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CICCIOLINA: CORTE STRASBURGO RICONOSCE SUO DIRITTO A TENERE IL FIGLIO PDF Stampa E-mail
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affido_cond.jpgI giudici di Strasburgo, hanno stabilito che che non c'e' stata violazione dei diritti di Koons
 
(ASCA-AFP) - Strasburgo, 30 set - La Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato oggi il diritto alla custodia del figlio per l'ex pornostar Ilona Staller, al secolo Cicciolina, in quello che e' l'ultimo atto di una lunghissima battaglia legale che l'ha vista opposta al marito, l'artista americano Jeffrey Lynn Koons.

 

Nato nel 1992, il figlio, che la doppia cittadinanza italiana e americana, risiede a Roma con la madre e i genitori si contendono la sua custodia davanti alla giustizia italiana fin dal 1994. I due si erano separati nel 1993.

Era stato proprio Koons ad impugnare presso la Corte europea la decisione dei giudici italiani che avevano deciso di lasciare il figlio alla Staller e di farlo restare in territorio italiano.

I giudici di Strasburgo, con cinque voti contro due, hanno stabilito che le autorita' italiane hanno avuto ragione nell'affidare il figlio alla madre e che non c'e' stata violazione dei diritti di Koons.

red/uda
 

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Alex  - diritti del padre non violati   |2008-10-03 08:09:48
Nato nel 1992 il giovane, che ha la doppia nazionalità statunitense e italiana,
risiede a Roma con la madre. I due genitori si contestato l'affidamento
esclusivo del bambino sin dal 1994. Koons, che ha invocato dinanzi alla Corte
europea il diritto al rispetto della vita privata e familiare, ha denunciato la
decisione del giudice italiano di tenere il bambino sul territorio italiano che
impedisce al figlio di andare a casa del padre negli Usa.



Koons ha anche
criticato i giudici italiani per aver affidato il figlio alla madre, poi ai
servizi sociali e successivamente di nuovo alla Staller. La coppia si era
separata nel mese di ottobre 1993, nove mesi dopo il matrimonio. Un tribunale di
New York nel 1994 aveva affidato la custodia al padre, ma l'ex-moglie ed ex
pornostar oltre che ex deputato italiano, aveva sostenuto che il suo lavoro non
le impediva di essere una "buona madre".



La sentenza di
Strasburgo afferma che le autorità italiane hanno eseguito una "analisi
approfondita" di tutta la situazione familiare ed hanno compiuto "ogni
sforzo per tutelare gli interessi del bambino", pur riconoscendo il diritto
di visitare il padre in una difficile situazione di perpetua battibecco tra le
parti. La sentenza è stata approvata con cinque voti contro due affermando
dunque che nelle decisioni dei magistrati italiani non c'è violazione del
diritto alla vita privata e familiare.
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