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| Piů soldi alla moglie che ha contribuito al successo dell'ex |
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Anche in caso di convivenza, deve proseguire il mantenimento se il nuovo compagno è più povero. A premiare i "sacrifici" delle consorti è la
Cassazione per la quale le rinunce fatte dalle donne a beneficio dei
mariti, in sede di separazione, devono essere tenute in debito conto
dai giudici nel momento in cui fissano l'assegno di divorzio.
Roma, 18 ott. (Adnkronos) - Più soldi alla moglie che ha contribuito al "successo" professionale del marito quando il matrimonio ancora funzionava, sacrificandosi per la famiglia. A premiare i "sacrifici" delle consorti è la Cassazione
per la quale le rinunce fatte dalle donne a beneficio dei mariti, in
sede di separazione, devono essere tenute in debito conto dai giudici
nel momento in cui fissano l'assegno di divorzio. Applicando questo
principio, la Prima sezione civile - sentenza 24858 - ha accolto le
proteste di una signora ultracinquantenne di Bari, Anna Maria P. che,
dopo trent'anni di matrimonio con Raffaele L.B. e tre figli ormai
indipendenti, si era separata.
Già in appello, la Corte di Bari, nel marzo 2005, aveva disposto che ad Anna Maria dovessero andare 1200 euro al mese come assegno divorzile. Come pattuito dal Tribunale, un anno prima, in sede di separazione. Troppo pochi, secondo la donna di oltre cinquant'anni, anche in considerazione del fatto che, nel matrimonio, aveva fatto tante rinunce, contribuendo indirettamente ai successi del marito. Ora la Suprema Corte ha deciso che quei sacrifici dovranno essere premiati di più visto che "ai fini della quantificazione dell'assegno divorzile, deve tenersi conto anche degli incrementi e moglioramenti conseguiti, pur durante la separazione, dal soggetto obbligato quando, come nel caso di specie, il successo della carriera (e del reddito)" del coniuge "sia stato favorito indirettamente dal sacrifico personale della moglie dedicatasi al governo della casa e della famiglia". Da annotare ancora che Anna Maria, al termine della convivenza con Raffaele, aveva diviso la nuova casa per un periodo con un antiquario che, a suo dire, la aiutava solo a dividere le spese delle nuova casa. Anche su questo aspetto piazza Cavour ha osservato che, quand'anche si fosse trattato di 'convivenza' e non di 'mera coabitazione' per fare fifty fifty con le spese, l'ex marito sarebbe comunque tenuto a mantenere l'ex nel caso in cui il nuovo convivente fosse più povero. E questo perché, scrivono i supremi giudici, "in assenza di un nuovo matrimonio, il diritto all'assegno di divorzio di per sé permane anche se il richiedente abbia instaurato una convivenza 'more uxorio' con altra persona, salvo che sia data la prova che tale convivenza ha determinato un aumento 'in melius' pur se non assistito da garanzie giuridiche di stabilita'". Sarà ora la Corte d'appello di Bari a rimpinguare l'assegno divorzile per Anna Maria, anche in considerazione del "contributo personale ed economico dato da lei alla conduzione familiare ed, indirettamente, sacrificandosi nella famiglia alla formazione del successo professionale e reddituale" dell'ex coniuge.
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