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OBBLIGA FIGLIA A SCRIVERE 'SONO LADRA', CONDANNATO PDF Stampa E-mail
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L'umiliazione dei figli anche a scopo educativo non è ammessa.

ROMA  - L'umiliazione dei figli minori non è ammessa come metodo educativo nemmeno quando il tipo di punizione - scelta dal genitore come forma di rimprovero - è priva di violenza fisica ma ha, però, il sapore della "gogna", come nel caso di un 'mea culpa' fatto scrivere ripetutamente dall'adulto al bambino sul quaderno dei compiti di scuola. Lo sottolinea la Cassazione.

I supremi giudici hanno confermato la condanna a due mesi di reclusione (pena convertita nella multa di 2.280 euro) nei confronti di Mario M., un papà separatosi da poco che aveva punito la figlia del primo matrimonio, andata da lui a Cesenatico per passare le vacanze con la nuova famiglia che l'uomo aveva formato, facendole scrivere sul quaderno, più volte e sotto minaccia di botte, la frase "io sono una ladra, non devo rubare".

L'uomo sospettava che Federica avesse rubato un ciondolo alla sorellina minore. La punizione ricevuta provocò nella ragazzina, già provata dalla separazione dei genitori, un "dramma psichico" sfociato in una forma di "depressione reattiva", anche se non grave. La vicenda della frase venne a galla a scuola quando una maestra sfogliò il quaderno e lesse la frase. Allora Federica raccontò tutto alla madre, Angela R., che denunciò l'ex marito costituendosi parte civile in nome della figlia, minorenne all'epoca dei fatti avvenuti nel luglio del 1999. Mario è stato condannato sia in primo grado dal Tribunale di Forlì (14 novembre 2003), sia dalla Corte di Appello di Bologna (23 novembre 2006). Senza successo l'imputato si è rivolto alla Cassazione chiedendo di essere assolto.

Nel frattempo Federica è diventata maggiorenne e innanzi ai giudici di Piazza Cavour - revocando la costituzione di parte civile - ha fatto sapere di non volere nessun risarcimento danni dal suo papà. Della richiesta hanno tenuto conto gli 'ermellini' che non hanno concesso alcuna liquidazione per "danni morali ed esistenziali" alla madre Angela che, invece, insisteva ancora per averli. Mario, grazie al 'perdono' di Federica, dovrà solo pagare la multa per quell'abuso di "mezzi di correzione" commesso nell'estate di otto anni fa. "L'esercizio della funzione correttiva con modalità afflittive e deprimenti della personalità - spiega la Cassazione motivando questo verdetto (42648) con riferimento al rischio di danni allo sviluppo della personalità dei minori - contrasta con la pratica pedagogica e con la finalità di promozione dell'individuo a un grado di modalità tale da renderlo capace di libera espressione delle sue attitudini e aspirazioni".

Ansa.it

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