 Un padre cremonese racconta il suo calvario, tra tribunale, ex moglie e affidamento dei figli 19 Marzo, 2007 di Laura Bosio Fonte Il Piccolo Giornale
Grida, porte sbattute con violenza, valigie preparate frettolosamente, lacrime amare. Così una storia finisce, l’ennesima famiglia sfasciata senza possibilità di ripresa. E spesso è l’inizio di una vera e propria guerra, combattuta sui banchi del tribunale, a colpi di richieste, calcoli, cifre. Una guerra in cui le uniche vere vittime sono i figli, spesso sballottati da un genitore all’altro, da una casa all’altra, senza che neppure venga chiesto il loro parere. «Tutto viene considerato sul piano giuridico, ma non su quello personale. Io ho avuto solo quattro minuti per parlare, il mio coniuge ne ha avuti cinque più di me» racconta Alberto (nome fittizio, n.d.r.), padre di due figli, che sta vivendo in pieno una cause di separazione. «E in ogni caso il giudice lascia alle parti un tempo di ascolto limitatissimo. Chiede solo ai coniugi quanto guadagnano, mentre la cosa più importante, ossia capire quale sia la soluzione migliore per i figli, anche rispetto al rapporto che hanno con noi genitori, non la verificano». Nel suo caso è andata così? «Si, e sono deluso per quanto riguarda l’attenzione scarsa di chi deve giudicare. Nel mio caso mi sarei aspettato una maggiore considerazione delle cause della separazione. Già c’è il senso di delusione di essere cacciati dal proprio ambiente familiare, e allontanati dai propri figli. La rabbia è tanta, però poi bisogna conciliarla con la necessità di sopravvivenza. Per questo è importante cercare di trovare un accordo con l’ex coniuge, almeno sulla gestione dei figli. Dissidi e conflitti dovrebbero venir messi da parte, per il bene dei bambini». Nel suo caso il giudice cosa ha deciso? «Ha stabilito dall’inizio l’affido condiviso, anche se detto così è generico, perché andrebbe valutato caso per caso. Anche perché per quanto mi riguarda ci sono altri problemi, dove gli avvocati giocano molto dentro, ed è difficile trovare un accordo con la mia ex moglie nella gestione dei figli. C’è ancora troppa genericità nelle sentenze, spesso ci si trova di nuovo a litigare su mille questioni».
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