Marito e moglie non comunicano più? Nessuno dei due ha la "colpa" del divorzio.
Confermato il verdetto della corte d'appello di bariROMA - Se marito e moglie non comunicano, se il loro rapporto è deteriorato da tempo, fino a portare entrambi ad una «estraneità affettiva e culturale», e se in ragione di ciò uno dei due sceglie la strada della separazione, la colpa della fine del matrimonio non può essergli attribuita. È quanto si evince da una sentenza della Cassazione, con la quale è stato confermato un verdetto della Corte d'appello di Bari che aveva rigettato le reciproche domande di addebito presentate da due anziani coniugi. «DIVERSITA' DI VEDUTE» - I due avevano trascorso una vita insieme e a un certo punto si erano accorti di non riuscire più a comunicare, erano diventati come due estranei. Così lei se ne era andata di casa. Ora secondo la Suprema Corte il divorzio non può essere addebitato alla donna. La prima sezione civile ha confermato infatti la decisione presa prima dal Tribunale di Trani e poi dalla Corte d’appello di Bari che, in una causa di divorzio, non aveva addebitato il divorzio a nessuno dei coniugi «in ragione della diversità di vedute di questi sulla gestione e l’organizzazione della vita familiare». Aveva però fissato un assegno di mantenimento di 414 euro a carico del marito perché risultava avere redditi più alti della moglie. Contro questa decisione l'anziano ha fatto ricorso in Cassazione per addebitare la separazione alla ex moglie perché, diceva, la colpa era della consorte: se ne era andata di casa. «ESTRANEITA' AFFETTIVA» - Lei si era sempre difesa sostenendo di aver abbandonato l’abitazione coniugale perché ormai erano diventati due estranei, con comunicavano più. La prima sezione civile ha condiviso questa tesi ed ha ritenuto adeguatamente motivata la sentenza della Corte d’appello dal momento che questa aveva sostenuto che «l'allontanamento della donna dalla casa familiare trovasse ragione in una situazione di profonda crisi nel rapporto tra i coniugi, anche in relazione ad un difetto di reciproca comunicazione, sino a portare i coniugi ad una estraneità affettiva e relazione, e quindi si ponesse non già come causa determinante del venir meno dell’unione, ma come mero effetto e presa d’atto di una situazione di intollerabilità della convivenza da tempo maturata». Dal sito del Corrieredellasera.it
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