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CASSAZIONE: GENITORI RISPONDONO PER MINORE CHE VIVE FUORI CASA PDF Stampa E-mail
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   926.jpgSe fa danni pagano mamma e papà

  Roma, 18 mar. (Apcom) - I figli minori vanno seguiti anche quando non vivono più a casa. Se fanno i maleducati provocando dei danni, infatti, pagano mamma e papà. È quanto ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 7050 del 14 marzo 2008, ha accordato il risarcimento del danno a un ragazzo che era stato travolto con il motorino da un suo coetaneo, anch'egli minorenne.

I genitori del giovane rimasto ferito avevano fatto causa alla famiglia dell'altro: il Tribunale di Arezzo gli aveva dato ragione li aveva condannati a risarcigli circa 35mila euro. La Corte d'appello di Firenze nel 2003, cambiando completamente idea, aveva invece negato la responsabilità dei genitori del ragazzo in quanto "alla data dell'incidente la loro coabitazione con il figlio sedicenne era cessata da due anni, essendosi questo trasferito a vivere con il fratello, per ragioni di lavoro".

Contro questa decisione ha fatto ricorso il ragazzo ferito, ormai diventato maggiorenne, e lo ha vinto: la Cassazione ha messo nero su bianco che "ai sensi dell'articolo 2048 del Codice civile i genitori sono responsabili dei danni cagionati dai figli minori che abitano con essi". Non solo. "L'eventuale allontanamento del minore - spiega ancora il collegio di legittimità - dalla casa dei genitori non vale di per se ad esimere questi ultimi da responsabilità, ove l'illecito comportamento del figlio sia riconducibile non all'omissione della contingente e quotidiana sorveglianza sul comportamento di lui, ma alle suddette, oggettive carenze educative. In questo ultimo ambito rientrano i danni provocati dalle manifestazioni di indisciplina, negligenza o irresponsabilità, nello svolgimento di attività suscettibili di arrecare danno a terzi, fra cui in particolare l'inosservanza delle norme della circolazione stradale". Ora la causa è stata rimessa alla Corte d'appello di Firenze che, neldecidere, dovrà tener conto di quanto affermato dalla Suprema corte.

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