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Alessia Ravarotto, una giovane padovana che abita a Sharm el Sheikh, chiede giustizia in una lettera-appello al nostro giornale.
Sharm el Sheikh (Egitto) 22 gennaio 2009 - espresso.repubblica - Un’altra storia di un padre che tradisce gli accordi sulla tutela del
figlioletto, lo sequestra con l’inganno e lo porta via con sé, facendo
perdere le tracce. Un’altra storia di una madre disperata, che ha la
legge dalla sua parte ma non importa, rimane impotente di fronte alla
volontà dell’ex marito il quale, oltretutto, si muove in casa mentre
lei è in un Paese straniero.
La donna in questione, Alessia Ravarotto, è una padovana, che da nove
anni vive a Sharm el Sheikh dove nel 2001 ha iniziato a convivere con
un uomo egiziano, firmando con lui un accordo matrimoniale, «Unico modo
per consentire la convivenza tra un egiziano e una straniera», spiega
in una lettera-appello spedita al nostro giornale. Il matrimonio è poi
stato convalidato nel 2006, un anno dopo l’arrivo di un bimbo, che è
nato nell’agosto del 2005 ed ha doppia cittadinanza. Moglie e marito
lavoravano insieme a Sharm, gestendo un’agenzia che realizzava video
subacquei per immortalare i turisti nelle immersioni: «Era intestata a
lui, per pagare meno tasse, mi diceva, ma dopo la separazione si è
preso tutto». Già perchè i due si sono poi separati, anche se «Lui
continuava a vedere il figlio tutti i giorni per ore e dormiva con lui
3 notti alla settimana». Il 23 settembre 2008 arriva il divorzio
consensuale (ma già prima il padre era sparito con il bambino per 5
giorni): «Non ho voluto nulla per il mio mantenimento, volevo solo che
partecipasse alle spese per mio figlio», spiega la donna. E continua:
«In Egitto divorzio e affidamento dei figli non sono contemporaneanei,
la causa per l’affidamento dura 6-7 mesi intanto i figli sono affidati
alla madre». A questo punto, «Dopo continui insulti per telefono e di
persona, il 4 novembre è scomparso con mio figlio e da allora non ho
più avuto notizie. Ho fatto denuncia alla polizia, sono andata al Cairo
in ambasciata dove hanno preso a cuore il mio caso. A metà novembre il
tribunale dei minori egiziano ha emesso un’ordinanza che intima che il
bimbo venga restituito alla madre. Ma nonostante tutto, non ho più
notizie da 75 giorni. Qualcuno mi aiuti a trovare il mio bambino che è
stato strappato con l’inganno a sua madre, ai suoi amici, al suo
ambiente. Non so dove sta, se ha paura e cosa gli viene detto di me».
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