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| La storia di Bruno Aprile: Un'assurda vicenda |
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Un'assurda vicenda giudiziaria che un padre sta vivendo con la sua compagna. MILANO - 14.11.2005. Come molti di voi sapranno (v. eventualmente al sito segnalato in calce cliccando sul link "Componenti del Comitato" e quindi su "Bruno Aprile") in data 3 febbraio 2005 la Corte d'Appello - sezione minorenni - del tribunale di Milano, con sentenza definitiva revocava integralmente la decisione del Tribunale per i Minorenni di Milano, che aveva dichiarato l'adottabilità di mio figlio XXXXXXX nel luglio 2002 ed aveva interrotto ogni suo rapporto con me e con sua madre (contro la legge - v. art.27c.3 L.184/83).La Corte d'Appello disponeva che il Tribunale per i Minorenni "preparasse, sostenesse e controllasse la ripresa dei rapporti fra XXXXXXX ed i suoi genitori naturali nei tempi e nei modi stabiliti dallo stesso" notificando al T.M. la sentenza in data 28 febbraio 2005. Dopo circa 4 mesi il T.M. emetteva un nuovo decreto - collegiale - di un'assurdità inaudita (offendendo non solo le persone coinvolte nella vicenda ma anche la Corte d'Appello e l'intero ordinamento legislativo/giudiziario) con il quale disponeva un'indagine psicodiagnostica su XXXXXXX, nominando altro C.T.U., per appurare l'applicabilità o meno della sentenza della Corte d'Appello (??). Tralasciando gli eventi successivi al suddetto decreto. Il 4 novembre scorso, alle ore 16 (dopo 9 mesi dalla sentenza della Corte d'Appello), io e la mia compagna abbiamo finalmente rivisto e riabbracciato nostro figlio XXXXXXX. (sinceramente, da come si stavano mettendo le cose, non me lo sarei mai aspettato... credevo infatti di poterlo vedere solo attraverso un vetro unidirezionale mentre guardava con indifferenza le fotografie di quando era piccolo, che la C.T.U. gli avrebbe mostrato, mentre era in braccio a noi). Inizialmente eravamo tutti (io, la mia compagna, la C.T.U. ed i C.T.P. - mio e della mia compagna) in una stanza con un grande tavolo, delle sedie, un televisore acceso ed un videoregistratore. Una parete di quella stanza era dotata di tende che nascondevano un grosso vetro unidirezionale e dal televisore si inquadrava la stanza confinante (in cui c'erano una scrivania e delle sedie). Dopo una conversazione di 20 minuti circa, attraverso la quale ci veniva spiegato in che modo si sarebbe svolto l'incontro, la C.T.U. si recava nella stanza accanto. Un'assistente della C.T.U. apriva le tende che nascondevano il vetro unidirezionale e spegneva le luci. A quel punto sapevamo che in quell'altra stanza, assieme alla C.T.U., avremmo rivisto, dopo tre anni, il nostro XXXXXXX. Già quella consapevolezza mi provocò un nodo alla gola che mi impediva di deglutire e sentivo che i miei occhi volevano piangere. Per un attimo la mia mente ha ripercorso velocissimamente tutta la vicenda come la pellicola di un filmato, per tagliarla ed eliminare i fotogrammi scuri di un vuoto di tre anni e poi ricongiungerla con quelli dell'ultima volta che vidi XXXXXXX in istituto. Mentre pensavo, ordinando ai miei occhi di non piangere, ho visto XXXXXXX che si avvicinava e si sedeva di fronte alla C.T.U. A quel punto gli occhi hanno disobbedito ai miei ordini iniziando a lacrimare e ho anche smesso di impedirglielo... era tanta la gioia di vedere che XXXXXXX c'era, era cresciuto, era disinvolto... insomma era un bimbo che non mostrava nessun disagio psichico da destare preoccupazioni o dispiacere. Notavo nella mia compagna la stessa reazione e se in un primo momento mi ero isolato per guardare XXXXXXX attraverso il vetro, mi sono poi avvicinato a lei per condividere quella gioia. Alternavamo lo sguardo dal televisore al vetro unidirezionale per vedere XXXXXXX da diverse angolazioni, nel tentativo di focalizzare i particolari che tre lunghissimi e importantissimi anni della sua vita gli hanno disegnato il visino. Il suo faccino è uguale a com'era quando lo vidi per l'ultima volta (quando aveva 3 anni e mezzo) ma è cresciuto in altezza di almeno il doppio. La sua corporatura è proporzionata, forse con una leggera tendenza al magro e le sue espressioni facciali, da quello che si poteva capire attraverso il vetro e la televisione, sembravano di un bimbo sereno. Vederlo disinvolto e tranquillo mentre parlava e rispondeva alle domande della C.T.U. era già per me una gioia ed un buon segno. Ad un certo punto la C.T.U. mostrava a XXXXXXX le fotografie della