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Il '68 vissuto dentro casa mia PDF Stampa E-mail
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divorcevienna.jpgLettera, testimonianza di una figlia sul suo vissuto nella separazione dei genitori.

7 maggio 2008 - Dal sito di Repubblica.it - Io nel '68 avevo un anno scarso, e non posso testimoniare niente, a parte qualche anno dopo una corsa folle al centro di Roma, con un'amica di mia madre che mi tirava talmente per un braccio che più che correre volavo.

Però posso testimoniare cosa è successo in casa mia. I miei genitori stavano a Grosseto. Mia madre, insegnante, si è messa in testa di cambiare il mondo degli altri (non il suo). Questo ha significato per me diventare la figlia dei miei nonni, (vivevo e dormivo a casa loro), ed essere un peso per mia madre. Poi è nato mio fratello, i miei genitori si sono separati, mio padre è andato via, e da allora mia madre mi ha rovesciato addosso ogni responsabilità, costringendomi a tirar su mio fratello, con i miei nonni che hanno sempre cercato di non farmi sentire uno zerbino, come invece mi sentivo. Avevo 11 anni, mio fratello 6.

La rivoluzione che sono riusciti a fare i miei genitori è stata questa. Non ho più da tempo alcun rapporto con mia madre, che peraltro non sente la mia mancanza, dal momento che ha deciso che i miei problemi sono inventati. Per me è molto difficile dire queste cose, così come è difficile accettare questo cavolo di '68 come un messia, nonostante io sia convintamente di sinistra, piuttosto lo vivo come qualcosa che mi ha insegnato a non seguire nessun dogma e a dare valore esclusivamente ai fatti, perché a parlare sono buoni tutti, ma a fare no.

Insomma trovo un controsenso quegli ideali meravigliosi, quelle canzoni, e tutto il resto, paragonati all'irresponsabilità di chi li predicava e alla loro incapacità di tradurli nella vita reale. E' molto difficile vedere quella generazione come "intoccabile", di cui non si può dir male, e sentirsi dare, oltrettutto, degli imbranati, perché loro a 20 anni facevano la rivoluzione. Se si vuole fare la rivoluzione bisogna prima di tutto farla in casa propria, se si vuole essere credibili e rispettati.

Silvia Canuti
Grosseto

(7 maggio 2008)

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