Ad essere più esposte al rischio sono le più giovani, quelle che hanno un titolo di studi superiore, che hanno avuto esperienze di convivenza pre-matrimoniale, che si sono sposate con rito civile o che provengono da una famiglia di divorziati. Dall'analisi dei dati raccolti non emerge, però, nessuna stretta correlazione tra la convivenza o i riti civili e la predisposizione al divorzio, anche se queste due forme di vivere un'unione sono indicatrici di una mentalità più aperta nella quale il divorzio non è visto come un problema. In Europa. Dalla comparazione tra la maggior parte dei Paesi dell'Unione europea, risulta che ovunque gli effetti economici negativi del divorzio sono sentiti più dalle donne che dagli uomini. Le donne scandinave, però, sono molto meno penalizzate rispetto a quelle britanniche o italiane. Sono le madri, infatti, che ottengono più spesso l'affidamento dei figli che devono mantenere con il loro stipendio. I figli. A proposito dei figli, poi, l'Accademia dei Lincei sottolinea come chi provenga da famiglie separate abbia un approccio alla vita meno idealista e più pragmatico: reputano meno importanti i valori della famiglia e dell'amore e più importanti la carriera e il guadagnare molto. Anche nella vita di coppia, i bambini dei genitori che non stanno più insieme considerano la fedeltà meno importante mentre più rilevanza viene data all'intesa sessuale. C'è poi una maggiore accettazione di comportamenti “trasgressivi” negli ambiti della sessualità, della vita di coppia, della bioetica e nell'assunzione di sostanze stupefacenti o alcoliche. Infine, questi ragazzi hanno la tendenza a sentirsi più tristi e insoddisfatti e a riportare maggiori difficoltà di relazione con gli altri. La separazione dei genitori non influisce, però, sui tempi di uscita dalla famiglia, ma ha effetti sulle destinazioni. Nuove unioni. Che fine fanno gli italiani che si separano? L'incidenza delle coppie ricostituite, ovvero con un precedente matrimonio alle spalle, è del 4,5 per cento. È più alta al centro nord (6,1 per cento) rispetto che al sud (2,4%).
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