sua tenera infanzia, quando era a casa con i suoi genitori e, successivamente, in istituto, in braccio a mamma e papà. Alle domande della C.T.U. "Sai chi sono queste persone?", "Chi è questa?" e "Chi è questo?", xxxxxxx ha risposto senza il minimo indugio e con perfetta tranquillità "Mamma e Papà", senza dare un minimo segno di disappunto, né con gesti e nè col tono della voce. Era questo che volevo sapere e capire prima di rafforzare o meno ogni speranza di un futuro ristabilimento dei rapporti con lui, e sono state quelle sue parole che hanno provocato in me e nella mia compagna un pianto incontrollabile. Mi sono sentito doppiamente felice... e quel pianto che reprimevo fin dall'inizio si è rivelato benefico e necessario a sciogliere quel nodo che avevo in gola. Dopo aver passato in rassegna con interesse tutte le fotografie che la C.T.U. aveva messo sulla scrivania, la stessa gli chiedeva: "XXXXXXX non sarebbe il caso di vederli davvero mamma e papà?", "se fossero quì vicino e li chiamiamo... li vorresti vedere?" Alla pronta e decisa risposta affermativa di XXXXXXX ... alla gioia si è aggiunta la vera speranza che non tutto era perduto ed irrecuperabile e che da quel momento sarebbe iniziato il vero lavoro di ricostruzione. Non potevo trattenere il pianto che a quel punto era anche uno sfogo che dava solo benessere. I dubbi, i timori e i sospetti non contavano più a nulla... Il mio timore, fortemente dovuto alla convinzione che tutto sarebbe dipeso da come, nell'arco di quei tre anni, avevano lavorato sulla mente di XXXXXXX (se avevano mantenuto viva in lui la consapevolezza di avere dei genitori che gli volevano bene o meno, se avevano mantenuto in lui un ricordo positivo di noi o meno), è scomparso. Dopo aver sentito dalle sue stesse labbra che sapeva della nostra esistenza e che ci voleva vedere, tutto il resto è passato in secondo piano e le seghe mentali per cercare di capire e di immaginare non avevano più ragione di risiedere nella mia mente. Appena entrati nell'altra stanza XXXXXXX si è abbandonato ai nostri abbracci e baci ed ha reagito emotivamente molto meglio di me, che in un primo momento non sapevo neanche cosa dirgli. Certi autocondizionamenti e certi programmi non hanno nessun valore di fronte alla realtà... i sentimenti hanno spesso un corso completamente autonomo ed indipendente dall'essere razionale che risiede nell'individuo. Il mio sforzo nel rimanere integro era grande e volto a non sconvolgere la tranquillità che XXXXXXX aveva dimostrato fino a quel momento ma nella mia mente c'era una confusione troppo grande. Mi sentivo felice ma nello stesso tempo un imbecille... stavo vivendo un momento bello e brutto nello stesso tempo. Mi riempiva di gioia il fatto che XXXXXXX, sebbene non avesse saltato di gioia nel vedermi (lo comprendo perfettamente), aveva risposto al mio abbraccio mettendomi le sue tenere braccia attorno al collo, lasciandosi stringere in silenzio. In quei frangenti la mia compagna è stata meno "brava" di me, poiché non riusciva a trattenere il pianto mentre lo abbracciava... (pianto che comunque non sembrava disturbare XXXXXXX). Abbiamo trascorso un'oretta chiedendogli quello che ci passava per la mente ed ascoltando le sue pronte e tranquille risposte ad ogni nostra domanda. E' stata un'ora che mi ha scosso per il resto della giornata ma che ha comunque dato un input alla mia vita ed ai miei futuri progetti. Io e la mia compagna abbiamo parlato a lungo per il resto della giornata... è solo l'inizio e la ricostruzione sarà lunga e delicata. Almeno ora ci sono delle prospettive e delle reali speranze a cui vale la pena di credere e che pongono fine - finalmente - alle ostilità. Forse questo è un periodo fortunato poiché questa gioia si somma a quella che ho avuto nell'essere riuscito a fare assumere dalla ditta per la quale lavoro da due anni, il mio primo figlio - Fabio (da poco maggiorenne) - che da circa un mese lavora al mio fianco. Rivedremo XXXXXXX il 14 novembre (fra dieci giorni) e speriamo di trovarlo sempre così disponibile e sereno. Un cordiale saluto a tutti Bruno Aprile - tel. 347 2954867 - Comitato Ge.Fi.S. (Genitori di Figli Sequestrati) - http://xoomer.virgilio.it/geni_e_figli P.S. Ringrazio comunque anticipatamente tutti coloro che hanno espresso ed esprimeranno la loro solidarietà ed il loro interesse alla mia personale vicenda familiare... autorizzando i destinatari ad inoltrare e/o a diffondere con ogni mezzo questa notizia.
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