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Divorzio veloce PDF Stampa E-mail
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"Così si evitano squallidi litigi"

«Sono scettico e speranzoso». L’avvocato Cesare Rimini, matrimonialista di chiara fama, accoglie con cautela l’approvazione del divorzio cosiddetto breve da parte della commissione Giustizia del Senato.
Perché è scettico, avvocato? «Perché temo che questo ddl non vada avanti».

Ma c’è un consenso bipartisan in Parlamento.
«Sì ma siamo ancora in Commissione e ci sono molte resistenze da destra e da sinistra».
A chi si riferisce?
«A tutti coloro che schierano sulle posizione della Chiesa. Se il matrimonio è indissolubile, il divorzio, deve, secondo loro, essere almeno molto sofferto».
Però si dichiara anche speranzoso.
«Certo, questa proposta ha molte norme di buon senso. E io spero tanto che qualcosa cambi. Attualmente siamo l’unico paese in Europa ad avere tempi di attesa di tre anni prima della richiesta di divorzio».
E gli altri paesi che fanno?
«I tempi sono molti più stringati. Basta guardare in Francia. Il presidente per esempio, ha ottenuto il divorzio in 20 giorni. Noi invece, dopo i tre anni di separazione, abbiamo anche l’attesa del processo».
Ma c’è qualcuno che si riconcilia durante questo periodo di separazione?
«No, basta dare un’occhiata alle statistiche. I tre anni dovrebbero essere un lasso di tempo di ripensamento invece avviene esattamente il contrario».
Quindi è tempo perso?
«Assolutamente sì».
E cosa avviene nel frattempo?
«Che nessuno risparmia, anzi, spende a più non posso. È una regola che viene puntualmente vanificata. E si assistono a liti ridicole tra i coniugi quando si parla di soldi».
Allora è ora di cambiare?
«Speriamo sia la volta buona».
C'è stata un'altra proposta in passato?
«Eccome. Quella presentata dal senatore Caruso. Lui voleva accorciare a sei mesi il tempo della separazione. Io ero assolutamente favorevole, ma purtroppo le resistenze erano troppe».
Questo ddl invece stabilisce un anno di riflessione al posto dei tre attuali. Le sembra un termine adeguato?
«Sì, va bene anche così, pretendere di meno sarebbe un utopia. Del resto siamo in Italia, non possiamo montarci troppo la testa».

Dal IlGiornale.it

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