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L’Affido congiunto da poco è legge anche in Italia. Ma in Francia, dove esiste dal 1993, è sempre più diffuso e apprezzato. Come raccontano Baptiste, Michel, Avi, Bertrand... di Maria Grazia Meda Giovedì sera a casa di Baptiste Lignel, fotografo, Pablo e Mila, gemelli di 7 anni, sono indaffarati in camera da letto a preparare le valigie. Due piccoli trolley da cui fuoriescono magliette e orsetti di peluche. In cucina invece fervono i preparativi della pizza. "Ci salutiamo così ogni quindici giorni. La cucina a disposizione dei bambini, un gran macello e poi una cena d'addio con la tavola apparecchiata da loro prima di accompagnarli dalla mamma". Baptiste Lignel è divorziato, ma i suoi figli vivono due settimane a casa sua e due a casa dell'ex moglie. Così, per rendere meno dolorosa la separazione del venerdì sera, quando tornano dalla madre per una settimana, ha istituito la "pizza del giovedì". A differenza dell'Italia, dove la legge sull'affido congiunto ha solo un anno, e la potestà è quindi ancora esercitata dalla madre nell'84% dei casi, in Francia l'affido congiunto (e quindi la doppia potestà) è legge dal 1993. Dal 2002 inoltre una nuova legge ha permesso di stabilire una doppia residenza (résidence partagée) per il minore. Come Baptiste, il numero di padri divorziati francesi che chiedono per i figli la residenza doppia è di qualche migliaia ma in costante aumento. Difficile confermare con delle cifre perché c'è un'enorme realtà, 2,5 milioni di coppie, di conviventi, con un milione di figli, che sfugge a qualsiasi analisi. "Quando abbiamo divorziato non sapevamo nemmeno della legge", continua Baptiste. "Per noi è la soluzione ideale: faccio una settimana da papà chioccia e una da single. I bambini si sono abituati e traslocano con bagagli ridotti al minimo. Mila e Pablo hanno creato un universo ben preciso in ogni appartamento: giocattoli per casa di mamma e quelli per casa di papà. È così anche per i libri e molti vestiti". I genitori fifty-fifty vengono comunque incoraggiati dallo Stato. Esempio: nel periodo scolastico Mila e Pablo entrano in classe alle 8,20 e rimangono a scuola fino alle sei del pomeriggio. "Prima andavo a prenderli alle 16,30", spiega Baptiste, "ma con i miei nuovi impegni di lavoro non posso più e devo lasciarli a scuola fino a tardi". Un lusso? No, si chiama étude e fa parte del programma delle scuole statali francesi per venire incontro alle esigenze di genitori che lavorano e non possono permettersi una baby-sitter a tempo pieno. Durante l'ora e mezza di étude i bambini fanno merenda e vengono aiutati a fare i compiti. Inizialmente questa formula di doposcuola era utilizzata soprattutto dai genitori che lavoravano nell'amministrazione pubblica (5,1 milioni di funzionari, il 20% della popolazione attiva) ma dal gennaio 2002, quando la legge sulle 35 ore lavorative è entrata in vigore in tutte le aziende, le richieste per l'iscrizione al doposcuola fioccano da tutte le parti. Le cose si complicano il mercoledì, giorno in cui le scuole si fermano e i bambini rimangono a casa. "Passo la giornata ad accompagnare i bambini alle loro varie attività extra-scolastiche", spiega Baptiste. "Per Mila c'è la scuola di teatro e per Pablo la lezione di kung fu". E per chi ha orari da ufficio? Meno male che ci sono i centres aérés, strutture pubbliche gestite spesso da organizzazioni no profit. "I miei figli ci fanno sport, atelier di disegno, corsi di cucina... ci sono miriadi di attività per le varie età", dice Bertrand Le Port. "Il costo è relativamente basso e comunque indicizzato sul reddito. Soprattutto però puoi scegliere il centro nel quartiere del tuo posto di lavoro a prescindere dalla tua residenza". Anche Bertrand è un padre divorziato con tre figli: Morgan 20 anni (nato dal primo matrimonio della sua ex moglie), Hugo 12 anni e Valentine 9. La separazione è avvenuta nel 2003: "Il divorzio è stato pronunciato l'anno successivo e il giudice ha semplicemente accettato la situazione di fatto, cioè l'affido congiunto". Oggi Bertrand svolge un'attività di consulente esterno ma fino allo scorso anno lavorava a contratto in un