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| Anche se ha un altro, alimenti alla ex |
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Lui aveva detto: non pago più perchè sta con un altro. Ma la Corte ha dato ragione a lei. Il tribunale di Piacenza, secondo la ricostruzione dei fatti, nell'aprile 2002, e cioè cinque anni fa, aveva pronunciato il divorzio tra i due piacentini già separati da oltre un triennio. Quando il matrimonio era andato in frantumi, ed era avvenuto il primo passo concreto in Tribunale, e cioè in occasione della separazione, la signora piacentina non aveva richiesto nulla quanto ad assegno di mantenimento, essendo andata a convivere con un altro uomo in una casa non coniugale. Ma niente è scritto nel marmo, in casi come questi. E la signora, al momento di intavolare le pratiche per il divorzio, ha domandato al giudice che l'ex marito le passasse un consistente assegno di mantenimento. Motivando la richiesta con il fatto che lui continua a disporre di un reddito netto che supera i 30mila euro all'anno. Un "tesoretto" sicuramente più consistente di quanto la piacentina si trovava in tasca. Scarsa la sorpresa nell'apprendere la reazione dell'ex marito: nessuna intenzione a rimettere le mani nel portafoglio per quella che un tempo era stata sua moglie, dal momento che la donna ha cominciato a vivere stabilmente con un'altra persona "more uxorio", disponendo il convivente di capacità economica equiparabile a quelle dell'ex marito. Il tribunale di Piacenza ha dato ragione a lei, fissando a suo favore un assegno di 155 euro. La Corte d'appello di Bologna ha confermato la decisione dei giudici di Piacenza. Il piacentino, allora, non si è perso d'animo e non ha gettato la spugna, rivolgendosi quindi alla Corte di Cassazione. La quale, tuttavia, a distanza di ben 5 anni dal divorzio pronunciato a Piacenza, ha confermato che la stabile convivenza dell'ex moglie non impedisce che le sia riconosciuto l'assegno di divorzio. Nelle motivazioni della sentenza la Cassazione ha fatto presente, ribadendolo, che il diritto all'assegno divorzile finisca quando lui o lei si uniscano in nuove nozze. Ricordando che la convivenza "more uxorio" così come portata avanti dalla signora piacentina e da moltissime altre persone, pur continuativa nel tempo, non produce l'obbligo del mantenimento reciproco fra i conviventi. Simona Segalini Vai all'articolo su Libertà
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