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DIVORZIO: UE, NON C’E’ ACCORDO SU COOPERAZIONE RAFFORZA |
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(AGI) - Bruxelles, 25 lug. Secondo fonti comunitarie, durante la riunione l’Italia, rappresentata dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, avrebbe supportato la causa della cooperazione rafforzata, sostenendo che “c’e’ sempre una prima volta”. Si tratterebbe infatti della prima applicazione di uno strumento previsto dal Trattato di Nizza che consente ad almeno otto Stati membri di andare avanti da soli per la regolamentazione di determinate questioni. Dopo la presentazione di una richiesta formale da parte di almeno otto membri, la Commissione procedera’ a uno studio di fattibilita’ che sara’ poi presentato di nuovo al Consiglio Giustizia e affari interni.
La cooperazione permetterebbe l’avanzamento di Roma III, che consentirebbe alle persone sposate di nazionalita’ mista di scegliere la legge nazionale da applicare in caso di divorzio o separazione legale. Si tratta di un testo bloccato da due anni per l’opposizione della Svezia ad applicare su questa materia normative di altri Paesi. La posizione svedese ha complicato un negoziato gia’ piuttosto difficile perche’ le decisioni in ambito comunitario sul diritto di famiglia vanno tutte prese all’unanimita’ (previsione che non cambiera’ nemmeno con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona). L’applicabilita’ di una normativa nazionale piuttosto che di un’altra in materia di divorzio e separazione e’ resa complicata dalle diversita’ legislative degli Stati membri. In Irlanda e in Polonia, ad esempio, per ottenere il divorzio ci vogliono quattro anni e la prova che la fine del matrimonio sia totale e irreparabile. In Svezia basta andare in Comune e firmare un documento in cui si dichiara che la coppia e’ rotta. Procedure impensabili invece a Malta, dove divorziare e’ proibito. E come fare se una coppia di omosessuali regolarmente sposata in Olanda o Belgio, si fosse trasferita e volesse separarsi in Italia, dove le unioni gay non sono riconosciute? Nell’Unione europea ci sono almeno 350.000 matrimoni misti all’anno e i divorzi sono circa 170.000, cui si unisce tutto un sottobosco di questioni legali come gli assegni per gli alimenti, la divisione dei beni, l’affidamento dei figli che ogni Paese regola in maniera differente. (AGI) Red/Gav
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