 | | La famiglia, stabilmente formata dall'unione in matrimonio di un uomo e di una donna, aperta e finalizzata alla procreazione, è un istituto di diritto naturale su cui si fonda e si mantiene l'ordinato svolgersi dei rapporti sociali, e costituisce l'ambiente più idoneo per la nascita dei figli e l'educazione delle nuove generazioni alle difficoltà ed alle sfide della vita. dal sito: La libertà on line |
Con il loro personale impegno e sacrificio, assunti nell'ambito di un duraturo progetto d'amore, destinato ad estendersi all'intera esistenza, gli sposi rendono un prezioso servizio alla società, e questa è la ragione del particolare favor accordato alla famiglia dall'ordinamento e dalla carta costituzionale. La religione, in particolare - per noi - quella cattolica, che è profondamente radicata (più di ogni altra religione) nella tradizione del nostro popolo, è espressione della Vita soprannaturale tuttora viva e sentita nella coscienza collettiva, e promuove ed aiuta la formazione di famiglie stabili, solidali ed aperte alla vita ed al sociale. Per questo l'espressione religiosa e la concezione cristiana della famiglia và accolta e favorita, e non contrastata né sminuita, nel suo stesso interesse, anche da uno Stato laico, di cui rafforza il fondamento ed il tessuto sociale. La crisi e lo sfascio della famiglia, con l'allontanamento, di fatto, di uno dei genitori (nell'oltre 90% dei casi il padre) dal nucleo familiare ed il fallimento della missione educativa della coppia genitoriale, manifestano, infatti, deleteri effetti prima sui figli; poi, quale conseguenza, sull'intera società, e tutti ne facciamo le spese. Ciò avviene non solo per il crescente numero di separazioni e di divorzi, ma anche per l'aumento delle libere convivenze civili e l'assenza, anche in una famiglia formalmente unita, di una autorevole figura paterna (un papà debole o assente non educa ?). I figli di coniugi separati o, per le ragioni indicate, di un padre assente, accusano, infatti, maggiori problemi e fragilità degli altri, e spesso richiedono interventi di psicoanalisi; i figli ?viziati', quelli ai quali i genitori non hanno mai detto no; quelli intoccabili, difesi ad oltranza in tutte le occasioni, a scuola come altrove, soffrono per la mancata correzione ed accumulano nell'animo insoddisfazione, disorientamento e violenza che poi scaricano pesantemente su loro stessi o verso gli altri, con l'alcol, la violenza, il bullismo, la tossicodipendenza, il sesso a scuola, i vari fenomeni "punk" e "dark" ed altre varie forme di auto-emarginazione e protesta, oppure con il vandalismo ed altre manifestazioni di sfida alla legalità (corse in macchina; violenza negli stadi e no-global; sassi dai cavalcavia; ecc.). Oppure, più semplicemente, i giovani non escono più di casa (non crescono più, come scrive lo psichiatra Paolo Crepet), prolungando l'adolescenza all'infinito e dimostrando, così, il senso di inadeguatezza e di impreparazione alla rinuncia e ad affrontare la vita, che sono i principali effetti dell'assenza paterna, con incapacità di staccarsi e rendersi indipendenti dalla propria famiglia di origine e di fondarne stabilmente una propria; di accettare la responsabilità di avere figli; di vivere e superare i normali contrasti che la vita di coppia inevitabilmente riserva. Vi sono, naturalmente, innegabili concause (le difficoltà del lavoro, a trovare la casa, il costo della vita, ecc.), che, tuttavia, semplicemente accentuano ed amplificano il vero problema di fondo. Le libere convivenze di fatto, caratterizzate, come sono, da una accentuata precarietà e mutevolezza, sono per un verso espressione e conseguenza di queste fragilità e, d'altra parte, ne accentuano e propagano gli effetti, soprattutto se riconosciute e ?premiate' da leggi irresponsabili e sconsiderate, quali quella sui Dico, recentemente proposta. La posizione falsamente comprensiva di chi indulge sul riconoscimento del rilievo pubblico delle unioni civili, anche omosessuali, dimostra, in proposito, l'adesione - di fatto - ad una concezione relativistica dei valori etici, ed una conoscenza solo approssimativa e superficiale della questione, di cui non avverte le implicazioni profonde ed a lungo termine sui futuri assetti della società. Su tale nefasta via, infatti, il tessuto sociale è destinato ad essere vieppiù frammentato e lacerato, con individui sempre più fragili e bisognosi di assistenza morale e materiale e con la perdita, in definitiva, del senso e del gusto della vita. Una cosa del genere stà, infatti, verificandosi nelle moderne società nordiche, dove la solitudine è tremenda; i suicidi, anche dei giovani, non si contano e molta gente, stanca anche del sesso, passa i fine settimana, magari su barconi all'àncora in acque extra territoriali, a bere e ad ubriacarsi. Sui rischi della deriva etica e morale che oggi da più parti si propone, a cominciare dalle coppie di fatto, paiono ineccepibili le recenti dichiarazioni del neo presidente della Cei, monsignor Bagnasco, che ne preconizza le possibili conseguenze. Se, infatti, si accetta della morale e dell'etica una concezione relativisitica e provvisoria, legata alla contingente evoluzione dei costumi ed al consenso dei consociati, e non vincolata a capisaldi antropologici, prima che religiosi, certi ed immutabili, allora non ci si deve stupire se in Gran Bretagna fratelli e sorelle germani possono sposarsi e figliare e se in Olanda si può tollerare la costituzione di un partito che si batte per la legalizzazione dell'attività sessuale e della pornografia che coinvolga minorenni ultradodicenni. Ciò che pare inconcepibile oggi, infatti, può verificarsi domani, come, per esempio, sta avvenendo proprio nel nostro Paese riguardo alle unioni ed ai movimenti gay, con iniziative e pretese impensabili solo un decennio fa, ed altre, sottaciute ma pronte dietro l'angolo, quale, p. es., la idoneità delle coppie omosessuali a fini adottivi. I fatti e la storia, però, dimostrano che discostarsi dal diritto naturale, cioè dall'ordine delle cose che scaturisce dal dato antropologico primigenio, promuovendo stili di vita prevalentemente orientati all'affermazione unilaterale ed individualistica di veri o presunti diritti dei singoli, penalizzanti per la famiglia, ha, invece, i concreti effetti negativi e genera nelle persone e nella società i problemi e, in definitiva, le sofferenze che oggi, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti (per lo meno di tutti coloro che, con onestà intellettuale, siano disposti a riconoscerli), sperimentati e documentati. Ciò che, naturalmente, è male e disattende i fini ed i compiti della politica (dei quali comporta, anzi, il tradimento ed il fallimento). Occorre, invece, la onesta ricerca del bene comune e la realizzazione nell'ordinamento delle condizioni che lo promuovono, e non accontentare i desideri e capricci di tutti, a scapito della collettività. Forse sono ancora molti (forse, una maggioranza silenziosa) a riconoscere nel quadro tracciato in queste righe le proprie idee e più profonde convinzioni ed aspirazioni: e la posta in gioco è così alta che, forse, è tempo anche per loro di uscire allo scoperto e, respinta ogni pigrizia e pusillanimità, di dichiararlo senza timore, per amore del nostro Paese, del nostro prossimo e dei nostri figli. Di livio Podrecca Dak siro internet:  *Segretario della Unione Giuristi Cattolici di Piacenza
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