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DAL CNR LA FAMIGLIA ITALIANA IN CIFRE PDF Stampa E-mail
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Nelle giovani generazioni, la grande maggioranza, oltre l’80%, non considera il matrimonio un’istituzione superata.

ROMA\ aise\ - In Italia, vi sono 23 milioni di famiglie, con un numero medio di componenti pari a 2,5. Rimane positivo, anche nelle giovani generazioni italiane, l’atteggiamento nei confronti del matrimonio: la grande maggioranza, oltre l’80%, non lo considera un’istituzione superata.

Sono alcuni flash tratti dal "Rapporto sulla popolazione italiana – L’Italia all’inizio del XXI secolo", curato da Giuseppe Gesano, ricercatore dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, insieme ai colleghi del Gruppo di coordinamento per la demografia della Società Italiana di Statistica, e pubblicati sull’Almanacco della Scienza, Quindicinale a cura dell’Ufficio Stampa del Cnr.
L’immagine che esce dal Rapporto è complessa. Ci si sposa, ma molto più tardi. I figli e le figlie di chi si è sposato a metà anni Settanta, cioè mediamente poco dopo i 24 anni le donne e poco dopo i 28 gli uomini, hanno posticipato le nozze dopo i 30 anni per le donne, e per gli uomini verso i 35.
Il tasso di divorzio è attualmente vicino a 140 ogni 1.000 matrimoni. Dopo la legge del 1987 (che ha ridotto da cinque a tre anni il tempo necessario per ottenere lo scioglimento definitivo) si era stabilizzato intorno a 80 su 1.000 matrimoni, fino al 1995, per salire a 105 nel 1999.
L’età critica delle difficoltà e delle separazioni arriva mediamente intorno ai 40 anni, così come l’età delle seconde nozze, altro fenomeno in rapido aumento, anche se l’incidenza è ancora contenuta: nell’8% dei matrimoni celebrati ogni anno, uno degli sposi è al secondo tentativo.
In forte aumento sono le convivenze e i matrimoni civili, questi ultimi passati da uno su cinque a metà degli anni novanta a oltre uno su tre di oggi: il 37% al Centro-nord e il 18% al Sud e nelle Isole. Nei grandi centri urbani il numero dei matrimoni civili supera da tempo quello dei matrimoni religiosi. E, inoltre, la scelta di regime di separazione dei beni ha superato numericamente quella della comunione.
Ancora: la quota di persone che rimangono definitivamente single o che convivono senza mai sposarsi rimane, in Italia, più bassa rispetto al complesso dei paesi occidentali.
"È innegabile che, nonostante alcune specificità continuino a caratterizzare il nostro Paese", si legge nel Rapporto, "il modo di fare famiglia sta attraversando una fase molto dinamica, che riguarda soprattutto l’Italia centro-settentrionale, mentre il Sud mantiene comportamenti molto più tradizionali (rispetto a incidenza di matrimoni civili, convivenze, scioglimento delle unioni e matrimoni successivi".
A questo quadro di trasformazioni va poi aggiunto il fenomeno dei matrimoni di stranieri e misti: uno su dieci. Si tratta di numeri ancora bassi, anche se destinati a salire se l’afflusso di immigrati in Italia continuerà ai ritmi attuali.
Infine, nelle coppie miste, nel 58% dei casi l’uomo è italiano e la donna straniera, mentre le donne scelgono più raramente un partner straniero (solo il 16%). Gli uomini italiani sposano prevalentemente donne dell’Europa centro-orientale e sudamericane, mentre le donne italiane si uniscono con gli uomini di origine nordafricana. (rosanna dassisti\aise)

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