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L'impegno per l'infanzia di Don Fortunato Di Noto
Bambini e violenza in Tv negli Stati Uniti il National Television Violence Study violenza dei media nel contesto globale.
La natura e il contesto della violenza nei media americani raccomandazioni per l'industria televisiva, per i politici, per i genitori,Media e violenza in Giappone,importanza dell'educazione nei media edosservazioni conclusive.
I Media nell'Europa orientale
Albania Azerbaijian Bielorussia
Bosnia-Erzegovina Bulgaria Croazia
Repubblica Ceca Georgia Ungheria
Latria Lituania Macedonia
Moldavia Polonia Romania
Russia Slovacchia Slovenia
Ucraina
L'Unesco e la violenza nei Media
I Media in Asia
Cina India Indonesia
Giappone Malesia Nepal
Filippine Singapore Vietnam
I Media in Cina
La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino
Art. 3
Art.13
Art. 17
Dichiarazioni e Risoluzioni internazionali su "Bambini e Media"
Bibliografia
"BAMBINI E MASS MEDIA: UNA VIOLENZA SENZA CONFINE"
INTRODUZIONE
Senza dubbio oggi i media, e in modo particolare la televisione, sono facilmente accessibili da tutti e da ogni parte del mondo. Film e programmi di intrattenimento si possono vedere schiacciando un bottone da ogni luogo del pianeta e a qualsiasi ora. Tuttavia, dietro a questo aspetto positivo del progresso tecnologico, ci sono profonde preoccupazione per l'accesso troppo facile dei giovani, specialmente dei bambini, ai programmi che mostrano violenza, sesso e pornografia. Il desiderio di controllare in qualche modo questo violento attacco mediatico che non si limita ai programmi televisivi, ma comprende anche giochi elettronici, cinema, materiale audio-visivo disponibile in Internet e telefonini, è molto forte.
"La questione principale è come conciliare la preziosa e fondamentale libertà di espressione, come è stata presentata nell'articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, e come con maggiore rilevanza è stata posta nell'articolo 13 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino, con gli strumenti che si vogliono adottare per combattere la violenza e il sesso nei media, sottolinea Henrikas Yushkiavitshus, Assistente generale per la Comunicazione, l'Informazione e l'Informatica dell'Unesco". "I bambini meritano la qualità", ricorda Nils Gunnar Nilsson, rappresentante della Svezia nel Comitato esecutivo dell'Unesco, e questa aspettativa che può apparire come una considerazione ovvia, viene invece purtroppo disattesa dai media di tutto il mondo. In vari modi. Con politiche di governi e di istituzioni disattente, o con un'attenzione formale - mai sostanziale -, oppure con un uso infame della tecnologia da parte di gente senza scrupoli. Come il fenomeno agghiacciante dello sfruttamento sessuale e della pedopornografia online.
L'IMPEGNO PER L'INFANZIA DI DON FORTUNATO DI NOTO
Nell'ufficio di Don Fortunato Di Noto è appeso un disegno che riporta i pensieri di quattro bambini. Il primo recita: "Vogliamo vivere in un mondo amico". "Abbasso la pedofilia". "Rispettate i bambini, sono come i fiori, non calpestateli". Il secondo invece dice: "Non bisticciarsi, non rubare gli amici, non ferire i sentimenti degli amici, non sparlare gli amici". E' il dramma della pedofilia e della pedopornografia online.
Don Fortunato da tempo è impegnato nella lotta contro gli abusi e i soprusi praticati sui bambini via Internet. Un lavoro che lo vede presente, oltre che in Italia, anche all'estero con la sua realtà associativa "METER, Associazione Onlus" che Don Leonardo Zega decrive così: "Tra chi non si dà pace di fronte a questa ‘strage degli innocenti', c'è un prete siciliano, don Fortunato Di Noto, che torna alla carica con una formula associativa che innova in profondità stile e metodo di lavoro nella lotta contro la pedofilia e la pedopornografia. L'innovazione è frutto di una visione più ampia dei diritti dell'infanzia e della loro tutela e, soprattutto, della convinzione che non basta la repressione, demandata alle sole forze di polizia, per stroncare il turpe commercio. Ci vuole anche una rete capillare di persone competenti e motivate, capaci di collegarsi con la società in cui vivono, perché si crei una mentalità di vigilanza, di sostegno e protezione dell'infanzia come tale, rendendo l'abuso, e l'omertà che lo copre con i suoi paludosi silenzi, un crimine insopportabile per la coscienza collettiva".
Sostanziale è stato l'apporto da parte dell'Associazione Meter nella realizzazione dell'inchiesta pubblicata su La Repubblica nel mese di luglio che è l'ennesimo allarme sull'uso infame dei media da parte di persone senza scrupoli.
"Con un minimo di dimestichezza telematica e un paio di dritte giuste - scrive Paolo Berizzi, autore dell'articolo - è possibile accedere gratuitamente alla galleria degli orrori della pedofilia online. Lì si può mettere in piedi, in quattro e quattr'otto, un mercato nostrano, redditizio. Scarichi, gratis, foto vietatissime, e le rivendi". Con una semplicità assoluta è possibile creare "un free book a costo zero, lo immetti sul web, attivi le modalità di pagamento attraverso il solito sistema di carte di credito, e il gioco è fatto. In un giorno puoi mettere in cascina anche 10 mila contatti. Su 10 mila visitatori il 10 per cento (1000 utenti) acquista; un book di 10 foto viene sugli 80 euro (70$); in ventiquattro ore i più furbi riescono a tirare su anche 80 mila euro. Si chiamano pedosciacalli. Sono i nuovi raider della pedofilia telematica. Scaricano gratis e rivendono".
Alla basa di tutto quindi c'è sempre il mercato: in questo caso "il business prima del piacere sessuale. O assieme". Un incubo per le polizie postali di tutto il mondo. Navigando nel grande mare della pedopornografia è possibile capire quanto sia diffuso e quanto sia facile entrarci. Troppo, in entrambi i casi. In rete si possono conoscere i pedosciacalli e i pedofili delle chat, quelli che si scambiano materiale non a fini di lucro, ma solo per piacere. E l'emergente terrificante categoria dei pedofili culturali: la versione sofisticata, e soltanto apparentemente platonica, dell'orco. Infine non mancano i pedofili sfacciati, quelli che si mostrano in viso e ti invitano a entrare nella loro grande famiglia"
Dal 2001 a oggi la polizia postale ha monitorato 256.302 siti web, 155 sono stati quelli chiusi in Italia, 10.376 quelli segnalati all'estero. Questi siti mostrano foto e video di bambini e bambine di ogni età. Nudi, seminudi, qualcuno cosciente, la maggior parte no, tutti abusati, ridotti a pupazzi con lo sguardo vitreo dai loro aguzzini.
"Un vero e proprio viaggio nell'orrore, in un nero mercato che prevede anche la morte. I pedofili immettono nel circuito telematico immagini delle loro prede da morte dandole in pasto a pagamento fino a 20 mila euro in Europa, molto meno se riesci a scovarle sugli ormai diffusissimi e più economici portali mediorientali, soprattutto iraniani e iracheni o africani - ai maniaci del pedosnuff (snuff, morire)". (Vedi anche Occhi di Internet - Agenzia Fides). "Oppure le fissano sul digitale quando devono ancora nascere. Quando sono feti di sette-otto mesi".
"La merce più rara e più ambita della pedofilia estrema, assieme ai bambini sfigurati vittime di incidenti stradali, oggi sono le ecografie neonatali - spiega don Fortunato Di Noto, dell'associazione Meter impegnata da anni nella lotta alla pedofilia - . Gli "infantofili", e cioè gli amanti del genere da 0 a 4 anni, una tipologia in continua crescita, se le contendono a caro prezzo: anche 10 mila euro se l'immagine è nitida. E il commercio sul web è sempre più fiorente".
