I due erano poco più che diciottenni quando, dalla loro relazione, è nato il bambino. Lei se ne era presa cura fin dall'inizio, lui, per qualche tempo, non ne aveva voluto sapere. Poi aveva cominciato a interessarsi al piccolo nonostante questo fosse perfettamente integrato nella nuova famiglia che la mamma aveva costituito. Ma la giovane donna non aveva mai acconsentito al riconoscimento che lui chiedeva insistentemente. Così l'ha trascinata in giudizio.
Il Tribunale della Corte d'appello di Firenze hanno dato ragione al padre naturale. In Cassazione le cose non sono cambiate: il ricorso della mamma è stato infatti respinto. "L'interesse del figlio minore - ha messo nero su bianco il Collegio di legittimità - al riconoscimento della paternità naturale è definito dal complesso dei diritti che a lui derivano dal riconoscimento stesso, ed, in particolare, dal diritto alla identità personale. Pertanto, in caso di opposizione al riconoscimento da parte dell'altro genitore, che lo abbia già effettuato, il mancato riscontro di un interesse del minore non costituisce ostacolo all'esercizio del diritto del genitore richiedente, in quanto il sacrificio totale della genitorialità può essere giustificato solo in presenza di gravi motivi che possano compromettere lo sviluppo del minore".













