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La storia di Giuseppe PDF Stampa E-mail
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Non vede suo figlio da 5 anni, da quando ne aveva poco meno di uno. Il piccolo Giovanni chiede dove è il suo papà, e la mamma Giusy risponde: “E’ in cielo”. Invece Giuseppe S., Maresciallo del Ris dei Carabinieri in servizio a Roma, è vivo e vuole riabbracciare il suo bambino.

Così come migliaia di padri separati, anche lui vive il dramma di non poter incontrare e vedere il suo bambino. La sua ex moglie Giusy, vive ad ALCAMO(TP), un paese nell’entroterra siciliana, noto molto spesso alle cronache, vi ricordate lo strano rapimento della neonata con il nonno che chiede perdono ai rapitori.
br> Una vicenda giudiziaria che si trascina ormai da anni. Dietro di essa la complessa problematica di una coppia all’improvviso divisa con la scomparsa da casa dell’ex moglie di G.S. e del figlioletto “senza una motivazione”. Ma l’uomo non vuole arrendersi: “Rivoglio il mio bambino!”: è questo il grido che continua a martellargli in testa. D’altronde si tratta di un diritto e non di una pretesa. Negare ad un padre di vedere crescere la propria creatura…. una cosa terribile.
br> Inizialmente il presidente del Tribunale, nella fase preliminare, aveva fissato numero di giorni e date precise durante i quali il maresciallo avrebbe potuto vedere il bambino e stare con lui. Ma la vicenda si complica ulteriormente: il particolare lavoro dell’uomo non gli consente di raggiungere una certa domenica il figlio dando il preavviso di 48 ore. Ci va due giorni dopo ma Giovanni sta poco bene e si trova in ospedale. Il giovane maresciallo chiede così al giudice di fissare modalità diverse per le visite, “confacenti alla professione, al luogo di lavoro e alle condizioni di serenità e tranquillità, al fine di poter riallacciare rapporti affettivi con il bambino”. Richieste che, ripetutamente, vengono respinte dal giudice istruttore del Tribunale Civile di VIBO VALENTIA che, decide addirittura di revocare il provvedimento del presidente del Tribunale, stabilendo che Giuseppe S. può vedere suo figlio tutti i giorni ma per 2 ore e in casa dei genitori dell’ex moglie, dove ora vivono. “Questa decisione mi ha privato in pratica del diritto di poter vedere mio figlio – commenta il maresciallo – obbligandomi a farlo in casa di persone con cui non ho rapporti ma di fatto impedendomi ogni avvicinamento a lui perché mi è impossibile raggiungerlo tutti i giorni da Roma”.
br> “Forse qualcuno mi ascolterà – afferma ancora Giuseppe – troppi bambini sono orfani di un padre che vive. Se c’è qualcuno che può aiutarmi a riavere mio figlio, si faccia avanti, sarò poi io a trovarlo. Un bambino non può crescere senza un padre, e che dolore immane per un padre vivere nell’impossibilità di vedere suo figlio”.
br> Al dolore di Giuseppe si unisce quello della sua famiglia, in particolare dei suoi genitori, scomparsi entrambi nel giro di pochi mesi. “Cara Giusy, chi ti scrive sono i tuoi suoceri. Torna a casa…. ti vogliamo tanto bene, ti ricordiamo sempre con molto affetto…”. Inizia così la lettera scritta dai nonni alla mamma del piccolo Giovanni. Una lettera che non ha avuto mai risposta… ora i nonni sono in cielo, con l’amarezza di non aver mai potuto riabbracciare il loro adorato nipotino.
br> Ora il piccolo Giovanni qualcuno che lo protegge dal cielo c’è l’ha, sono i suoi nonni paterni. Suo padre, invece continua a vivere e fino all’ultimo istante della sua vita lotterà per riabbracciarlo ed essere per lui suo padre.

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