"Alcune ecografie provengono dagli ospedali e dagli studi medici del Sud Italia, da Napoli, da Palermo, o dai paesini dell'entroterra dove tutto accade e nessuno sa. Non sanno i medici, non sanno le ostetriche, non sanno i genitori. Chi sa benissimo ciò che sta facendo sono i cyber-utenti. Una tribù che ogni giorno a tutte le ore si scambia materiale, esperienze, curiosità, indirizzi web, consigli, sulla loro ossessione.
Sono un esercito gigantesco i pedofili virtuali. I loro portali espongono i prodotti della ditta. Si va dai neonati alle bambine di sette-otto anni. Ci sono anche le "offerte" speciali del mese. Come quella di Alex, americano del New Jersy, che vende le foto di una bambina con addosso soltanto un pannolino a "79$ per tutta la settimana". In pratica: "paghi e per sette giorni hai accesso alle immagini. Ma decine di foto sono scaricabili senza pagare. Crearsi un quaderno personale è un attimo. Rivenderlo, pure. Una delle cose più impressionanti di questo mercato è la facilità con cui da consumatore puoi diventare produttore.
Gli adolescenti sono già bombardati dai pedofili via telefonino: una pioggia di messaggi per invogliarli a spogliarsi, a inviare foto in cambio di ricariche telefoniche e piccole regali. Un adescamento sempre più diffuso che ha per obiettivo finale l'incontro".
Esistono poi le chat di boylover e girlover dove si danno appuntamento pedofili di tutto il mondo. Forum dove si può conversare liberamente e condividere la passione per i bambini e le bambine. E si scambiano indirizzi dove trovare materiale. "Sull'home page di uno dei portali più grossi e hard nel panorama della pedofilia virtuale appaiono sequenze interminabili di neonati e bambini ritratti in pose oscene. Scene di sesso tra adulti e bambini, o solo tra bambini. Sono minori di varie nazionalità. A occhio, soprattutto Europa dell'Est, Asia, Africa. Secondo i dati raccolti dall'associazione Meter e incrociati coi colleghi di altre nazioni, i bambini coinvolti nel mercato pedopornografico sono oltre 2 milioni: il 78% femmine, il 22% maschi. Per il 70% sono di razza bianca, per il 20% di provenienza asiatica e africana, e per il 10% di origine araba e mediorientale".
A disposizione dei cybernauti della depravazione ci sono anche gli archivi fotografici di questi portali dove basta cliccarci sopra e puoi scaricare tutte le immagini che si desidera.
"La centrale mondiale della pedopornografia oggi è San Pietroburgo - continua don Di Noto - La maggior parte dei bambini e anche la produzione di video e fotografie provengono da là. Gli italiani quei siti li divorano, ne creano di loro ma su server stranieri. Perché sui server italiani c'è un controllo capillare e ormai serratissimo, divulgare materiale è rischioso".
"Usa, Russia, Iran, Iraq, Israele, Sudafrica, Nigeria: la mappa dell' "olocausto bianco", come lo chiamano le decine di organizzazioni che combattono la pedofilia in tutto il mondo, è in continuo e sfuggente movimento.
Su 158 milioni di minori sfruttati ogni anno in tutto il pianeta, si calcola siano almeno 2 milioni quelli coinvolti nel mercato pedopornografico. Una tratta da 1 milione e 200 mila piccoli schiavi ogni anno. I loro corpi ingrassano gli affari dei pedosciacalli. Le persone arrestate per pedofilia on line dalla polizia postale, dal 2001 a oggi, sono state 187; 3.346 le perquisizioni, 3.655 i soggetti denunciati in stato di libertà". "Stiamo mettendo a punto una black list. In pratica vieteremo l'accesso a tutti i siti pedopornografici con i provider italiani - spiega Marcello La Bella, direttore della polizia postale di Catania - Almeno con quelli... Perché con i provider stranieri uno può accedervi comunque". "Per questo la maggior parte dei nostri pedofili on line si sposta, almeno virtualmente, in Olanda e in Belgio e nel Lichtenstein (patria dei pedofili culturali)".
Possibile che nessuno riesca a bloccare questo turpe mercato?
INTERVISTA A DON FORTUNATO DI NOTO
La situazione attuale quale'è?
I Mass Media hanno globalizzato il mondo. Mi ha impressionato la richiesta di un mio amico missionario che nella sperduta foresta aveva già trovato gli abitanti del villaggio in possesso di un cellulare e, in alcuni casi, di un personal computer o di una televisione ad alimentatore. Questo ovviamente non è un male in sé, ma dato che i modelli culturali trasmessi dai media influenzano comportamenti leciti e illeciti, violenti e no, si comprende come l'uomo non sa più vivere senza uno strumento mediatico, comunicativo. In questi ultimi anni sono innumerevoli gli studi sulle probabili cause, fra "apocalittici", catastrofici e "moderati". C'è chi vuole il bando assoluto del loro utilizzo e chi offre soluzioni "autoregolamentate": decidi tu che cosa vedere e come utilizzare il mezzo. La questione che si pone è quella di valutare se sono stato educato a saper discernere, a saper valutare, a saper usufruire di un bene, perché tali sono i media: un dono dell'uomo all'uomo, un dono di Dio all'umanità. Non sto qui ad approfondire che i media hanno quindi portato vantaggi e svantaggi: socializzazione, telemocrazia, sapere, conoscenza e informazione; ma anche messaggio come ‘merce' che influenza la scelta individuale e collettiva, quella collettiva sacrificata spesso solo per qualche "piccola lobby economica" e di "pensiero". Da qui chi ha invocato la censura (tenere fuori dalla portata dei bambini - Popper), oppure chi invoca controlli parentali e chi sostiene che è un problema non problema: tutti abbiano opportunità e scelgano. Ma quando la famiglia scompare... non è più famiglia, si innesta una povertà culturale ed educativa, almeno per i bambini, difficile che possa essere sostituita da agenzie esterne, pur riconoscendone la validità. Infatti i bambini sono coloro che hanno la "tata-tv", e impressiona molto che si sia pensato di fare anche un programma televisivo che sembra aiuti i genitori a fare i genitori attraverso la "tata in tv". Questo dimostra una grande e profonda crisi.
Quali sono gli strumenti che le istituzioni stanno adottando per combattere la violenza che si vede nei media?
Nella metà degli anni 80 si è pensato di trovare soluzioni con i "codici di regolamentazione e autoregolamentazione", si è passati dalla censura preventiva alla autodeterminazione, alla autonome scelte: date tutto, trasmettete tutto, decido io come utilizzare il mezzo. Dovrebbe essere una soluzione efficace, ma sappiamo che tale scelta deve essere accompagnata dal mondo educativo e dalle regole della convivenza civile. I bambini trascorrono molto tempo davanti alla Tv, per non dimenticare anche Internet e le nuove tecnologie. Gli studi confermano, ormai da decenni, che assistere continuamente a spettacoli violenti, causa degli effetti significativamente negativi nella sviluppo e nella formazione del bambino:
1. una permanente difficoltà di distinguere la realtà dalla finzione (visto che spesso nessun adulto è presente per fare da mediatore e da chiarificatore);
2. la disumanizzazione orientata sul soggetto: di fronte a tanta violenza il bambino può acquisire una vera mancanza di empatia nella sofferenza altrui.
