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| Mamma era braccata dai nonni di vecchia mentalitą, che dicevano; "č tuo marito e te lo devi tenere" |
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Salve, sono una ragazza di 25 anni della provincia di Brindisi. Da 2 anni i miei si trovano ad affrontare udienze di divorzio, dapprima consensuale successivamente diventato divorzio. E' stato mio padre a fare il primo passo, ma in realtà si potrebbe dire che i miei si siano separati già poco tempo dopo il matrimonio, quando sono cominciate le prime liti, perchè mia madre ha scoperto che mio padre è un'alcolista. Purtroppo con le mentalità ristrette di 30 anni fà, non si poteva dire di conoscere bene l'uomo che si sta per sposare. Con il passare degli anni noi crescevamo e le liti aumentavano, in correlazione ai primi problemi adolescenziali che procuravamo io e mio fratello (4 anni più piccolo). Siamo cresciuti cosi in questo clima di ansie, paure, e di silenzi per la mancanza di dialogo tra tutti noi.
Mio padre di solito beveva sempre di sabato sera e di domenica,tutto il resto della settimana si limitava solo a mezza o 3/4 di bottiglia durante la cena.
Da qui le liti accusando mia madre di non essere una buona madre, di non seguirci scolasticamente, di essere troppo permissiva nel farci stare fuori casa. In realtà il rendimento scolastico si sà che in un bimbo non può essere solo addebitato ad una madre disattenta o incurante. Ci sarebbe tanto e tanto da dire, infine mio padre dichiara che mia madre sia mancata dagli obblighi da madre e da moglie. Purtroppo mia madre con il passare del tempo si era stancata di avere al suo fianco un uomo che le ripeteva in continuazione di non valere nulla, e con la situazione che correva mia madre ha cominciato a soffrire di ipertensione, a furia di star sempre in ansia e con il cuore in gola; successivamente a seguito di un episodio violento, in cui mio padre con una sberla le ha rotto il setto nasale, mia madre si è rinchiusa a vivere nel salotto in casa per tre mesi, alternando periodi di completi silenzi, e di pianto cominciando ad abusare del farmaco Lexotan perchè non smetteva mai di sentirsi tranquilla. Come poteva esserlo se si trovava a solo una porta dallo stesso uomo che continuava a terrorizzarla? Fu cosi che mia madre tentò il suicidio, ma per fortuna mio padre l'accompagnò in ospedale. Seguì un periodo in cui sembrava che tutto si poteva recuperare, ma noi figli avevamo imparato a conoscerli, e sapevamo che non era cosi... In tutti questi anni mia madre era a sua volta braccata dai suoi genitori vecchia mentalità, che le rispondevano con frasi come "è tuo marito e te lo devi tenere", "devi fare quel che dice", "pensa alla reputazione, a quel che dice la gente", "ai figli". Assurdità! Siamo cresciuti male lo stesso! Anche io ho tentato il suicidio, è stato un momento in cui seppur genitori sbagliati, intorno a me non c'era mai nessuno, ero sola. Mio fratello invece ha cominciato a far uso di droghe a 15 anni, ed infine dopo due anni è stato denunciato da mio padre per possesso di sostanze stuprfacenti, fumava cannabis, ed ha passato dai 17 anni ai 20 in una comunità terapeutica a Modena. Qui si sono susseguiti vari colloqui familiari dove con l'aiuto delle psicologhe mio fratello ha invitato mio padre a riflettere sul problema che ha... lui non ha voluto saperne nulla di ammetterlo. Ci sarebbero 20 anni della mia vita da raccontare, e sono tutti ricordi spiacevoli. Mi sono documentata ed informata sulla violenza psicologica, ebbene ogni articolo sembrava scritto su misura alla nostra famiglia. Anche se ho saputo che non è ancora riconosciuta come legge. Ad oggi, nell'ultima udienza il dolo è stato addebitato a mia madre; ma in realtà mia madre non aveva i requisiti psicologici per essere perfetta, ed un odio giustificato che le faceva rifiutare il ruolo di moglie. La mamma ci ha sempre voluti tener fuori, mio padre diciamo che ci ha tenuti buoni fin quando c'era la possibilità che il giudice ci potesse chiamare a testimoniare. Da un anno a questa parte non ho più notizie di lui, ed a settembre 2008 ha invitato anche mio fratello ad andare via da quella che lui dice è solo la sua casa. A tutto questo ora non ci sto più, o non sono dalla parte di nessuno, ma voglio giustizia! Sono entrambi colpevoli, seppur per motivi diversi. Posso presentarmi alla prossima udienza e chiedere di essere ascoltata su questo argomento? Come devo comportarmi? Potrebbe dirmi quali sono tutte e ripeto tutte le cose che posso fare per aiutare mia madre in questa situazione? La ringrazio per l'attenzione e mi scuso se mi sono dilungata cosi tanto. In attesa di una vostra risposta, vi ringrazio per l'attenzione e vi porgo distinti saluti. XXXXX XXXXX _____________________________________________
Carissima, credo che lei possa essere ascoltata, ma mi dia il tempo per documentarmi dal punto di vista legale. La sua storia è molto triste e le sono vicina col mio cuore.. Spero di poterle essere d'aiuto, per quanto mi sarà possibile. Penso anch'io che entrambi i genitori siano responsabili , e mi chiedo come mai la colpa sia stata addebitata solo a sua madre.Forse dovrei saperne un pò di più. Ritengo che forse se parlasse con suo padre,potrebbe fare breccia sul suo cuore indurito dal dolore. Non si diventa alcolisti senza motivazione, provi ad avvicinarsi a lui tentanto di comprendere anche le sue ragioni. L'affetto riesce a fare prodigi, la' dove le continue recriminazioni continuano ad aprire voragini, senza via di uscita. Lei è una ragazza molto sensibile e sono sicura che riuscirà là dove le carte e la legge da sole non potranno che fallire, percorrendo solo le strade della ragione. Auguri ed io le darò una mano per quello che potrò. A presto, un abbraccio Giovanna Lo Sapio
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