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Sistema econometrico confuso proposto dal tribunale di Palermo PDF Stampa E-mail
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 I tribunali incominciano ad adottare un programma di calcolo oggettivo per l'assegno di mantenimento,  abbandonando il sistema "occhiometrico", ma resta un poco di confusione tra figli e coniuge.

Prof. Giacomo Rotoli - Università dell'Aquila Papaseparati ONLUS – Responsdabile Dipartimento studi econometrici

Il programma di calcolo per l'assegno sviluppato dal Dr. Angelo Piraino – Giudice Istruttore della I Sez. Civile del Tribunale di Palermo - é dal nostro punto di vista una iniziativa lodevole. Non è fatto secondario che la cosa emerga proprio a Palermo, dove la nostra sede locale segnala gli sforzi dei magistrati verso l’Affidamento Condiviso . Venendo ai dettagli, nella veste grafica e nello stampato del programma, che tutti possono scaricare dal sito www.giustiziasicilia.it, notiamo un aspetto poco chiaro e suscettibile di critiche. Infatti viene proposto, come assegno totale alla fine del calcolo, la somma tra il mantenimento dei figli e quello del coniuge senza possibilità di escludere quest'ultimo, che come é noto é applicato ormai solo parzialmente nelle cause giudiziali o nel caso di un coniuge a reddito nullo al quale l'altro deve gli alimenti (cosa che capita spesso anche al marito e non solo alla moglie). Sarebbe stato meglio, a nostro avviso, separare le due cose proponendo un sistema di calcolo opzionale per il mantenimento del coniuge se questo non lavora. Detto questo, anche se non conosciamo i parametri matematici, emerge facilmente dopo alcune prove che il programma attribuisce un contributo minimo al mantenimento del coniuge, derivante probabilmente dal calcolo dei soli alimenti. Tale contributo si azzera solo a parità di reddito e di percentuale di accudimento.L'uso del reddito lordo, se da una parte semplifica la vita a chi ha davanti a sé la dichiarazione dei redditi, dall'altra la complica dovendo poi il compilatore stimare il reddito netto: cosa non sempre facile. Per meglio “sperimentare” il programma, lo abbiamo usato inserendo direttamente il reddito netto laddove appare il reddito lordo e azzerando temporaneamente le tasse e gli altri eventuali oneri detti “esposizioni debitorie nei confronti della famiglia” che riguardano eventuali mutui e/o affitti (più in generale debiti contratti “per la famiglia”). La distinzione dei tre anni deriva evidentemente dalla prassi di presentare le dichiarazioni degli ultimi tre anni, ma non tiene conto però della rivalutazione annuale che é spesso fonte di conflitti e ricorsi (è esperienza di chi scrive che sul nostro forum online sono molte più le richieste sulla rivalutazione rispetto a quelle, praticamente nulle, sulle dichiarazioni passate).Una volta inseriti i dati, il programma calcola l'assegno per i figli basandosi sulla “percentuale di accudimento”, che immaginiamo essere il tempo in cui si permane effettivamente con i figli avendoli in carico, dato in forma percentuale. Quello che si può dedurre é che il programma fa una stima abbastanza ragionevole del costo dei figli: il programma pesa infatti il costo di 1 figlio a circa il 25% del reddito familiare (per 2 figli questa figura sale circa al 40%) e lo ripartisce tra i genitori in funzione del reddito e del tempo. In questo non é affatto dissimile dai numerosi programmi che sono stati sviluppati a partire dal 2006 con la nuova legge 54/06. Quello che é però é importante é la valutazione del costo dei figli, ossia ciò che da tempo definiamo come il problema difficile dell'analisi econometrica della separazione. Infatti, il 25% per 1 figlio é quanto si può oggettivamente stimare sulla base dei dati ISTAT 2006 con una sola correzione di un coefficiente ISEE di 0,2 per tenere conto della separazione tra i genitori. Naturalmente esistono altre stime dei costi, per una famiglia normocostituita il costo scenderebbe al 21%, mentre con i soli parametri ISEE il costo sale al 28%  o anche al 33% in situazioni di particolare sfavore. Tutte queste percentuali portano però ad assegni poco differenti (per redditi medi le differenze sono di 50 Euro al massimo) e del tutto razionali. Finalmente emerge ciò che il nostro ufficio segnala da tempo: siamo ben lontani dalle assurdità di alcuni assegni imposti altrove che vanno in alcuni casi oltre il 50% del reddito del coniuge economicamente più forte, cosa palesemente assurda dato che il carico dei figli spetta ad entrambi i genitori e quindi, lavori o no l'altro genitore, saremmo oltre il 50% dell'intero reddito familiare per 1 solo figlio! (Solo per 4 figli la scala ISEE da una percentuale del 51%.)Relativamente alle spese straordinarie non é chiaro se siano o meno incluse nel 25% di cui sopra. I dati ISTAT  contengono anche queste categorie di spesa, ma non sappiamo se questo sia stato tenuto in considerazione dal compilatore del programma. Per chiarire tale aspetto, sarebbe utile conoscere il criterio usato per stimare il costo del figlio (a nostro avviso è necessario fondarsi su elementi concreti di calcolo come quelli dell’ISTAT, della Banca dI'Italia, dell’ISE/ISEE).Sarebbe auspicabile uno sforzo degli autori per rendere il programma ancora più compatibile con lo spirito della legge 54/06. In questo senso sarebbe opportuno far apparire direttamente il carico dei due genitori ripartito in proporzione ai redditi al fine di lasciare che ci si accordi sul mantenimento diretto per la maggior parte delle spese, e solo dopo valutare l'opzione del mantenimento indiretto, ovvero la fissazione di un assegno perequativo, decidere chi dei due pagherà all'altro una quota mensile che può andare da un minimo, ottenibile a parità di tempi di permanenza, ad un massimo se uno dei due genitori è assente per motivi di lavoro o eccessiva distanza. Infine, benchè corretto nelle stime effettive il programma soffre di una terminologia antica che sarebbe ora di superare (si parla di “coniuge che è obbligato all'assegno” mentre la legge non obbliga nessuno, a meno che non si tratti degli alimenti per un coniuge senza reddito, valendo per i figli in primis il principio del mantenimento “diretto”). Ci chiediamo, infine: sarà davvero applicato questo programma di calcolo ? Il programma valuta l’esistenza di eventuali depositi bancari e/o risparmi, suscettibili quindi di reddito annuale (interessi e rendimenti vari), eventualmente detenuti da uno o da entrambi i coniugi ?Se sì, tali altre fonti di reddito vanno ad aumentare (o diminuire, nel caso in cui i risparmi siano detenuti dal coniuge che non è assegnatario della casa) la percentuale di riduzione dell’assegno ?Qual è il limite massimo di tale coefficiente di riduzione ?Come vengono considerate tutte le ingenti spese che il coniuge non assegnatario della casa è costretto a sostenere (affitto, spese di arredamento, nuove utenze, servizi etc.) ? Esse andranno inserite, come noi pensiamo, nelle “esposizioni debitorie in favore della famiglia”, atteso che il coniuge che si trasferisce e che accudisce i minori in maniera condivisa forma con essi un diverso nucleo familiare che diventa centro di imputazione di nuovi costi ? Vista la valenza economica dei compiti di cura, c’è una concreta “disponibilità culturale”, da parte dei magistrati, a concedere una ampio aumento della relativa percentuale di accudimento al genitore, finora sfavorito, che ne rinnovasse espressamente la richiesta ?   
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Alex   |2008-04-17 02:06:47
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