3. la disumanizzazione orientata sull'oggetto: il bambino può iniziare a ritenere che in fondo gli altri siano oggetti, reificando quindi il prossimo, che diventa ai suoi occhi una cosa e non una persona;
4. di conseguenza la televisione violenta potrebbe diventare istigatrice di azioni aggressive. (si veda gli studi di Boccia, Popper, Monico, McQuail).
Chi ha in mano il potere della comunicazione, invece di mercificare la parola, le immagini, i suoni abbia quindi la grande capacità umana e la saggezza lungimirante di pensare più al futuro dell'umanità che al profitto. La cattiva televisione, i cattivi maestri che non sono i media, ma coloro che utilizzano i media hanno avuto, e ancora oggi hanno una grande responsabilità: o lo scadimento collettivo o la capacità di elevare l'individuo e la collettività a vette di "genialità" e a "futuri prospettici per il bene di tutti".
Come si può conciliare la libertà di espressione con gli strumenti che si vogliono adottare per combattere la violenza nei media? Come giudica questi strumenti? Cosa suggerisce?
La libertà di espressione è un diritto fondamentale di ogni individuo, guai a sopprimerla. Ma la libertà di espressione ha una linea di margine se non rispetta l'altra libertà individuale. Faccio un esempio se qualcuno mi dice che la pedofilia è un bene per il pedofilo e che non c'è nulla di male ad avere relazioni e rapporti con i bambini e che, io adulto, stabilisco che i bambini, anche a 5, 6, 12 anni possono scegliere liberamente chi strumentalizza la propria perversione, credo che ci sia non una libertà (anche se lo può esprimere) ma una "apologia di delitto" che istiga alla sopraffazione e alla violenza. Non dobbiamo invocare alla censura, né tantomeno a repressione dittatoriale; il percorso, lungo, possibile, ma difficoltoso è "educare l'uomo ad amare l'uomo". Senza radici, senza storia, senza conoscenza l'uomo ricade nella barbarie e nella violenza. E' un progetto culturale a lungo termine. Ma credo che pochi sono capaci di investire risorse e strategie per ciò.
La società civile che cosa può fare?
In una società democratica e civile bisogna conoscere ciò che la legge, i codici ci offrono e agire di conseguenza. Un esempio, perché solo pochi, a volta solo un papà o una mamma segnalano un programma violento a chi di competenza e non tutta la società? Immaginate milioni e milioni di persone che protestano per un film trasmesso in fascia protetta, oppure in merito alle pedopornografia online e all'invasione di immagini porno, truculente e violente trasmesse da chiunque e attraverso ogni mezzo. Perché non c'è una massiccia e pacifica rivoluzione? Perché, secondo me, le rivoluzioni non si fanno solo per i principi, ma perché si ama l'uomo e la sua umanità. Si è distrutto, negato Dio.... oggi si è passati a distruggere l'uomo e la sua umanità Questo è il dramma dei Mass media: comunicano...pur sapendo di non comunicare!
5. La Chiesa che cosa fa?
Alla luce del messaggio evangelico - della Parola resasi carne -, la Chiesa rimane sempre il luogo dove si sperimenta nella parola la bellezza dell'amore di Dio. Non a caso in ogni Diocesi e in ogni Conferenza Episcopale nel mondo c'è un Ufficio per le comunicazioni sociali, oppure associazioni che si occupano di media. Educare all'uso consapevole, trasmettendo la bellezza dell'Amore di Dio in Gesù Cristo, nel rispetto di tutti per il bene di tutti. Credo che così si possa sintetizzare l'opera della Chiesa. Ovviamente stiamo attenti a non cadere anche noi nella trappola di non fare risplendere, attraverso la parola, le immagini, i suoni, il Volto amorevole trinitario.
In confronto con gli altri Paesi - per es. America, Cina, India, Francia ecc. - l'Italia è avanti o è invece in ritardo? Ossia in un'eventuale classifica tra i Paesi riguardo alla questione della difesa dei minori l'Italia che posto occuperebbe?
L'Italia ha come sempre ottime leggi, buoni codici..... dipende dai gestori: l'audience e la merce per far profitto spesso è al primo posto per il bene dell'utente. Qualcuno dice che è l'utente che vuole questo... io ho i miei dubbi. Nel 2003, partecipando al Seminario europeo dei Ministri della comunicazione, come uditore del Ministero italiano, l'Italia è risultata in una buona posizione, non ottima. C'è ancora molto da fare per una globalizzazione delle norme e dei comportamenti.
BAMBINI E VIOLENZA IN TV NEGLI STATI UNITI
Gli americani vivono in una società violenta. Statistiche allarmanti rivelano preoccupanti cambiamenti nella società degli Stati Uniti a causa della violenza in aumento. Già dal 1993, un grido di allarme è stato lanciato dal Rapporto stilato dall'Associazione Americana di Psicologia che rivelava come le pistole venivano usate in oltre il 75% dei crimini compiuti dagli adolescenti. E la situazione è peggiorata in modo costante. I crimini violenti con l'uso delle armi sono aumentati negli anni '90. E continuano ad aumentare ancora oggi.
Risale al 1994 lo studio più importante, mai realizzato prima, sulla violenza nella televisione americana, il National Television Violence Study, fortemente voluto dal pubblico americano e dagli esponenti politici preoccupati dal rapporto fra violenza nella televisione e violenza nel mondo reale.
Una ricerca compiuta dall'FBI ha indicato un aumento del 75,6% negli assalti con uso di armi dal 1995 al 2004 (fonte: FBI, 2005). Gli americani hanno la percentuale più alta al mondo di crimini. Ma i numeri che raccontano la storia più tragica riguarda bambini e adolescenti:
Fra i giovani di età tra i 14 -24 anni, l'omicidio è la seconda causa di morte e per i giovani afro-americani l'omicidio è la prima causa
Gli adolescenti sono responsabili per il 24% di tutti i crimini violenti per i quali è previsto l'arresto. La percentuale è aumentata nel tempo per quelli che hanno tra 12-19 anni, mentre è scesa per quelli che hanno dai 35 anni in su. Secondo rapporti Federali sul crimine nel 2005, l'arresto dei giovani per detenzione illegale di armi da fuoco è aumentato dell'11,3% tra il 1995 e il 2004. Ed è in costante aumento.
Ogni 5 minuti un bambino è arrestato in America per aver commesso un crimine mentre l'uso delle armi uccide un bambino americano ogni tre ore.
Un bambino che cresce a Washington DC, o a Chicago corre il rischio di essere ucciso 15 volte di più di un bambino che cresce nell'Irlanda del Nord.
Al termine della scuola elementare un bambino americano ha assistito ad oltre 8 mila crimini e ad oltre 100 mila atti di violenza (Huston et alii, 1992, "Big World, Small Screen: The Role of Television in American Society", University of Nebraska, Lincoln). Va comunque fatto osservare che la violenza vista nei media può non essere l'unica causa della condotta violenta e può non avere lo stesso effetto su chi la vede. Tuttavia oltre 40 anni di ricerca indicano con certezza che esiste un sicuro rapporto tra essere esposti alla violenza e avere comportamenti violenti.
Gli Stati Uniti sono grandi consumatori di televisione: il 98% dei 95 milioni di case americane ha la televisione e quasi tre quarti hanno più di una televisione; due terzi hanno la televisione via cavo e quattro quinti hanno il video registratore. La televisione è accesa in media oltre 7 ore al giorno nelle case americane (fonte: Broadcasting and Cable Yearbook, 1996).
Ma soprattutto, la televisione che gli americani guardano ha dei programmi molto violenti e i programmi televisivi trasmessi in tutto il mondo, attraverso multinazionali americane o altro come Sky di Rupert Murdoch, contribuiscono nella diffusione di questa violenza.
