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Marino Maglietta ...«........ oggi ci troviamo di fronte a un vero tradimento» sbotta.
«L’obiettivo era quello di dare al minore il diritto di mantenere un rapporto
continuo con entrambi i genitori. Doveva sancire la fine delle liti su soldi e
tempi da destinare ai figli. Invece la maggior parte dei tribunali applica la
legge solo pro forma, rifacendosi alla giurisprudenza precedente».
Giovedì 9 Aprile 2009- Panorama.it - di Antonio
Carnevale e Cristina Bassi - Più presenti con i figli, meno passivi come educatori, competitivi nei
confronti delle compagne. L’argomento è ghiotto: sociologi, scrittori, registi
ne vanno pazzi. Raccontare i nuovi padri è ormai un genere letterario e
cinematografico. Cercare di definirli sarebbe come cercare di classificare il
genere umano. Ma non importa, esperti di ogni estrazione li analizzano da tutti
i punti di vista. Anche in relazione alla crisi economica: «Gli uomini sono
diventati più attenti perché viviamo nella precarietà» spiega Caroline Gatrell,
docente di psicologia all’Università di Lancaster.
«Si sono accorti che un lavoro non è per sempre, che una
relazione potrebbe finire. Sono i figli l’unica certezza, perché sono per la vita».
Sì, finché divorzio non li separi, però. Perché allora i padri italiani
iniziano una nuova vita, che negli ultimi anni ha assunto tratti del tutto
inediti. E non sempre piacevoli.
«Non sono i separati a essere cambiati negli ultimi anni, ma i padri in
generale: rivendicano una maggiore partecipazione alla vita educativa» commenta
la sociologa della famiglia Chiara Saraceno. «Quando c’è una separazione, gli
uomini non accettano più di essere esclusi. Questo può generare competizione
tra gli ex coniugi, ma può anche avere risvolti positivi, attenuare il trauma
per i bambini, fare in modo che questi continuino a sentirsi figli dell’uno e
dell’altro, senza odi e vendette».
D’accordo, non tutte le separazioni sono traumatiche. Ma come dice Elio
Cirimbelli, fondatore di un centro di assistenza a padri separati, «se le
coppie fossero capaci di separarsi civilmente, forse non si separerebbe
nessuno». Infatti, quasi mai son rose e fiori. E le ripercussioni sulla vita
dei padri sono spesso terribili.
«Però, la prego, non scriva il mio nome»: i tentativi di raccogliere le loro
storie finiscono puntualmente con queste parole. Ufficialmente «per proteggere
i miei figli», «stanno già soffrendo abbastanza, non c’è bisogno che il nome
del padre finisca anche sui giornali». Ma quando le difese emotive si abbassano
spunta un altro motivo: «Essere un padre separato oggi fa quasi vergognare di
sé» confessa timidamente qualcuno.
Eccoli allora: battaglieri in tribunale, ansiosi di condividere giornate con i
pargoli, ma anche fragili, disorientati, divorati dal senso di colpa e
incattiviti dagli espedienti giuridici che vanificano le buone intenzioni dei
legislatori. Perdere in un solo colpo i figli, la casa e gran parte del proprio
reddito significa per molti aggiungere al dolore della separazione una dura
botta alla propria autostima.
Senza però dimenticare quelli che continuano a considerare il finesettimana con
i figli un diritto e non un dovere educativo, che nelle ore in cui potrebbero
stare coi bambini li lasciano a una baby- sitter, che non pagano l’assegno di
mantenimento alle mogli. «Spesso le madri sono costrette a una continua questua
per ottenere ciò che spetta loro» ricorda Anton Giulio Lana, avvocato esperto
di diritto della famiglia.
«Ma se il marito viene dichiarato inadempiente, c’è uno strumento in più:
l’ordine di pagamento da parte del suo datore di lavoro, che passa gli alimenti
all’ex moglie deducendoli dallo stipendio». Silvana Quadrino, psicoterapeuta
della famiglia, avverte: «Se un uomo non sentiva il legame della paternità
nella coppia, diventa difficile imporglielo dopo la separazione, in termini sia
affettivi sia economici. Col risultato che tutto torna a gravare sulle spalle
delle madri. Le quali inoltre, soprattutto se i figli sono piccoli, percepiscono
ancora l’accudimento in modo più naturale. I padri devono fare uno sforzo in
più».
Mette in guardia dai luoghi comuni Umberta Telfener, psicoterapeuta della
coppia: «Gli italiani in genere sono buoni genitori, quando però non usano i
figli per continuare a dare battaglia all’ex coniuge perché non accettano la separazione. E
questo lo fanno sia gli uomini sia le donne».
Andrea B., milanese, separato da un anno e con due figli affidati alla ex
moglie, sdrammatizza: «Lo sa che differenza c’è tra un uragano e una donna?