gruppo editoriale come direttore artistico: conciliare gli orari dilatati di una redazione con quelli rigidi della scuola non è stato facile. "So che potevo contare su Morgan, oppure andavo a prenderli io e poi ritornavo in ufficio; ma ero frustrato e scontento perché durante la settimana vedevo i miei figli per 5 minuti prima di metterli a letto e il weekend ripartivano a casa della madre. Era difficilissimo e dubitavo di essere all'altezza dei miei doveri di padre. Così anche io ho scelto la doppia residenza". Avi Pinto, consulente di marketing, ha addirittura cambiato casa per stare nello stesso quartiere di David, tre anni. "La mia è stata una separazione molto dolorosa e ancora adesso io e la mia ex comunichiamo quasi esclusivamente tramite i nostri avvocati. Però voglio vedere crescere mio figlio, occuparmi di lui nel quotidiano. Mi sono organizzato anche grazie all'aide maternelle". L'aide maternelle è una sorta di tata che accoglie nella propria casa un numero limitato di bambini di età compresa tra i 3 mesi e i tre anni. Si tratta di professioniste registrate presso il Comune, controllate una, due volte all'anno da ispettori dei servizi sociali e il cui costo può essere preso in carico direttamente dal municipio quando la famiglia ha un reddito molto basso. In effetti nei municipi delle principali città francesi è stato istituito il quotient familial, un servizio al quale le famiglie possono rivolgersi per ottenere non solo informazioni pratiche ma un aiuto materiale calcolato in base al reddito per coprire tutte le spese legate alla cura dei bambini, mensa inclusa. "Le sovvenzioni mi hanno permesso di affrontare un periodo piuttosto difficile", dice Bertrand. "Non c'è paragone con quanto mi costerebbe una baby-sitter a tempo pieno". Enrico Bartolucci, fotografo, papà di Ismaël, invece, ha optato per la crèche, l'asilo nido, gestito dal municipio di Parigi, fiore all'occhiello del sindaco Bertrand Delanoë che costruì la campagna elettorale sugli aiuti alle famiglie. "Ti rendi conto che la crèche del mio quartiere funziona tutto l'anno dalle 7,30 di mattina alle 6,30 di sera incluse le vacanze estive?", dice. "E la qualità della cura è eccezionale, personale qualificato, pulizia, persino il menù è biologico", dice. "Certo le strutture francesi funzionano e aiutano davvero i genitori nella cura dei figli, ma non bisogna illudersi troppo", obietta Michel Deck, ex manager. "I papà che riescono a gestire i figli al 50 per cento sono bobos soprattutto parigini con lavori flessibili, più o meno creativi. Ci sono invece lavori totalizzanti che esigono un impegno continuo. Se vuoi fare carriera, e parlo di top management con responsabilità sul mercato internazionale, lo Stato non può aiutarti. Sei costretto a fare una scelta tra i figli e il lavoro". Michel 47 anni, è divorziato dal '98, quando i figli Luc e Anaïs avevano rispettivamente 7 e 4 anni e lui era manager rampante di una banca d'affari. "Allora ero molto determinato. Non avrei mai mollato la carriera, infatti pur avendo la possibilità non chiesi nemmeno il congedo parentale alla nascita dei bambini. Eppure sapevo che sarei potuto rientrare al lavoro dopo due anni con lo stesso stipendio e lo stesso ruolo". Nel 2002 una sorta di conversione: ha dato le dimissioni, cambiato completamente vita e, d'accordo con l'ex moglie, è passato all'affido congiunto. Per Bertrand, invece, il futuro è nello sharing. "A mio parere è soprattutto una questione di mentalità e di differenze tra generazioni", fa notare. "Gran parte degli uomini over 40 che conosco vivono ancora in uno schema vecchiotto, a mio parere conservatore: la moglie si occupa dei figli e il marito porta a casa i soldi. Invece se parli con gente più giovane sotto i 40 anni capisci che il cambiamento è ormai in atto e non si torna indietro. C'è un vero desiderio di paternità, di prendersi carico dei figli nel quotidiano che non si interrompe con la separazione. A volte anzi ho l'impressione che siano più le donne a non voler dare spazio ai padri dei loro figli". http://www.dweb.repubblica.it/dettaglio/1987370/Pap%C3%A0%20gioca%20alla%20pari
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