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Alessandro Ciardiello, presidente di Papŕ Separati, intervistato dal Secolo XIX PDF Stampa E-mail
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 ROMA. Prima dovevano fare i conti "soltanto" con gli improperi dei congiunti o con la loro coscienza. Ammesso che ce l'avessero. Ma da oggi sui padri che trascurano la prole incomberà anche il rischio di finire in galera, a riflettere sulla propria cattiva condotta. Secondo la Cassazione, un genitore che nega il proprio affetto e il proprio sostegno morale ai figli può essere perseguito in base all'articolo 570 del codice penale, che sanziona la "violazione degli obblighi di assistenza familiare" con la reclusione fino a un anno e

con multe che vanno da 200.000 ai due milioni delle vecchie lire. Un reato in cui, secondo la Suprema Corte, è incorso Valerio P., 74 anni, di Cinisello Balsamo (Milano). Reo, scrivono i giudici, di "essersi disinteressato per circa 20 anni delle figlie sotto il profilo educazione ed affettivo, rifiutando ogni contatto con loro".
Un comportamento punibile in base all'articolo 570 "in quanto commette reato anche colui che si disinteressi completamente dei figli e del coniuge, seppure separato, rendendosi inadempiente nei loro confronti circa gli obblighi di assistenza morale connessi alla sua qualità di coniuge e di padre". I genitori insomma non possono limitarsi a versare regolarmente un assegno o a dare contributi economici alla famiglia - quando lo fanno - ma devono anche aiutare i figli a fare i compiti, insegnare loro come si sta a tavola e consolarli per le prime delusioni amorose. Facendosi trovare presenti ogni qualvolta i figli abbiano bisogno dell'indispensabile sostegno degli adulti. Devono semplicemente fare i genitori, insomma.
In caso contrario, non avranno fatto il proprio dovere. E i magistrati avranno il diritto di punirli a norma di legge. Anche con il carcere, se necessario.
La linea dura della Cassazione è apprezzata da Alessandro Ciardiello, presidente dell'associazione "Papà separati": "Questa sentenza ricorda un altro recente pronunciamento, in base a cui a era punibile il genitore separato che non esercita il diritto divisita, e ci trova pienamente concordi. Un genitore ha l'obbligo di ottemperare a tutti i suoi doveri nei confronti dei figli, sia economici sia morali. Alla nostra associazione, non possono iscriversi padri che non pagano gli alimenti. Proprio perché teniamo al massimo rispetto della legge. Ma nel rapporto con i propri bambini ovviamente non ci sono solo i soldi. Bisogna star loro vicini, con continuità e nei momenti difficili, perché questo è ciò che deve fare un buon padre". Ciardiello quindi è d'accordo con la Suprema Corte. E sottolinea l'esigenza di "rispettare sempre le disposizioni dei giudici". Ma il presidente dell'associazione evidenzia anche un altro problema: "Molti papà non vorrebbero essere visti solo come padribancomat. Ma per loro, spesso è impossibile o molto complicato vedere i figli. Ci sono padri che, nonostante lunghe battaglie giudiziarie, non vedono i figli da anni. Come quel genitore che recentemente si è tolto la vita a Torino. Con sé aveva la foto del suo bambino, che non riusciva a incontrare da tempo. Le situazioni di questo tipo sono molto frequenti, ma purtroppo se ne parla poco. E questo è un grande problema, anche perché alla fine a rimetterci sono sempre i figli". Costretti a pagare per la separazione dei genitori, vittime di ex coniugi che non sanno o non vogliono gestire il proprio rapporto dopo il divorzio. Come quando un genitore si disinteressa del tutto di loro, perché impegnato in altre relazioni o semplicemente perché insensibile. Tanto da pensare che un pezzo di carta con dei numeri possa bastare.
LUCA DE CAROLIS

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