Nessuna, quando passano si portano via la macchina, la casa e tutto quello che
c’era dentro». Maschilismo che tradisce rancore, certo. Ma l’umorismo amaro di
Andrea non è lontano dalla delusione di Marino Maglietta, colui
che per anni si è battuto per la nuova legge sull’affido condiviso (la numero
54 del 2006). «Con l’associazione Crescere insieme abbiamo messo a punto il
testo. Ci sono volute quattro legislature per fare approvare la legge. Due anni fa è
entrata in vigore. E oggi ci troviamo di fronte a un vero tradimento» sbotta.
«L’obiettivo era quello di dare al minore il diritto di mantenere un rapporto
continuo con entrambi i genitori. Doveva sancire la fine delle liti su soldi e
tempi da destinare ai figli. Invece la maggior parte dei tribunali applica la
legge solo pro forma, rifacendosi alla giurisprudenza precedente». Tradotto in
soldoni: quasi sempre il figlio è affidato alla moglie, l’assegnazione della
casa segue il figlio mentre il mutuo si divide a metà. In più la parte economica,
che dovrebbe essere calcolata per capitoli di spesa e ripartita tra i due
coniugi, è invece ancora il vecchio assegno di mantenimento.
«La legge attuale contiene troppe ambiguità» ammette Maglietta «per questo
abbiamo lavorato a un nuovo disegno di legge (il numero 957) che presto sarà
discusso in Senato. Il testo propone il doppio domicilio per il figlio, precisa
gli oneri di entrambi i coniugi e indica l’istituto della mediazione familiare
come strumento obbligatorio per le coppie che intendono divorziare».
Gli istituti di mediazione familiare sono sparsi in tutto il territorio
nazionale. Sono associazioni private che aiutano le coppie a lasciarsi nel modo
meno doloroso possibile. In Trentino e in Alto Adige sono gratuiti e permettono
di arrivare a separazioni consensuali senza bisogno di assistenza legale
privata. Bolzano è anche la prima provincia italiana che ha visto nascere, lo
scorso ottobre, i condomini per separati. «Abbiamo esteso loro il diritto agli
appartamenti dell’Ipes (Istituto per l’edilizia sociale), destinati un tempo
soltanto a extracomunitari e portatori di handicap, perché fare fronte alla
questione dei padri separati significa arginare un fenomeno di nuova povertà»
spiega il vicepresidente della provincia Mauro Minniti.
La denuncia arriva anche dalla Caritas: nei dormitori, alle mense, aumentano
gli uomini separati in difficoltà. La Liguria, prima regione in Italia per
numero di divorzi, corre ai ripari lavorando a una legge che offra sostegno
legale, psicologico ed economico ai padri. A Milano, vicino al Parco Sempione,
è nato invece il centro Giopà: uno spazio colorato e pieno di giochi per i papà
che non hanno un luogo adatto dove incontrare i figli.
Intanto molti padri cominciano a fare conoscenza con una nuova categoria
psicologica: la sindrome da alienazione genitoriale (Pas). «Si tratta
dell’indottrinamento di un genitore che spinge il figlio a odiare l’altro
genitore» spiega Chiara Soverini, psicologa dell’associazione Padri separati:
«Se viene riconosciuta può portare a un ribaltamento dell’affidamento. Ma
recentemente la strategia che va per la maggiore è l’accusa di abusi sessuali,
perché è il modo più sicuro per non fare più vedere il figlio al genitore
accusato». Lo conferma Vittorio Apolloni, fondatore del Centro di documentazione
falsi abusi sui minorenni: «Secondo i dati del centro, l’86 per cento delle
separazioni sfocia in una denuncia per maltrattamenti, violenze o abusi»
spiega. «Nel 95 per cento di questi casi i padri vengono poi dichiarati
innocenti, ma nel frattempo, dalla denuncia fino alla fine dell’iter
giudiziario, hanno speso moltissimi soldi in avvocati e spese legali».
Quando va bene. Nel peggiore dei casi invece l’iter è quello che è toccato a Sergio Nardelli, la
vittima più nota di questa accusa infamante: due mesi di carcere, tre anni di
udienze, un lavoro perso, una cantina di 7 metri quadrati
come casa. Dichiarato innocente, ancora aspetta giustizia.
I numeri:
200mila: i padri separati in
Italia.
90 per cento: la media di applicazione dell’affido condiviso
nei principali tribunali d’Italia (dato aggiornato al marzo 2008). Nel 2006,
anno in cui è stata introdotta la legge, era del 28% (fonte Istat).
90 per cento: la percentuale delle cause con affidamento
alla madre in cui il padre è tenuto a versare un assegno di mantenimento per i
figli pari in media a 400 euro
71 per cento: la percentuale dei casi in cui l’abitazione
va all’ex moglie
61.153: i divorzi in Italia nel 2007
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