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L'effetto delle proposte? Affermare che, indipendentemente dalla diversità degli impegni assunti, gli effetti, i vantaggi sono gli stessi, significa far apparire inutile l'istituto familiare. Si dice che si pone termine ad una discriminazione... Un conto è affermare che le persone, come è giusto, devono essere trattate tutte allo stesso modo. Altra cosa sono i loro rapporti: non possono essere considerati tutti uguali. Una famiglia è una formazione sociale riconosciuta dalla Costituzione come "società naturale", con diritti propri, diverso è il caso della convivenza, che non è una formazione sociale, non è stabile. Può essere sciolta a piacimento, anche unilateralmente. Cosa che non avviene in nessun contratto. Allora i veri discriminati sono altri? Sì, chi appartiene ad una famiglia. Se queste proposte fossero approvate, finirebbe per essere punito rispetto a chi vive in un'unione di fatto. La famiglia, pur avendo compiti e doveri più gravosi, sarebbe destinata ad avere gli stessi diritti delle convivenze. Questa è la vera discriminazione. Un esempio? Nel caso in cui sorga un conflitto per l'attribuzione di un mutuo agevolato, a chi lo assegniamo? Alla famiglia o alla convivenza? A chi è arrivato prima? Eppure l'articolo 31 della Costituzione afferma che la Repubblica deve agevolare le famiglie nell'adempimento dei loro compiti con adeguate provvidenze. Il termine ricorrente nelle proposte di legge è "equiparazione". Ma non si possono trattare in modo uguale situazioni diverse. Qual è la differenza? Le parti contraenti il matrimonio hanno manifestato una volontà di stabilità, di reciproca assistenza, un impegno all'educazione e al mantenimento dei figli. Obblighi assenti nel caso delle convivenze, che non si fondano su nessun impegno di questa natura. Convivono, proprio perché non vogliono obblighi e oneri. Equiparare unioni e famiglie significa, dunque, mettere sullo stesso piano volontà diverse. E poi l'assenza di qualsiasi impegno di stabilità apre la strada ad abusi. In che senso? Le convivenze non hanno un minimo di durata, possono restare in vita per un tempo brevissimo. Quindi possono ottenere il mutuo agevolato e sciogliersi. Una convivenza contratta da poco tempo può essere la porta aperta ad una sospetta donazione di organi del partner defunto. Per non parlare dell'acquisizione della cittadinanza italiana e di altre agevolazioni. C'è anche la possibilità di modificare l'accordo di unione durante il tempo... Questo può permettere una sopraffazione da parte del convivente più forte. Le ipotesi di abuso si possono moltiplicare. E poi perché prevedere sgravi fiscali per gli atti delle coppie di fatto? Che funzione sociale svolgono? Proprio adesso, invece, negli Usa riscoprono l'insostituibilità della famiglia nella formazione del "capitale sociale". E il caso della Puglia? È diverso. Un'operazione più insidiosa. Non si punta ad un riconoscimento legale a livello nazionale, ma già si compie il primo passo per una equiparazione della famiglia con le unioni di fatto, perché i servizi ad essa destinati vengono estesi anche alle unioni di fatto. Senza alcuna priorità per la famiglia. Pier Luigi Fornari
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