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Niente matrimonio? Meno tutele PDF Stampa E-mail
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matrimonio in tre.jpgDal sito del corriere della sera

MILANO — I bambini sono gli stessi, le tutele diverse. A differenza dei figli delle coppie sposate, infatti, i figli naturali hanno meno possibilità di essere difesi nel caso in cui un genitore non paghi per il loro mantenimento. E questo perché il legislatore si è dimenticato di un timbro. Il tema è esploso con la legge dell'affidamento condiviso e sta facendo discutere i tribunali dei minorenni di tutta Italia. «Il timbro — spiega Anna Galizia Danovi, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia — è quello che viene apposto dal cancelliere e che assegna ai provvedimenti del giudice la cosiddetta formula esecutiva, senza la quale non è possibile pignorare i beni del debitore o iscrivere un'ipoteca giudiziale».

Ebbene, per i provvedimenti che riguardano i figli naturali la formula esecutiva non è prevista. Il motivo di questa differenza di trattamento sta nei tribunali a cui le coppie si devono rivolgere quando si rompono: al tribunale ordinario le coppie sposate; al tribunale dei minorenni le coppie di fatto. «La nostra procedura camerale — spiega Magda Brienza, presidente del tribunale dei minorenni di Roma— si conclude con un decreto che non ha titolo esecutivo per legge. Il legislatore non ci ha pensato. E i cancellieri (su cui ricade la responsabilità di questa scelta) non si sentono di apporre la formula esecutiva per qualcosa per cui non è prevista. È necessario un intervento legislativo che, tra l'altro, sarebbe molto semplice da fare e a costo zero».

Il risultato? «Il risultato — risponde l'avvocato Maria Giovanna Ruo, citando un caso accaduto di recente — è che una mamma, non sposata, in grossissima difficoltà perché non lavora e con due bambini piccoli per i quali il padre non versa l'assegno di mantenimento stabilito dal giudice, non ha potuto ottenere il pignoramento dei beni dell'ex compagno… Ma a questi bambini chi dà da mangiare?».

In attesa che qualcosa cambi per legge, i vari tribunali vanno in ordine sparso. Così, a Milano ci sono giudici che si assumono direttamente, nella sentenza, la responsabilità di far mettere questo timbro famoso. Altri, come Bologna, che finora non hanno mai rilasciato formule esecutive ma oggi dicono di essere orientati a farlo. Altri, ancora, come Roma, dove la chiusura è netta. «Tutti questi problemi nascono perché prima della legge sull'affidamento condiviso — spiega Anna Maria Zamagni, giudice al tribunale dei minorenni di Milano — noi eravamo competenti solo sulle questioni dell'affidamento, mentre tutta la parte economica legata al mantenimento veniva trattata dal tribunale ordinario, i cui provvedimenti hanno appunto efficacia esecutiva ».

 

Una sentenza della Corte di Cassazione ha però cambiato il percorso: ha, infatti, stabilito che il tribunale dei minorenni si debba occupare di tutto ciò che riguarda la crisi della famiglia di fatto, quindi anche della parte economica. Tutti i tribunali del Paese si sono uniformati. Con un nuovo problema in più: i tempi. Lunghi e destinati ad allungarsi ancora. «Mentre i tribunali ordinari sono diffusi su tutto il territorio, quelli per i minorenni sono solo 29 — dice Mari Giovanna Ruo, avvocato, presidente della Camera minorile di Roma — Addirittura, nel Lazio ce n'è uno solo, quello di Roma, su cui confluisce il contenzioso di tutta la regione». Tradotto in tempo: i quattro mesi che occorrono a una coppia sposata per conoscere affidamento e mantenimento dei figli, diventano più di un anno per chi sposato non è stato.

 

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