| "Chi effettua il test di paternita' sul DNA, ha il 33% di probabilita' di vedere confermati i suoi dubbi." Un uomo ogni tre scopre col DNA test di non essere il vero padre del bambino. La redazione del sito intervista la dott.ssa D’Ambrosio Il dubbio di essere o meno il padre biologico del o dei propri figli è un disagio che negli ultimi anni è andato sempre di più aumentando , in modo particolare tra i padri che vivono il pesante travaglio di una difficile separazione. |
Sempre più spesso sorgono reali dubbi sulla paternità biologica per rivelazioni delle quali si è venuto a conoscenza in fase di separazione, ancora per fatti di cronaca che rivelano situazioni paradossali ( una madre che ha chiesto di sottoporre al test di paternità “diverse“ persone che vivevano nello stesso paese) o che riportano dati emersi da studi internazionali sulla alta percentuale dei padri legali che non sono realmente padri biologici, concorrano a creare un clima di crescente ansia. Fortunatamente le tecniche di biologia molecolare sono giunte ad un livello tale da consentire di eseguire il test con rapidità e con tempi per la risposta decisamente ridotti rispetto al passato. Abbiamo a questo scopo rivolto alcune domande alla dr.ssa Anna D’Ambrosio, che lavora nel campo della genetica forense da circa 18 anni, per chiarire alcuni aspetti e capire, ad esempio, cos’è un test di paternità, chi lo richiede in genere, quali sono le domande più frequenti che le vengono rivolte ed altro ancora. La dr.ssa D’Ambrosio lavora come Consulente Tecnico del Tribunale Civile e Penale di Roma (CTU) nel settore della Genetica Forense e come Consulente tecnico di Parte (CTP ) per diversi importanti studi legali nell’ambito nazionale; collabora con la nostra associazione ormai da diversi anni. D: Dott.ssa D’Ambrosio i nostri lettori da tempo e più frequentemente dopo gli ultimi fatti di cronaca ci chiedono sempre con maggior frequenza cos’è il DNA e nello specifico il test di paternità R: è un test che consente di escludere o confermare la compatibilità biologica tra il presunto padre e il figlio; attraverso l’analisi e la comparazione del DNA ; vengono analizzati alcuni “tratti “ del dna ad elevata eterozigosità. Il DNA (acido desossiribonucleico) è il codice genetico che è caratteristico di ogni persona, deriva da tutti e due i genitori dai quali se ne eredita esattamente il 50%. Il test di paternità è una analisi molto delicata , pertanto è fondamentale seguirne tutte le fasi a partire dal prelievo del campione biologico da analizzare, all’accettazione, alla spiegazione al paziente, allo svolgimento del test e dei possibili esiti, alla consegna del referto. D: come è cambiato il test negli ultimi anni ? Negli anni ’80 è stato scoperto che esiste un tratto del Dna che ci rende “unici “, questo concetto è passato con il termine di FINGERPRINT, cioè una sorta di impronta digitale biologica. A questo si è poi aggiunta una tecnica rivoluzionaria , che ha cambiato radicalmente il percorso dello studio delle malattie genetiche e della genetica forense , aumentando notevolmente il potere discriminante del test rispetto al passato : oggi il mondo scientifico può affermare che un accertamento di paternità è valido al 99,99%. Questa tecnica che si chiama PCR (Polymerase Chain Reaction) è una tecnica attraverso cui una sequenza di acido nucleico può essere amplificata esponenzialmente in vitro . D: su quali materiali biologici si può eseguire il test?
Il test può essere eseguito utilizzando saliva (anche adesa a chewingum), liquido amniotico, urine, materiale autoptico ed altro ancora. Oggi è un esame incruente! In ogni caso il materiale che più frequentemente viene utilizzato è il sangue periferico ( ne servono poche gocce ). D:Chi si rivolge normalmente si rivolge a lei ? In tanti anni ho potuto osservare una panoramica abbastanza ampia: principalmente distinguerei due situazioni diverse tra loro (anche se poi ogni storia ha un suo percorso): quelli che si accingono ad eseguire il test in base a situazioni che scaturiscono da sospetti o dichiarati tradimenti e persone che vengono a conoscere lo stato di non paternità solo casualmente. D: Che percentuale di ESCLUSIONI DI PATERNITA’ risulta dalla sua pratica clinica e negli studi internazionali? R: Dalla mia esperienza professionale posso affermare che circa un uomo su tre che chiede il test del dna (accertamento/esclusione di paternità ) per sospetto o palesato tradimento, scopre di non essere il padre del bambino. Questi dati, per così dire empirici e ristretti alla mia attività, trovano conferma in una indagine mondiale diretta da Kermyt Anderson della University of Oklahoma e del Center for Applied Social Research pubblicata sulla rivista Current Anthropology. http://www.journals.uchicago.edu/CA/home.html. Una percentuale inferiore di esclusioni si riscontra invece tra le persone che solo indirettamente apprendono la non paternità .
D: come si può apprendere solo casualmente di NON essere il padre del proprio figlio? un esempio classico si ha quando un bambino assieme ai genitori viene sottoposto a studi genetici al fine di completare un quadro per una eventuale malattia e solo casualmente, appunto, si evidenziare una NON PATERNITA’ . D: Quindi in questi casi cosa accade? E una situazione molto delicata, la salute del bambino……la consapevolezza che quel bambino ha un altro padre biologico…… D: quali sono le domande più frequenti che le vengono rivolte? La domanda più frequente che sicuramente mi viene rivolta è la seguente: quanto è sicuro il test ? La risposta che posso dare è molto precisa: l’altissima affidabilità delle procedure tecniche nonché l’utilizzo di macchinari e materiali assolutamente di prim’ ordine permette di affermare che un accertamento di paternità viene attribuito al 99,99%, mentre una esclusione di paternità si esprime in termini del 100%. D: chi richiede il test? Il test può essere richiesto da entrambi i genitori, oppure soltanto dal padre nel caso in cui, per esempio, la madre non voglia sottoporsi al test. D: come può essere richiesto? Il test può essere richiesto ed eseguito anonimamente, oppure ufficialmente previo il consenso scritto dei genitori legali. Nel primo caso però il test non può essere prodotto in tribunale, dato che non è stata seguita la procedura di identificazione dei campioni al momento del prelievo. D: quali sono i consigli da un punto di vista legale a coloro che si accingono ad effettuare il test ? Quando il test di accertamento/esclusione è richiesto dal giudice,viene nominato un CTU, cioè un consulente tecnico di ufficio, che procederà ad effettuare il test. È buona norma prima di sottoporsi al test, nominare un CTP, cioè un consulente tecnico di parte, in grado di valutare l’operato del collega CTU e “tranquillizzare“ la persona coinvolta nel test, sul completo e corretto svolgimento del test stesso in tutte le sue fasi. D: che consiglio possiamo dare a chi intende sottoporsi al test? Il test è un tipo di analisi molto delicato i cui risultati potrebbero sconvolgere radicalmente la vita di tutte le persone coinvolte, in modo particolare quella del bambino che, ovviamente , è il primo a dover ESSERE tutelato, per cui ciò che raccomando è di non affidarsi a soluzioni rapide e improvvisate, ma rivolgersi a personale qualificato nel quale riporre piena fiducia e collaborazione.
|