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Impedire di vedere il figlio puň costare 50.000 EURO PDF Stampa E-mail
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 La separazione costituisce indubbiamente un fallimento nella vita di una persona. Un uomo ed una donna infatti scommettono su una vita di coppia, su un futuro insieme, su un progetto e tutto ad un tratto si trovano a dover ripensare al domani, in un’ottica assolutamente diversa. Ma finchè non ci sono dei figli di mezzo, indubbiamente, deve sempre prevalere la volontà di rifarsi una vita piuttosto che il senso di sconforto per aver conosciuto una bruciante sconfitta. Finchè non ci sono dei figli di mezzo, dicevo, in quanto spesso e volentieri le situazioni più delicate si verificano proprio quando una coppia ha avuto dei figli. Perché questi ultimi divengono loro malgrado il terreno di battaglia per regolare i conti.E con questo passiamo all’analisi del caso odierno. Una coppia si separa; l’unico figlio viene affidato al padre, cosa peraltro piuttosto rara nella pratica. All’inizio le cose vanno per il verso giusto, nel senso che la madre vede regolarmente il proprio figlio, così come disposto dal giudice. Fino a quando il padre trova una nuova compagna, che evidentemente scombussola tutti gli equilibri creatisi. Da quel momento, infatti, la madre non riesce più a vedere il proprio figlio perché ostacolata dal padre e dalla compagna di questi. Per nove lunghi anni la madre non ha più il diritto di veder crescere la sua creatura, di poterla accudire, di poterla educare. A nulla servono gli interventi degli assistenti sociali, degli avvocati, del giudice. Anche perché ad un certo punto è il bambino stesso, che aveva probabilmente subito un vero e proprio lavaggio del cervello dal padre, a non voler più vedere la madre. Così quest’ultima decide di battere l’ultima strada possibile; decide cioè di fare causa all’ex marito chiedendo un congruo risarcimento del danno. E il Tribunale, malgrado non esista alcuna norma che tuteli specificamente il diritto del padre e della madre ad esercitare il ruolo di genitore, accoglie la domanda e condanna il marito a pagare alla donna la somma di 50 mila euro. Ammesso che vi sia una somma idonea a risarcire una madre (o un padre) che non ha potuto avere alcun rapporto, per anni, con suo figlio, certamente 50 mila euro non costituiscono un contributo soddisfacente.

Tuttavia va apprezzato lo sforzo del tribunale adito, nonostante l’assenza di precise norme giuridiche cui fare riferimento, di sanzionare comunque la condotta dello scorretto genitore affidatario. I figli non dovrebbero divenire mai il terreno di scontro dei genitori; e forse la sentenza commentata potrà dare un contributo importante affinché le future separazioni non portino con sé situazioni così crudeli. Di fronte al rischio di dover pagare somme considerevoli a titolo di risarcimento dei danni, infatti, è probabile che il genitore cui sono affidati i figli si adoperi positivamente perché l’altro genitore possa esercitare con la massima serenità il proprio diritto di visita. E visto che nella stragrande maggioranza dei casi i figli vengono affidati alla madre, questa sentenza è estremamente positiva soprattutto per i padri. Il rischio di dover pagare una somma a titolo di risarcimento dei danni, infatti, costringe indirettamente il genitore affidatario non solo a non ostacolare, ma anche a favorire le visite, i contatti ed i rapporti del figlio con il genitore non affidatario. Per quanto la sentenza sia stata emessa in un caso in cui ad essere frustrati furono i diritti di una madre, statisticamente questa pronuncia tutela notevolmente i diritti dei padri a non dover ricoprire un ruolo marginale nella crescita del figlio. “Fare la madre” o “fare il padre” non è solo un dovere: è anche un sacrosanto diritto. .

Dottor Francesco Biagini.
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