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| Cassazione: C'č maltrattamento anche se la moglie provoca |
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Roma, 18 set. (Apcom) - Rispondere alle provocazioni della moglie può costar caro. Rischia infatti una condanna per maltrattamenti il marito che usa le mani, è aggressivo e prevaricatore con la compagna anche se lei lo ha provocato con comportamenti, a sua volta, aggressivi. L'invito a gestire le situazioni familiari difficili con "equilibrio" arriva dalla Cassazione che, con la sentenza 35862 di oggi, ha confermato il risarcimento del danno per maltrattamenti, 25mila euro, in favore di una donna che aveva subito dal marito comportamenti molto aggressivi sfociati, in qualche occasione, in vere e proprie percosse. Nel 2005 il Tribunale di Piacenza lo aveva assolto. Due anni più tardi la Corte d'appello di Bologna aveva riformato la "decisione ai soli effetti della responsabilità civile condannandolo al risarcimento dei danni patiti liquidati equitativamente in 25mila euro, oltre interessi". contro questo verdetto il marito ha fatto ricorso in Cassazione puntando il dito contro la mancanza di prova dei maltrattamenti. La sesta sezione penale ha respinto il gravame scrivendo che la provocazione della moglie "è in astratto compatibile con il reato di maltrattamenti ma non è causa di esclusione dello stesso, che può essere attenuato nelle conseguenze sanzionatorie in relazione soltanto ai singoli episodi". In poche parole un atteggiamento aggressivo della propria compagna può portare a un piccolo sconto di pena ma non può evitare la condanna. Non solo. La Cassazione ha anche osservato che il reato di maltrattamenti "ben può evidenziarsi anche in un contesto familiare caratterizzato da forti tensioni ascrivibili ad entrambi i protagonisti della vicenda, tra i quali viene a crearsi un clima di reciproca insofferenza e intollerabilità, considerato che anche una tale situazione deve essere comunque gestita con equilibrio, nel rispetto delle regole di civile convivenza e della dignità fisica e morale della persona e non legittima reazioni che insistono su condotte abitualmente proiettate all'aggressione, alla mortificazione e all'umiliazione della controparte".
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