Il National Television Violence Study
Il National Television Violence Study raccoglie i risultati di tre anni di ricerca svolta dal 1996 al 1998. Durante questo tempo i ricercatori hanno monitorato oltre 23 canali televisivi americani. Nello specifico, ogni anno sono stati visionati 3.200 programmi e 2.700 sono stati analizzati per come hanno rappresentato la violenza.
I risultati hanno messo in evidenza piccolissimi cambiamenti da un anno all'altro. La maggior parte degli spettacoli della tv americana ha, come minimo, 1 atto di violenza; il contesto nel quale la violenza è presentata è "pulito"; la violenza viene raramente punita; non sembra causare danno alle vittime. E ancora, i ricercatori hanno visto che in oltre il 70% delle scene violente, l'autore della violenza rimane impunito. Soltanto in alcuni casi i cattivi vengono puniti alla fine del programma.
Per di più, le conseguenza negative di atti violenti (la morte di un familiare, il dolore, gravi disagi psicologici, ecc.), spesso non sono rappresentate.
Violenza dei Media nel contesto globale
Studi, ricerche, indagini, analisi, realizzate negli Stati Uniti in più di 40 anni hanno messo in evidenza il problema legato alla violenza nei media.
Non è ancora del tutto chiaro se l'ampiezza degli effetti della violenza televisiva in paragone con altre cause della violenza americana e della nostra società violenta è grande o piccola. Ma è innegabile che assistere a scene violenti influenza in qualche modo il comportamento e il pensiero dei bambini.
La natura globale dei media mette insieme continenti lontani, America, Europa, Asia, Africa. E' possibile dunque che i programmi televisivi americani venduti e commercializzati in altri paesi destino preoccupazioni e suscitino provvedimenti. Ma la questione è non tanto se la violenza dei media ha un effetto, ma quanto sia importante questo effetto paragonato ad altri fattori che sono causa dell'attuale livello criminale presente negli Stati Uniti e in altri Paesi industrializzati.
La ricerca futura deve avere come scopo quello di stabilire chi è il più esposto alla violenza dei media e, soprattutto, che tipo di interventi possono aiutare a diminuire la sua influenza. Nel frattempo qualsiasi misura che aiuti ad adottare politiche e pratiche per ridurre i modi socialmente inappropriati di presentare la violenza e aumentare i modi socialmente responsabili dovrebbe essere incoraggiata da tutta la società civile.
I bambini e i media sono una sfida e una questione pubblica permanente che deve riguardare tutti coloro che si occupano del benessere dei più piccoli.
(Fonte: "Children and Television Violence in the United States", Ellen Wartella, Adriana Olivarez e Nancy Jennings, College of Communication and Walter Cronkite Regents Chair in Communication dell'Università del Texas, Austin, Usa).
LA NATURA E IL CONTESTO DELLA VIOLENZA NEI MEDIA AMERICANI
Un lavoro condotto da un gruppo di ricercatori americani ha messo in evidenza quattro elementi principali che caratterizzano gli effetti della violenza nei media:
La violenza nei media ha effetti antisociali sugli utenti
Sono di tre tipo gli effetti principali che scaturiscono dalla violenza nei media:
-si apprendono atteggiamenti e comportamenti aggressivi
-si sviluppa una mancanza di sensibilità alla violenza
-aumenta la paura di essere vittime della violenza
3. Non tutte le forme di violenza hanno lo stesso grado di rischio
4. Gli spettatori non subiscono la violenza nello stesso modo
Sulla base di questo lavoro il gruppo - composto da Barbara J. Wilson, Dale Kunkel, Dan Linz, W. James Potter, Ed Donnerstein, Stacy L. Smith, Eva Blumenthal, Mike Berry and Joel Federman dell'Università di California, Santa Barbara -, ha stilato un elenco di raccomandazioni:
Per l'industria dei media
Produrre più programmi senza violenza e quando un programma contiene atti di violenza ridurre questi atti quanto più possibile
Essere accorti nel mostrare:
che gli atti violenti siano puniti
le conseguenze negative degli atti violenti, sia quelle più immediate che quelle più a lungo termine
altre alternative per la soluzione dei problemi che non l'uso della violenza
meno giustificazioni per le azioni violente
Contrapporre un argomento anti-violento ogni volta che viene la violenza
Per i politici
Riconoscere che il contesto è un aspetto essenziale della violenza nei media e affidarsi alla conoscenza scientifica per identificare gli aspetti del contesto che pongono il rischio maggiore
Continuare a monitorare la natura e la portata della violenza nei media.
Per i genitori
Essere consapevoli dei rischi legati alla violenza nei media
Considerare il contesto delle immagini violente nella scelta del programma da far vedere ai bambini
Considerare il livello di sviluppo del bambino al momento della scelta del programma
Riconoscere che alcuni cartoni animati violenti sono ad alto rischio per i bambini che possono imparare la violenza
(Fonte: National Television Violence Study, vol. 2, Centre for Communication an Social Policy, University of California, Santa Barbara, Usa).
MEDIA E VIOLENZA IN GIAPPONE
Sebbene la ricerca riguardo alla violenza sulle tv giapponesi sia ancora poco sviluppata tuttavia l'argomento è considerato di grande importanza dall'inizio della programmazione della tv giapponese.
Prima ancora che la televisione venisse introdotta in Giappone, nel 1953, c'era una certa preoccupazione sugli effetti possibili nella società, soprattutto sugli effetti negativi che la violenza in tv poteva avere sui bambini.
E, nei primi tempi della tv giapponese, non soltanto gli strumenti, le tecniche e i programmi televisivi erano molto influenzati, in modi diversi, dagli Stati Uniti, ma anche le discussioni sugli effetti possibili di questo nuovo mezzo risentivano molto del pensiero americano. Se, all'inizio, la tv giapponese ha contrastato la messa in onda di programmi televisivi violenti come il wrestling, con il tempo questa tendenza è cambiata. Un'indagine degli anni '90, condotta da giapponesi e americani mostra che diversi programmi giapponesi avevano addirittura più violenza dei programmi americani.
In cifre: il 59,4% dei film americani aveva la violenza come argomento, mentre quasi tutti (il 97,1%) i film giapponesi avevano atti di violenza come argomento.
Lo studio ha, poi, messo a confronto i film di entrambi i Paesi analizzando il loro contenuto. Sono emerse alcune similitudini, ma soprattutto molte differenze. Per esempio, l'obiettivo principale dei personaggi giapponesi può riflettere lo spirito tradizionale del "sacrificio personale", o Giri-Ninjo. Mentre, la gioia personale e le relazioni intime sono emerse come tendenza nei personaggi americani. Le differenze riguardo alla violenza e alla descrizione del sesso, sono dovute a una diversa politica di programmazione e di regolamentazione dei due Paesi; il codice di regolamentazione sembra essere più severo negli Usa che in Giappone.
Negli anni '90, un importante studio - l'Amic (Asian Mass Communication Research and Information Centre) - , lanciò la proposta di un progetto di ricerca per studiare la violenza nelle televisioni dell'Asia. Otto Paesi, compreso il Giappone, hanno partecipato a questo progetto: è stato il primo studio scientifico comparato condotto nei Paesi asiatici su questo argomento.
Da questo lavoro è emerso, tra le altre cose, che i programmi stranieri avevano in tutti gli otto Paesi, più violenza dei programmi locali in generale. Ancora più importante era la differenza culturale che era dietro al modo di presentare la violenza, come per esempio la tendenza nei programmi asiatici a dare un grande risalto alla descrizione della violenza e, addirittura, a glorificare il sacrificio delle vittime. Inoltre nelle tv asiatiche la violenza veniva rappresentata soprattutto causata da conflitti personali e interfamiliari e non scatenata da fattori istituzionali come avviene invece frequentemente nei programmi occidentali.
