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Istat: matrimonio in crisi, riti civili in aumento PDF Stampa E-mail
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CI SI SPOSA MAGGIORMENTE NEL SUD ITALIA, MA I MATRIMONI CIVILI AUMENTANO DAPPERTUTTO. 
7 maggio 2008 - da agenzia radicale - Se l'Italia è il paese europeo con un tasso di nuzialità tra i più bassi d'Europa, è anche lo stato europeo, ad esclusione di Malta, dove si divorzia di meno, ma il fenomeno sta crescendo a ritmi esponenziali. Questo è quanto emerge dalla pubblicazione Istat "100 statistiche per il paese: indicatori per conoscere e valutare". Tra la penuria generalizzata di spose in abito bianco, chi soffre di più è il matrimonio inteso come sacramento della chiesa cattolica. Diversamente dal rito religioso, in crescita il rito civile.
Molte più coppie scelgono il comune come palcoscenico per il "giorno più bello in cui giurarsi amore eterno". Il tasso o quoziente generico di  nuzialità, inteso come il rapporto tra il numero di matrimoni celebrati nel corso dell'anno preso come riferimento e l'ammontare medio della popolazione italiana residente nello stesso anno preso in considerazione, nel 2006 è stato di 4,1 matrimoni su 1000 abitanti, calcolando una importante contrazione tra il 2001 e il 2006 pari al 7,8%. Nel 2007 si considera una ulteriore forte tendenza alla riduzione. Diversamente per quel che riguarda i matrimoni civili si calcola un aumento del 14%.


Le statistiche, riguardanti il matrimonio, rilevano un diverso comportamento da regione a regione, da nord a sud. La Campania è la regione in cui ci si sposa di più con una percentuale pari 4,7 matrimoni su 1000 abitanti rispetto alla media della penisola, di cui sopra. Il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige sono le regioni registrano meno giuramenti di eterno amore con un tasso di nuzialità pari a 3,4 matrimoni su 1000 abitanti. Fermo restando che il rito civile cresce in tutta Italia, il mezzogiorno è ancora in coda rispetto al resto d'Italia e Bolzano, con il 58,2%, a fronte di una media nazionale di matrimoni civili pari al 32,8%, guadagna l'oro in graduatoria.

Per dare uno sguardo all'Europa, l'Italia è il terzo paese dopo Slovenia e Lussemburgo dove ci si sposa di meno. Le percentuali più alte di matrimoni celebrati si registrano nei paesi di nuova adesione e in Belgio dove il tasso è calcolato intorno al 6,7% e la Gran Bretagna pari al 5,3%.

Se i matrimoni sono in netta diminuzione, emerge dalle statistiche che coloro che decidono di fare il grande passo restano soddisfatti della loro scelta. Infatti, a parte Malta, dove il divorzio non è consentito dalla legge, l'Italia è il paese in cui si lascia di meno in Europa con 8 divorzi su 1000 abitanti, fermo restando la costante crescita delle separazioni e dei divorzi: in 10 anni, rispettivamente, la percentuale è aumentata del 57,3% e del 74%. Per tasso generico di separazione e di divorzio è da intendersi il rapporto tra il numero delle separazioni e dei divorzi concessi nell'anno di riferimento e la popolazione media nell'anno stesso.

Anche per il divorzio e le separazioni, primo passo verso la sospensione degli effetti civili derivanti dal matrimonio, la percentuale varia da regione a regione: nel mezzogiorno c'è un'incidenza minore, la Calabria è dove ci si separa meno e la Basilicata, la regione dove la percentuale dei divorzi è nettamente inferiore alla media della penisola. In Liguria, invece, si registrano le incidenze maggiori sia per le separazioni che per i divorzi. 

SERENA FERRETTI

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