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AFFIDAMENTO CONDIVISO DEI FIGLI E PARI OPPORTUNITA’ GENITORIALI: stato dell’arte in uno stato di diritto.
PALERMO - Comunicato stampa - A distanza di due anni dalla entrata in vigore della legge 8 febbraio 2006 n° 54 sull’Affido Condiviso, l’Associazione Papà Separati - Onlus per la tutela dei diritti dei figli nella separazione - ha organizzato un convegno per fare il punto della situazione. La premessa di questo convegno risiede nella consapevolezza, maturata negli anni e costata sofferenza e sacrifici, che si sia ancora lontani dalla piena applicazione della legge sull’Affido Condiviso, giustamente salutata al momento della sua approvazione come una norma “rivoluzionaria” che introduce principi fondamentali come quello di Bigenitorialità, ossia l’effettiva pari dignità di ruolo tra padre e madre, ma anche il diritto alla Biparentalità, ossia il diritto dei figli di genitori separati a mantenere rapporti significativi con il ramo parentale di entrambi i genitori.
A questi si deve aggiungere anche la pari dignità dei genitori nella condivisione delle responsabilità per l’esercizio congiunto della potestà genitoriale ma anche e soprattutto la necessità di superare le conflittualità, al fine di raggiungere una genitorialità consensuale e partecipata che riduca le problematiche e le situazioni di criticità. Con la legge 54/2006 viene di fatto capovolto il sistema in materia di affidamento in base al quale i figli venivano affidati sulla base di un regime mono-genitoriale, quasi sempre afferente alla madre, o secondo le intese raggiunte dai coniugi. La legge in esame, invece, dà attuazione al cosiddetto principio di Bigenitorialità, affermatosi negli ordinamenti europei e contenuto nella convenzione sui diritti del fanciullo siglata a New York il 20 novembre 1989 e resa esecutiva in Italia con la legge 176 del ’91. La ratio del convegno quindi poggerebbe le sue basi nella consapevolezza della mancata e/o insufficiente applicazione, nelle sue linee portanti, della L 54/2006, di cui la società civile apprezza le potenzialità, peraltro inespresse, e riconosce la validità dei principi in essa contenuti. La tesi di fondo è che all’origine di tale stato di cose vi sarebbe un problema culturale, oltre ad una “cultura giudiziaria” dell’Affidamento Condiviso sostanzialmente inadeguata. Ma il convegno nasce per costruire e non per demolire. Tutti gli attori che hanno una parte importante nei procedimenti di separazione (genitori, magistrati, avvocati, psicologi, mediatori familiari, assistenti sociali etc.), vanno aiutati ad assumere decisioni quanto più possibile collegiali, avvalendosi ognuno delle competenze specifiche degli altri. Il fine primario è la tutela del minore ed il suo diritto indisponibile a godere di entrambi i genitori in un rapporto che sia quanto più equilibrato. E’ possibile un miglioramento del testo in esame? Parrebbe proprio di sì, ma questo sarà compito di quei politici che dimostreranno di possedere la giusta sensibilità, ed è importante che del tema si parli e che il dialogo sia avviato sui mezzi di informazione e nei dibattiti, per superare i luoghi comuni e gli stereotipi di genere che su questo argomento finiscono per fare cultura negativa. Il convegno non vuole incoraggiare nessun conflitto di genere né tanto meno dare spazio a strumentalizzazioni o rivendicazioni sterili, che sarebbero dannose soprattutto per i soggetti più deboli: i nostri figli. Il tentativo è quello di creare le premesse per un dibattito costruttivo affinché si apra lo spazio per un confronto tra genitori responsabili, contribuendo a far conoscere nuove risorse come quella della Separazione Mite (Co-Mediazione Familiare Interdisciplinare), che tanto può significare per una reale evoluzione del tema in questione. Ufficio stampa – Alfonso Lo Sardo
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