Nel "Brief Abstract of Violence on Television in Asia" di Goonasekera e Yut Kam, viene fatto un paragone tra la violenza in televisione nei programmi occidentali e in quelli asiatici mandati in onda in 8 Paesi dell'Asia. I risultati delle differenze culturali della violenza in Tv sono:
PROGRAMMI OCCIDENTALI PROGRAMMI ASIATICI
Più incidenti violenti Meno incidenti violenti
Meno descrizione del dolore delle vittime Glorificazione del dolore
Violenza descritta con meno dettagli Violenza descritta nei singoli dettagli
Violenza "pulita". Poco o niente sangue Sangue abbondante
Eroi e furfanti commettono violenza Eroi e furfanti commettono violenza
Eroe soffre meno violenza dei cattivi Eroe soffre più violenza dei cattivi
Cattivi dalle classi alte e basse Cattivi quasi sempre dalle classi alte
Violenza soprattutto nel contesto di conflitti sociali e istituzionali Violenza soprattutto dovuta a vendette personali, conflitti interfamiliari,
Importanza dell'educazione nei media
E' questa una questione molto importante per i bambini che potranno imparare come guardare la tv e come usare gli altri media in modo che sia positivo e utile per loro. Come i bambini diventano grandi e come la loro comprensione dei meccanismi dei media si sviluppa, ecco allora che i diversi media possono diventare degli strumenti importanti che i bambini possono usare per esprimere se stessi. Ma è importante che anche gli adulti comprendano il contesto dei media tecnologicamente più aggiornati sia per loro stessi che per dare un efficace consiglio ai bambini da vari punti di vista: come genitori, come insegnanti, come una provider di diversi software per bambini.
Osservazioni conclusive
Diverse forme di cooperazione possono diventare molto importanti come la cooperazione interdisciplinare e quella internazionale. Ma soprattutto è essenziale pensare alla crescita del bambino, all'educazione e allo sviluppo dei media, non in termini di una nazione o di una società, ma piuttosto dal punto di vista globale come futuro di tutta l'umanità.
Tutti i Paesi devono avere "un'attenzione speciale al problema della violenza nei media", sottolinea Sachiko Imaizumi Kodaira dell'NHK Broadcasting Culture Research Institute di Tokyo, che si auspica "che questo problema possa essere, per i politici, gli insegnanti e gli operatori dei media, un'occasione straordinaria di lavorare insieme per raggiungere una soluzione giusta che metta fine al problema una volta per tutte e allo stesso tempo che valorizzi l'aspetto positivo dei media nel suo insieme spesso dimenticato.
(Fonte: "A Review of Research on Media Violence in Japan", Sachiko Imaizumi Kodaira, NHK Broadcasting Culture Research Institute, Tokyo, Giappone).
I MEDIA NELL' EUROPA ORIENTALE
"Children's Film and Television in Centrale and Eastern Europe", è un prezioso opuscolo compilato da Irving J. e Tadros C. che informa sulle legislazioni di 19 Paesi europei riguardo le immagini violente trasmesse in Tv.
In Albania, c'è un sistema di auto-regolamentazione che non manda in onda programmi violenti o erotici in orari in cui i bambini potrebbero essere davanti alla Tv.
Nella Repubblica dell'Azerbaijan "per la protezione pubblica, la distribuzione di film che promuovono violenza o crudeltà è punibile con la prigione fino a due anni oppure con una multa equivalente a 700/800 volte il salario minimo".
Nella Repubblica della Bielorussia "ogni uso di mass media, letteratura, spettacoli, ecc, che include pornografia, violenza e crudeltà, o qualunque cosa che possa offendere la dignità umana e influenzare i bambini in modo dannoso incoraggiandoli a violare la legge, è punibile per legge".
In Bosnia Erzegovina "la produzione e la distribuzione di film non è sottoposta a legislazione. Non esiste alcuna legge che regoli i film per bambini o la televisione per bambini".
Nella Repubblica di Bulgaria la legge del 1996 sulla radio e la televisione "non permette durante la programmazione dalle 6 alle 20 di mandare in onda spettacoli potenzialmente dannosi allo sviluppo psicologico, fisico e morale di bambini e adolescenti".
Nella Repubblica di Croazia "la produzione e la distribuzione dei film non sono soggetti a legislazione", tuttavia i broadcasters "non devono offendere la moralità pubblica, non devono mostrare la pornografia, accentuare la violenza o suscitare odio razziale, religioso e etnico".
Nella Repubblica Ceca, "mandare in onda programma che promuovono la violenza e il sesso è proibito dalla televisione Ceca che ha un comitato etico che si occupa di dare suggerimenti su queste materie".
In Estonia la legge del 1992 stabilisce che "è proibito produrre o mostrare ai bambini materiale stampato, video, o ogni altro materiale che diffonde la crudeltà e la violenza".
Nella Repubblica della Giorgia i minori sono protetti dal vedere film pornografici e violenti per legge.
La legge del 1996 dei Media in Ungheria è molto simile.
Nella Repubblica di Latvia l'Electronic Mass Media Act del 1995 stabilisce che "sono proibiti tra le 7 e le 22 i programmi che contengono violenza in forma visuale o testuale e trame associate all'uso di droghe".
In Lituania, in base alla legge del 1991, è proibito "mandare in onda pornografia e violenza".
Nella Repubblica di Macedonia, secondo la legge del 1997, "è proibito mandare in onda programmi con contenuti indecenti, e in modo particolare con pornografia e violenza".
In Moldavia la legge sui mass media non è specificatamente indirizzata ai bambini. Tuttavia la televisione pubblica ha adottato dei regolamenti interni.
In Polonia il Broadcasting Act del 1992 affronta anche la violenza sugli schermi.
In Romania, secondo una legge del 1994, sono proibite immagini pornografiche e violente.
In Russia la legge sui Mass Media del 1991 protegge i bambini dal guardare pornografia e immagini violente.
La Slovacchia ha una legge sugli audiovisi del 1995. La protezione dei bambini dalle immagini violente trasmesse sugli schermi non è stata ancora riconosciuta come un problema nei programmi di produzione slovacca. Tuttavia le scene violente vengono mostrate più frequentemente nei programmi televisivi di importazione e nei programmi televisivi stranieri disponibili via satellite o ritrasmessi via cavo. Senza copertura legislativa è possibile soltanto adottare misure amministrative nella forma di licenze e di raccomandazioni per le emittenti...con lo scopo di prevenire gli eccessi di contenuti o forme violente sugli schermi.
La Repubblica di Slovenia ha adottato il modello dell'European Broadcasting Union.
In Ucraina non c'è alcuna legge specifica che affronti il problema della violenza sugli schermi.
(Fonte: "What Do We Know About European Research On Violence in the Media", Olga Linné, Centre for Mass Communication Research, University of Leicester, Leicester, Regno Unito).
