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| Adolescenti a rischio depressione |
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21 Ottobre 2008 - Di Rosalba Miceli - Lastampa.it - La depressione è un problema poco riconosciuto negli adolescenti poiché i repentini cambiamenti d'umore e del comportamento sono per lo più considerati manifestazioni normali dell'adolescenza. Tuttavia spesso l’esordio depressivo avviene proprio in questa fase delicata della vita ed è legato ad una combinazione di fattori. Uno studio recentissimo, con un approccio psicobiologico, effettuato da ricercatori dell’IRCCS Eugenio Medea di Bosisio Parini e dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, su un campione di preadolescenti italiani, ha individuato alcune variabili - genetiche e psicosociali - che giocano in sinergia un ruolo chiave nell’insorgenza del quadro depressivo. L’ipotesi idi ricerca prende le mosse da una serie di quesiti: perché certi adolescenti sono più vulnerabili di altri? Come riconoscere le situazioni a rischio? Studi precedenti hanno già evidenziato il ruolo di fattori genetici per sintomi depressivi nei bambini e adolescenti. Ad esempio, è noto che sia nell’uomo che nei primati, gli esemplari che possiedono un allele 5-HTT corto, “i piccoli trasportatori di serotonina”, reagiscono dolorosamente alle perdite affettive, hanno difficoltà a recuperare l’equilibrio dopo una separazione, in quanto vivono ogni piccolo avvenimento come un intenso stimolo. Anche alcune variazioni nel gene TPH2 sono state associate a disordini emozionali. Allo stesso tempo vi è una ragionevole prova che un clima familiare sereno influisca sullo sviluppo emotivo del bambino e dell’adolescente, soprattutto nella capacità di regolare le emozioni con valenza negativa (paura, rabbia, tristezza, angoscia, esaltazione) e che l’esposizione ad ambienti familiari particolarmente stressanti, soprattutto nelle fasi più precoci dello sviluppo, costituisca l’humus dove si possa sviluppare una sindrome depressiva. La ricerca attuale ha considerato per la prima volta congiuntamente la componente genetica (due polimorfismi presenti in due geni del sistema serotoninergico, TPH2 G-703T e 5-HTTLPR, che regolano rispettivamente la sintesi e il re-uptake di serotonina) e ambientale (struttura familiare monoparentale). Lo studio, finanziato dal Ministero della Salute italiano, ha preso in esame un campione di 607 preadolescenti italiani di età compresa tra i 10 e i 14 anni. I genitori hanno compilato la Child Behavior Checklist (CBCL) 6-18, un questionario che indaga diversi sintomi emotivi e comportamentali presenti dall'infanzia all'adolescenza, mentre le analisi genetiche sono state condotte sul DNA estratto dalla saliva dei ragazzi, raccolta dietro consenso dei genitori. collegato alla “Association for Children and Adolescent Mental Health”, indicano che varianti genetiche specifiche e contesti familiari caratterizzati dalla presenza di un solo genitore (a causa di separazione, divorzio o morte di un coniuge), sono dei fattori di rischio indipendenti l’uno dall’altro, e che l'interazione tra le due componenti incrementa sensibilmente la possibilità di insorgenza di disturbi psicologici nei giovani. Approfondiamo l’argomento con il dr. Massimo Molteni, Direttore sanitario e responsabile della ricerca in Psicopatologia all' IRCCS “E. Medea - Ass. La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini - struttura dedicata alla ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell’età evolutiva.
La famiglia monoparentale è stata spesso associata ad un maggior rischio di aggressività dei ragazzi, spesso nei confronti dell'unico genitore convivente. Questa ricerca analizza l'aspetto depressione. C'è una relazione tra i due fenomeni?
Come agisce la vulnerabilità biologica?
I risultati della ricerca suggeriscono delle ipotesi?
In ultima analisi, la famiglia monoparentale risulta particolarmente “tossica” per la salute mentale?
Quali possibili interventi di prevenzione sono fattibili a livello sociale?
La ricerca ha evidenziato differenze nella suscettibilità alla depressione tra preadolescenti maschi e femmine?
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