ALCUNE CONSIDERAZIONI SUI MEDIA IN ARGENTINA
Dallo studio sul perché si guarda la violenza in tv - che Tatiana Merlo-Flores, dell'Università Cattolica di Buenos Aires, ha condotto in Argentina - è emerso, tra le altre cose, che "la scelta dei programmi riflette una realtà sociale" e che "la televisione compensa i bisogni sociali". "Avere conoscenza, soprattutto di se stessi, - mette in guardia la Merlo-Flores - è uno dei compiti più ardui che l'uomo deve affrontare per stare in pace e soltanto conoscendo se stesso l'uomo può stabilire legami profondi con gli altri. Per questo la televisione deve essere usata per soddisfare i bisogni più alti dell'uomo in questa epoca: arrivare a conoscere chi è e recuperare la propria identità in un periodo storico in cui uno è quello che sembra essere. Inoltre Tv va usata per arrivare a una profonda comunicazione interpersonale, quando la cultura consumistica e materialistica ci porta invece a comunicare attraverso il possesso e attraverso un'overdose di informazioni, dimenticando che il più grande bisogno della persona umana è conoscere se stessa per realizzarsi".
Secondo McLuhan "la televisione offre un'esperienza altamente attiva e partecipativa; il bambino è, infatti, l'associato del producer televisivo. La qualità variegata e la poca informazione che caratterizza l'immagine fa scattare un' "accogliente" o "altamente partecipativo" effetto. "Ogni informazione ottenuta va completata dallo spettatore". Secondo l'ipotesi di McLuhan, i bambini completano con la loro stessa realtà tutto quello che la televisione ha da offrire loro.
L'UNESCO E LA VIOLENZA NEI MEDIA
L' "Unesco Global Study on Media Violence" è il più grande studio, mai realizzato prima - sul ruolo dei Media e della violenza in televisione a cui hanno partecipato 3.500 bambini provenienti da 23 diversi Paesi del mondo. Lo studio è anche unico sotto altri aspetti. Per la prima volta, nazioni in crisi (zone di guerra e aree con un alto tasso di criminalità) hanno fatto parte del campione di ricerca. Alcuni dei Paesi che hanno avuto un ruolo nello sviluppo sociale e tecnologico non avevano mai partecipato prima a uno studio empirico delle scienze sociali sui media.
A questo studio i Paesi che hanno aderito sono: Angola, Argentina, Armenia, Brasile, Canada, Costa Rica, Croazia, Egitto, Fiji, Germania, India, Giappone, Mauritius, Paesi Bassi, Perù, Filippine, Qatar, Sudafrica, Spagna, Tagikistan, Togo, Trinidad e Tobago, Ucraina. Questi Paesi rappresentano un largo spettro dello sviluppo umano e tecnologico e le principali culture del mondo, e di conseguenza sono una gamma rappresentativa.
I risultati dimostrano che il 93% dei bambini ha accesso a una televisione. Il 99% riguarda l'emisfero nord-occidentale, l'83% riguarda l'Africa, con l'Asia e l'America Latina in mezzo. Per i bambini che vanno a scuola la televisione è la fonte di informazione e di intrattenimento più potente. La radio e i libri non hanno la stessa distribuzione globale.
I bambini del mondo trascorrono una media di 3 ore al giorno davanti allo schermo con un ampio spettro di immagini che possono vedere. Oltre il 50% del tempo è quindi trascorso dai bambini con questo mezzo, invece che in altre attività extra-scolastiche come giocare, stare con la famiglia, con gli amici o leggere.
La Tv è diventata il principale fattore di socializzazione e domina i bambini nelle aree urbane e in quelle rurali elettrificate di tutto il mondo.
In particolare i ragazzi sono affascinati dagli eroi aggressivi: l'88% dei bambini di tutto il mondo conoscono "Terminator" di Arnold Schwarzenegger. Il 51% dei bambini che vivono in ambienti molto violenti (guerra, crimine) vorrebbero essere come lui, mentre soltanto il 37% dei bambini che vivono in contesti con un basso tasso di violenza lo vorrebbero imitare. Chiaramente i bambini hanno bisogno e usano gli eroi dei media come modelli da imitare per affrontare le situazioni difficili. E queste sono tantissime per i bambini del mondo.
Un'alta percentuale di bambini vive in uno stato emozionale problematico. Quasi la metà dei bambini dice che sono ansiosi quasi sempre o spesso; il 9% è dovuto fuggire da casa almeno una volta nella vita; il 47% dice che vorrebbe vivere in un altro Paese. Nelle aree con un alto tasso di violenza, il 16% dei bambini dice che la maggior parte della gente nei loro quartieri muore perché altri li uccidono. In queste aree violente, il 7,5% dei bambini ha impugnato un'arma contro qualcuno. In questa situazione gli eroi dei media sono usati per fuggire o per compensare i disagi e i problemi che i piccoli vivono. Per i ragazzi, il modello da imitare è quello aggressivo (il 30% parla di un eroe in azione), per le ragazze sono le pop star e i musicisti. Esistono anche delle differenze tra i Paesi: l'Asia ha il tasso più alto di preferenza per gli eroi in azione (34%), l'Africa ha il tasso più basso (18%), con l'Europa e l'America in mezzo (25% ognuno).
Un terzo dei bambini che vivono in contesti di violenza crede che la maggior parte della gente del mondo è cattiva, mentre tra i bambini che vivono in situazioni a basso tasso di violenza soltanto il 5% di loro ritiene che la maggior parte della gente del mondo è cattiva. In entrambi i gruppi, tuttavia, c'è una notevole sovrapposizione tra quello che percepiscono come realtà e quello che vedono alla televisione (quasi il 44%).
Molti bambini sono circondati da un ambiente dove il "reale" e i media contribuiscono a far credere che la violenza sia naturale.
L'influenza della violenza nei media sui bambini si può spiegare principalmente con il fatto che il comportamento aggressivo viene premiato. Il 47% dei bambini che preferiscono trasmissioni aggressive vorrebbero essere coinvolti in una situazione pericolosa (mentre tra i bambini che hanno espresso altre preferenze per i programmi, soltanto il 19% vorrebbe essere coinvolto in una situazione pericolosa). Nelle nazioni con un alto livello di sviluppo tecnologico i bambini rafforzano la tendenza a preferire situazioni pericolose. E la grande varietà dei mezzi di comunicazione disponibili sul mercato aumenta costantemente il desiderio di soddisfare in continuazione i bisogni fisiologici che scattano attraverso il contenuto aggressivo dei media.
Conclusioni
la violenza nei media è universale e viene presentata in un contesto di riconoscimento e di premiazione
a seconda della personalità dei bambini e della loro esperienza di vita quotidiana, la violenza nei media soddisfa diversi bisogni: "compensa " le proprie frustrazioni e le mancanze in ambienti difficili; offre il "brivido" ai bambini che vivono in ambienti meno problematici e per i ragazzi crea un punto di riferimento per i modelli da imitare
ci sono molte differenze culturali, ma le conseguenze della violenza nei media sono simili in tutto il mondo
Il problema non sono i film in sé stessi, ma la diffusione e la onnipresenza della violenza nei media (da 5 a 10 atti di violenza per ogni programma televisivo della durata di un'ora in molti Paesi) che contribuisce allo sviluppo di una cultura globale aggressiva
la "normalità" e la "premiazione" della violenza sono messe più in evidenza rispetto ai modi non aggressivi usati per affrontare la propria vita. Per questo la violenza nei media prevale a livello globale
Che cosa si può fare in questa situazione?
Sono tre le strategie principali che andrebbero considerate a livello internazionale:
Fare un dibattito pubblico e incontri su basi comuni tra: politici, produttori, pedagoghi, genitori e utenti
Sviluppare nuovi codici di comportamento e di auto-controllo tra i professionisti dei media
Promuovere l'educazione dei mezzi di comunicazione per creare utenti competenti e critici dei media
(Fonte: "The Unesco Global Study on Media Violence", Jo Groebel, Utrecht University, The Netherlands. Report Presented to the Director General of UNESCO).
I MEDIA IN ASIA
In Asia, secondo uno studio condotto da Anura Goonasekera direttore di ricerca dell'"Asian Media Information and Communication Centre" all'Università Tecnologica Nanyang di Singapore, la maggior parte dei programmi non vengono prodotti nell'interesse dei bambini.
In molti Paesi asiatici i bambini con meno di 15 anni costituiscono il 40% della popolazione. Questa proporzione sale nei Paesi più poveri come l'India e il Bangladesh. Tuttavia soltanto una piccola percentuale dei programmi televisivi, radiofonici, cinema, libri, riviste e giornali vengono prodotti per i bambini. I media destinati ai bambini sono davvero molto pochi. E' stato stimato che in alcuni Paesi asiatici come l'India, il Bangladesh e lo Sri Lanka, questi sono meno del 5%. La mancanza di informazione su bambini e media è indicativo della mancanza di interesse tra gli studiosi e le classi dirigenti a questo argomento. E' anche indicativo della mancanza di una politica adeguata riguardo alla comunicazione per i bambini. Questa situazione diventa più evidente considerando il fatto che in molti dei Paesi più poveri dell'Asia, un grande numero di bambini che dovrebbe andare a scuola non frequenta invece l'istituzione scolastica. Il numero è particolarmente alto nel caso delle ragazze asiatiche. Inoltre, in quei Paesi dove l'economia è in rapida crescita e si corre per rimanere competitivi, la commercializzazione, che non dà tregua e che si impone prepotentemente, è entrata nella programmazione dei media per i bambini.
In Cina ci sono due tipi di programmi dedicati ai bambini. Un tipo sono i programmi rivolti direttamente ai bambini: questi programmi comprendono intrattenimento, educazione e notizie. L'altro tipo sono i programmi rivolti agli adulti e ai loro doveri verso i bambini.
In India il numero totale dei programmi per i bambini in tutti i canali televisivi è meno dell'1%. La maggior parte di questi programmi sono pensati per i bambini della classe alta urbana. Tuttavia questi non sono popolari perché manca l'intrattenimento. Nemmeno un programma tra quelli nominati dal campione dei bambini intervistati è stato fatto in India. Nessuno dei networks ha politiche specifiche che diano attenzione e creino programmi sui diritti dei bambini. Un evidente gap nella programmazione televisiva per i bambini in India è l'assenza di fatto di programmi realizzati specificatamente per gli adolescenti.
In Indonesia la grande competitività per i guadagni pubblicitari è stata la causa della poca attenzione data ai programmi per bambini perché questi programmi vengono considerati poco attraenti dagli inserzionisti che pagano la pubblicità. L'arrivo della televisione privata e la mancanza di politiche adeguate e di linee guida riguardo al contenuto della programmazione ha portato ad una situazione confusa e fuori controllo. E, quindi, è diventato molto difficile sviluppare la tv per bambini. Il lavoro condotto da Anura Goonasekera mostra che dei 15 programmi preferiti dai bambini, 7 erano programmi per adulti. I manager delle televisioni avevano poca o nessuna conoscenza sulla Convenzione dei Diritti del Bambino dell'Onu.
In Giappone l'emittente televisiva giapponese NHK ha un ruolo guida nella produzione dei programmi per bambini. Le sue produzioni piacciono e hanno un valore educativo. I programmi per i bambini vanno in onda in tre dei quattro canali della NHK. A differenza della NHK, che è una Tv pubblica, le stazioni commerciali in Giappone non hanno programmi ad hoc per i bambini. I programmi per i più piccoli sono inclusi nei programmi destinati alla famiglia. I programmi per bambini più visti dai bambini giapponesi sono fatti in Giappone. I produttori della NHK conoscono bene i diritti del bambino stabiliti dalla Convenzione dell'Onu. E la pubblicità per i diritti dei bambini viene fatta attraverso programmi di informazione e di educazione.
In Malesia l'emittente televisiva di governo, la RTM, sta facendo notevoli sforzi per produrre programmi adatti a bambini. Al contrario, le televisioni commerciali, TV3 e METROVISION, non hanno manifestato un simile atteggiamento. Questa negligenza è dovuta alla convinzione che i programmi per bambini non portano soldi agli inserzionisti che pagano la pubblicità per i loro prodotti. I produttori della RTM conoscono bene i diritti dei bambini della Convenzione dell'Onu. E questa conoscenza è arrivata attraverso varie conferenze internazionale alle quali hanno presto parte. Le emittenti private, invece, non sono al corrente, o conoscono vagamente, la Convenzione dell'Onu sui diritti del bambino.
In Nepal i severi vincoli finanziari hanno ostacolato la produzione dei programmi televisivi per i bambini. Questi programmi non sono prioritari perché vengono percepiti non adatti alla vendita della pubblicità. La mancanza di un'adeguata formazione nella produzione di tali programmi e la mancanza di creatività non aiuta a rendere la situazione migliore. I produttori della televisione del Nepal hanno soltanto sentito parlare dei diritti del bambino della Convenzione dell'Onu e non ne conoscono il contenuto.
Nelle Filippine c'è stato un interesse crescente per i programmi per bambini. Ma si tratta comunque di un'area lasciata da parte. La mancanza di guadagni nei programmi per bambini è il motivo principale di questa indifferenza. Inoltre, molti dei problemi che riguardano i più piccoli sono diventati questioni politiche. A volte il modo in cui la tv presenta questi argomenti non è nell'interesse migliore per i bambini. Per esempio, i piccoli che hanno subito violenze sessuali o di altro tipo vengono obbligati a riferire dettagli terribili a beneficio dell'audience televisivo. Diverse proposte di legge sono state presentate al Congresso delle Filippine per migliorare la programmazione televisiva per i più piccoli. Queste includono anche l'introduzione di un sistema di controllo e di regolamentazione della pubblicità in tv.
Nel Singapore c'è stato un ritorno d'interesse per i programmi televisivi per i bambini dopo il 1994. I programmi per i piccoli prodotti localmente si rivolgono a un pubblico che va dai 4 ai 12 anni. I bambini compresi in questo arco di tempo hanno una grande varietà di capacità conoscitive. I programmi televisivi che hanno come finalità tale fascia di età sono generalmente inefficaci nell'attirare l'attenzione di questo gruppo.
Le emittenti televisive mandano in onda anche un grande numero di programmi per i bambini in età pre-scolare. I bisogni dei bambini più grandi non sono affrontati adeguatamente. Di conseguenza, i bambini più grandi diventano consumatori di una notevole parte dei programmi per adulti. I produttori dei programmi per i bambini non hanno una formazione particolare. I programmi riflettono il clima politico e culturale del Singapore: quello che conta è mantenere l'armonia razziale e religiosa e la stabilità politica. La priorità data ai programmi per i bambini quindi è bassa. E questo anche perché i manager ritengono che l'audience di questi programmi non giustifica grandi spese. Soltanto pochi produttori conoscono i diritti del bambino secondo la Convenzione dell'Onu.
In Vietnam ogni anno il governo fa delle scelte nella produzione dei programmi per bambini. Questi programmi sono o destinati specificatamente ai bambini o hanno come finalità l'educazione degli adulti riguardo ai bisogni dei bambini. Limitazioni finanziarie sono l'elemento principale che ostacola la produzione televisiva per bambini. Ci sono pochi programmi dedicati ai bambini che hanno più di 10 anni. I produttori conoscono i diritti dei bambini secondo la Convenzione Onu e le politiche governative collegate a questa Convenzione.
Complessivamente i programmi per bambini prodotti in molti Paesi asiatici non attirano i bambini ai quali sono destinati. Di conseguenza soltanto una piccola percentuale di quello che è a disposizione viene visto dai bambini. Secondo la ricercatrice indiana dei Media, Mira Aghi, quasi il 75% del campione di bambini dal lei intervistato ha menzionato programmi fatti per adulti come i loro preferiti. Crimine, thrillers, commedie e serial per famiglia sono i programmi preferiti dal campione di bambini analizzato dalla Aghi. Il ricercatore dello Sri Lanka, P. Dharmadasa (cf. P. Dharmadasa, "Sri Lanka Research Data on Children and Television", Singapore, AMIC holdings), nota che i programmi per bambini prodotti localmente non hanno quel livello di qualità e di contenuto che la maggior parte dei bambini richiede. Secondo un'indagine condotta dal Survey Research Malaysia, dei 100 programmi più visti nella televisione malese dai bambini di età fra i sei e i dieci anni, soltanto 3 sono programmi per bambini. Questi sono tutte produzioni straniere. Dei Paesi analizzati, tre hanno seguito politiche per lo sviluppo dei programmi televisivi: la Cina, il Vietnam e il Giappone. In Cina e in Vietnam l'aiuto ricevuto dal governo è stato decisivo. In Giappone la politica dell'emittente pubblica NHK è stata alla base del successo dei programmi della televisione per bambini. Tuttavia in molti altri Paesi i programmi televisivi per bambini hanno dovuto competere sul mercato commerciale. E in questo campo non potevano avere successo. Gli inserzionisti e i commerciali hanno visto che i programmi per i bambini davano un basso guadagno. L'indagine condotta dall'AMIC ("Asian Media Information and Communication Centre") dimostra chiaramente la necessità di sviluppare la televisione per bambini in molti paesi dell'Asia. Dimostra anche che le leggi di mercato non lo permetteranno molto facilmente. Uno sforzo comune deve essere fatto da tutte le parti interessate affinché venga sostenuta la televisione dei bambini in Asia. Le risorse del governo, della società civile, delle istituzioni educative e delle organizzazioni commerciali devono essere coinvolte. Al Summit asiatico dei Diritto del Bambino e dei Media, che si è tenuto a Manila nelle Filippine nel 1996, l'Amic ha proposto la creazione di un Fondo per le Comunicazioni dei Bambini Asiatici per produrre e promuovere programmi per bambini di qualità per la televisione, la radio e la stampa.
(Fonte: Anura Goonasekera, "Children's Voice in the Media A Study of Children's Television Programmes in Asia", Asian Media Information and Communication Centre, Nanyang Technological University, Singapore).
I MEDIA IN CINA
La ricerca di Sun Yunxiao, direttrice del Juvenile Research Institute di Pechino, ha monitorato un campione di 3.360 bambini della terza elementare e della terza media di 112 scuole di 16 città: Shanghai, Huizhou nella provincia del Guandong, Baoji nella provincia dello Shaanxi, Wuhan nella provincia dell'Hubei, Changchun nella provincia dello Jilin, Wenzhou nella provincia dello Zhejiang, Jinchang nella provincia di Gansu, Huaiyin nella provincia di Jiangsu, Taiyuan nella provincia di Shanxi, Yingkou nella provincia di Liaonin, Cangzhou nella provincia di Hebei, Jujiang nella provincia di Jiangxi, Puyang nella provincia di Henan, Neijiang nella provincia di Sichuan, Rizhao nella provincia di Shandong e Sanya nella provincia di Hainan.
Il campione era composto per il 47% da ragazzi e per il 52,8% da ragazze. L'1% ha otto anni o meno, il 9,2% ha nove anni, il 13,9% ha dieci anni, il 15,7% ha undici anni, il 15,2% ha dodici anni, l'11,1% ha tredici anni, il 13,4% ha 14 anni, il 12,7% ha quindici anni e il 7,2% ha sedici anni o di più. Oltre ai questionari sono stati organizzati 32 seminari nelle 16 città a cui hanno partecipato 300 tra insegnanti e genitori che hanno dato idee e suggerimenti riguardo all'influenza dei media e allo sviluppo dell'etica dei bambini. Inoltre sono stati condotti studi comparati su bambini comuni, su bambini modello e su bambini eccezionalmente dotati. L'uso dei diversi metodi di studio hanno garantito l'obbiettività, l'accuratezza e la qualità scientifica dei risultati.
Principali risultati e analisi
Primo. I bambini cinesi che vivono in città sono esposti a ogni tipo di media. Malgrado la maggior parte dei bambini guardi la Tv, questo non comporta un minore interesse verso la stampa. I bambini hanno una capacità di lettura limitata, ma il contatto dei bambini cinesi delle città con la stampa è di oltre il 50% (2.407), più alto del contatto con i media elettronici (2.052). Secondo Sun Yunxiao del Juvenile Research Institute di Pechino, "questo è molto importante per lo sviluppo globale dei bambini, soprattutto nella formulazione del pensiero moderno e nello sviluppo dell'intelligenza".
In generale la frequenza, la durata e i tipi di media che i bambini cinesi frequentano sono "giusti". Il fenomeno anormale dei bambini persi in alcuni dei media elettronici in Cina non è molto diffuso. Una ragione importante è che l'economia in Cina si è sviluppata così velocemente che i vari media si sono sviluppati quasi contemporaneamente e perciò i bambini hanno potuto scegliere media che soddisfacessero i loro bisogni. Anche l'attenzione da parte delle scuole e delle famiglie ha giocato e continua a giocato un ruolo importante.
Secondo. I bambini cinesi delle città hanno i principi naturali dell'etica e del comportamento anche se non sono soddisfacenti. Riguardo al patriottismo hanno ottenuto il più alto punteggio che era 4,56 punti su un totale di 5 punti; per altri tre aspetti - soldi, fiducia e attitudine allo studio - il loro punteggio è sopra la media. Per la cura della collettività e degli altri, buone abitudini e costumi, aspirazione alla conoscenza e all'arte, cura fisica e indipendenza, hanno ottenuto un punteggio minore della media, e il punteggio più basso era 3,27 punti in indipendenza che potrebbe non fare fronte alle domande di una società moderna.
Terzo. C'è un legame tra il contatto dei bambini con i media e il loro concetto di etica e di comportamento.
(Fonte: Sun Yunxiao "Media Influence and Chinese Urban Children's Ethics Development", Juvenile Research Institute, Beijing, People's Republic of China).
LA CONVENZIONE DELLE NAZIONI UNITE SUI DIRITTI DEL BAMBINO
Conclusa a New York il 20 novembre 1989 e approvata dall'Assemblea federale il 13 dicembre 1996, la Convenzione dell'Onu sui Diritti del Bambino dei 54 articoli di cui si compone, tre riguardano i media:
Art. 3
1. In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l'interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione permanente.
2. Gli Stati parti si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, ed a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi ed amministrativi appropriati.
3. Gli Stati parti vigilano affinché il funzionamento delle istituzioni, servizi ed istituti che hanno la responsabilità dei fanciulli e che provvedono alla loro protezione.
I Media nell'Europa orientale
Albania Azerbaijian Bielorussia
Bosnia-Erzegovina Bulgaria Croazia
Repubblica Ceca Georgia Ungheria
Latria Lituania Macedonia
Moldavia Polonia Romania
Russia Slovacchia Slovenia
Ucraina
L'Unesco e la violenza nei Media
I Media in Asia
Cina India Indonesia
Giappone Malesia Nepal
Filippine Singapore Vietnam
I Media in Cina
La Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Bambino
Art. 3
Art.13
Art. 17
Dichiarazioni e Risoluzioni internazionali su "Bambini e Media"
Bibliografia
"BAMBINI E MASS MEDIA: UNA VIOLENZA SENZA CONFINE"
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